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Mobilitazione. Crisi, riunione unitaria dei sindacati il 30 aprile

Summit su mobilitazioni e confronto con le imprese. Il rapporto Confcommerio-Censis rivela che per 13 milioni di persone spese improvvise come quelle mediche o per riparazioni dell’auto sarebbero difficili da affrontare. Un italiano su quattro teme di perdere il posto, il 52% è convinto serva una raccomandazione

MILANO – La crisi economica continua a deprimere i consumi degli italiani e offusca le loro previsioni sul futuro delle finanze familiari. E in questo contesto allarmante, un segnale importante arriva dal fronte sindacale, che organizza una riunione unitaria proprio per fare il punto sui temi caldi del momento economico e sociale.

Le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno infatti convocato per martedì 30 aprile una riunione unitaria degli organismi direttivi. Al centro dell’incontro – si legge in una nota congiunta – il programma di mobilitazione unitario delle tre confederazioni, il confronto con le associazioni di impresa, le proposte del sindacato sul tema della rappresentanza. La riunione che si terrà a Roma potrà quindi preludere anche ad azioni di “mobilitazione” congiunte; nei giorni scorsi, in occasione dell’incontro con gli industriali a Torino, si era anche parlato dell’ipotesi di uno sciopero comune. Tra le tre sigle sindacali sarebbe emersa una bozza di testo sulle rappresentanza sindacale che sarà verificata con confindustria nell’incontro tecnico che si sta svolgendo nella foresteria dell’associazione degli imprenditori.

La situazione economica è certo bollente. L’ultima rilevazione in questo senso arriva da un’indagine di Confcommercio e Censis, secondo la quale oltre 11 milioni di famiglie temono di non riuscire a mantenere l’attuale tenore di vita e per 14 milioni e mezzo risparmiare è divenuto più difficle tanto da mettere in dubbio la possibilità di migliorare l’attuale tenore di vita. Più di 13 milioni, inoltre, avrebbero qualche difficoltà economica ad affrontare in questo momento spese improvvise piuttosto consistenti come spese mediche, riparazioni auto e via dicendo. E il 28% dei nuclei mostra difficoltà a rispettare scadenze di pagamento, incluse tasse e tributi. Sul fronte delle imprese, l’allarme è rilanciato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che commenta: “Nel 2013 se si va avanti così chiuderanno 250mila imprese del terziario e dell’artigianato”. D’altra parte, nei primi 3 mesi del 2013 in Italia hanno portato i libri in Tribunale 3.637 imprese, il dato in assoluto peggiore relativamente al I trimestre dell’anno a partire dal 2009, con un aumento del 65% in 4 anni e del 13% rispetto al primo trimestre 2011. Questa escalation ha portato la media ad oltre 40 istanze al giorno (considerando anche i sabati e le domeniche), secondo l’Analisi dei fallimenti in Italia di Cribis D&B.

Nel rapporto ‘Outlook Italia 2013’ le due organizzazioni spiegano che i consumi sono ai minimi degli anni Novanta. I sentimenti che provano le famiglie guardano al futuro sono l’incertezza, il pessimismo e la paura, per colpa, in massima parte, del mercato del lavoro che è sostanzialmente fermo. Non a caso, il 25% degli occupati teme di perdere il posto nei prossimi sei/sette mesi e un altro 27% teme una riduzione dello stipendio per il prolungarsi della recessione. Nell’Italia della crisi, più che mai per trovare lavoro serve poi una raccomandazione. Ne è convinto oltre un italiano su due (51,9%). Molto al di sotto (22,7%) la quota di chi crede che siano sufficienti le capacità personali oppure il fatto di disporre di una solida formazione (22,6%).

Il sentiment della famiglie è di grande difficoltà anche perchè già ora 4,2 milioni non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito, il 17% del totale. Quelle che “vanno in pari” sono invece il 71% e solo il 12% riesce a coprire le spese e a risparmiare qualcosa. Le famiglie italiane affrontano la crisi mettendo in atto quello che Censis e Confcommercio definisce il “modello delle tre R”: rinuncia-rinvia-risparmia. “Per i primi sei mesi dell’anno le famiglie che prevedono di effettuare una spesa consistente per voci come la ristrutturazione della casa, o l’acquisto di un elettrodomestico o di mobili o di un mezzo di locomozione risultano ai minimi rispetto a quanto rilevato nei quattro anni precedenti”. Cresce, viceversa, “la percentuale che per il momento rinvia questo tipo di spese”.

(18 aprile 2013) – Repubblica

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