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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Nanoparticelle d’argento nel pollame: un rischio per il consumatore? Ricercatori dell’IZSVe hanno eseguito uno studio sperimentale
    Notizie ed Approfondimenti

    Nanoparticelle d’argento nel pollame: un rischio per il consumatore? Ricercatori dell’IZSVe hanno eseguito uno studio sperimentale

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati13 Giugno 2018Nessun commento2 Minuti di lettura
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    Ricercatori IZSVe hanno eseguito uno studio sperimentale per verificare se il trattamento prolungato di galline ovaiole con nanoparticelle di argento potesse tradursi in un accumulo di argento e di nanoparticelle nei diversi organi (muscolo, fegato, rene) e nelle uova degli animali trattati. Lo studio ha rilevato la presenza di argento nei fegati (n= 10) e nei tuorli (n=18) degli animali trattati, con una concentrazione media rispettivamente di 228 e 30 µg kg-1.

    L’efficacia antibatterica dell’argento (Ag) è nota da tempo, ma solo recentemente si è scoperto che tale capacità può aumentare se l’argento si trova in forma di nanoparticelle, che sono aggregati atomici o molecolari che hanno un diametro compreso tra 1 e 100 nm (nanometri – un nm è pari a un miliardesimo di metro). L’utilizzo di nanoparticelle d’argento (AgNPs) potrebbe quindi essere una possibile alternativa al trattamento antibiotico negli allevamenti

    Tuttavia questo potenziale e promettente uso è ancora all’inizio: finora ne sono stati studiati gli effetti sul metabolismo, ma non il rischio di accumulo nei tessuti o in eventuali alimenti derivanti da animali trattati con nanoparticelle d’argento. In quest’ultimo caso, non si conosce ancora quale potrebbe essere l’esposizione del consumatore a tali nanomateriali.

    Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha eseguito uno studio sperimentale per verificare se il trattamento prolungato (22 giorni) di galline ovaiole con nanoparticelle di argento (AgNPs-PVP) di diametro medio 20 nm (6 dosi da 1 mg kg-1 di Ag totale) potesse tradursi in un accumulo di argento e di nanoparticelle nei diversi organi (muscolo, fegato, rene) e nelle uova degli animali trattati.

    Per l’analisi dei campioni sono state impiegate diverse tecniche analitiche:

    • la spettrometria di assorbimento atomico (AAS) per la quantificazione dell’argento totale;
    • la microscopia elettronica (SEM-EDX) e l’innovativa tecnica single particle inductively coupled plasma (spICP-MS) per evidenziare la presenza delle nanoparticelle

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    13 giugno 2018

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