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Oltre cinquantamila i lavoratori senza pass. Cgia: aggirano le leggi. Ma Confindustria nega

Scendono a 273mila i lavoratori veneti senza protezione vaccinale (sono il 13,3% del totale), ma 220mila si sottopongono al tampone durante la settimana così da ottenere il Green pass, obbligatorio dal 15 ottobre sia nel pubblico sia nel privato. Il problema è che i rimanenti 53mila risulterebbero «scoperti», cioè pur non avendo assunto l’anti-Covid non affronterebbero nemmeno il test ogni 48/72 ore come imposto dalla legge. Emerge dalla ricognizione operata dall’Ufficio studi della Cgia (la Confederazione generale italiana dell’Artigianato) di Mestre, che calcola in 2,7 milioni (il 12,2% del totale) i lavoratori italiani no vax. Tolti i 350mila per ragioni di salute esenti dal possesso del certificato verde e altri 1,3 milioni di persone che fanno il test, rimarrebbe senza pass circa un milione di occupati.

Tornando al Veneto, osserva la Cgia: «Pur non essendo tantissimi, l’assenza di 53mila dipendenti dovrebbe aver comunque arrecato qualche problema organizzativo alle aziende. Invece gli imprenditori non hanno denunciato alcunché. Forse perché le cose sono andate diversamente? Pare di sì, la sensazione è che molti soggetti senza Green pass abbiano aggirato le disposizioni previste dal decreto legge presentandosi comunque in fabbrica o in ufficio. I controlli infatti non sarebbero particolarmente stringenti».

Ipotesi però non supportata da Confindustria Veneto, il cui presidente Enrico Carraro assicura: «Sentite le nostre sedi territoriali, abbiamo l’evidenza che i controlli ci sono e in una percentuale maggiore al 20% di verifiche a campione di cui parla la legge. Sarebbe un rischio troppo grande non osservarli per le aziende e comunque sono previste sanzioni sia per chi è deputato a eseguirli e non lo fa, sia per i lavoratori abusivi. Dopodiché anche il nostro settore conta un certo numero di assenti ingiustificati, che però sono a casa senza stipendio. Il loro numero non è tale da fermare la produzione, le aziende si sono riorganizzate e hanno affrontato il problema rimodulando i turni. E comunque i dipendenti no vax sono sempre meno».

Più di qualcuno di loro si rifugia dietro l’alibi di un’offerta di tamponi insufficiente rispetto alla domanda. «Sebbene l’ultima settimana abbia rilevato una crescita importante, risulta evidente che il numero dei test eseguibili ogni giorno dalle farmacie e dalle strutture pubbliche e private del Veneto è inferiore alle richieste dei lavoratori — recita il dossier della Cgia —. Per fronteggiare la situazione è intervenuto il commissario straordinario per l’emergenza Covid, generale Francesco Figliuolo, che ha chiesto alle Regioni di consentire alle farmacie di prolungare tale attività oltre l’orario di apertura e nei giorni di chiusura». L’elaborazione dei dati forniti da ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità curata dalla Cgia indica una partenza, il 15 ottobre, con 84.085 tamponi effettuati, scesi a 28.865 il 18 del mese ed esplosi nella punta massima di 142.565 il giorno dopo. Mercoledì un nuovo calo a quota 83.699, seguito 24 ore dopo dalla ripresa a 110.345, per arrivare agli 80.942 test di venerdì.

«Molte delle mille farmacie del Veneto impegnate in questo servizio lo stanno garantendo anche prima dell’apertura, cioè dalle 7 alle 9 del mattino — rivela Andrea Bellon, presidente di Federfarma —. Qualcuna lo assicura pure la domenica e dopo la chiusura, fino alle 21, benchè dalle 19.30 le richieste siano poche. Il decreto Salva Italia varato nel 2011 dal governo Monti ha liberalizzato gli orari di negozi e pubblici esercizi, quindi le farmacie possono lavorare oltre la canonica routine, basta che ne diano comunicazione all’Usl di riferimento. Ma devono offrire la prestazione completa, a partire dall’erogazione del farmaco. La struttura commissariale del generale Figliuolo ha concesso allora una sorta di deroga, permettendoci di ampliare l’orario solo per effettuare i tamponi».

E quindi questi presidi territoriali dovrebbero superare i 20mila test al giorno previsti dall’accordo con la Regione, che dal canto suo ha potenziato l’offerta al massimo, aumentando da 58 a 75 i Covid point, per una capacità quotidiana di altri 70mila tamponi. Ma la vera differenza la farà la copertura vaccinale, ora allargata all’80,5% dei veneti immunizzabili, cioè sopra i 12 anni, e al 72,5% della popolazione generale. I cittadini che hanno assunto almeno la prima dose sono l’84,1% dei vaccinabili e il 75,8% del totale dei residenti. Venerdì le somministrazioni sono state 13.186, di cui 4.399 terze dosi, quindi si sta riducendo la quota degli «esitanti», mentre lo zoccolo duro dei no vax resta ad una quota del 10% circa. «Solo attraverso l’incremento del numero dei vaccinati potremo sconfiggere la pandemia e agganciare stabilmente la ripresa economica», avverte la Cgia.

Corriere del Veneto

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