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«Pubblico impiego, taglio strutturale con effetti più pesanti solo futuro»

«Lo slittamento del calendario per il varo del primo decreto sulla spending review porta con sè la notizia certissima che siamo ancora lontani dalle scelte tecniche definitive, almeno sul fronte del pubblico impiego».

«Tanto è vero che anche oggi sono previsti incontri tra i vertici della Funzione pubblica e dell’Economia cui dovrebbero poi seguire ulteriori tavoli interministeriali.

Il punto fermo da cui si parte, vale a dire il taglio del 20% delle dotazioni organiche (non del personale in servizio) della dirigenza e del 10% dei comparti, sulla scia di quanto già deciso per il Mef e la Presidenza del Consiglio, deve essere ancora declinato operativamente.

Il personale che risultasse in sovrannumero rispetto alla nuova pianta organica ridotta verrebbe pensionato con i vecchi requisiti (pre-riforma Fornero) anche se li matura nel corso del 2012, oppure verrebbe messo in cassa integrazione per 24 mesi con uno stipendio pari all’80% dell’ultimo stipendio base con l’obiettivo di far maturare i requisiti per il pensionamento entro il 2014.

La “via previdenziale” di questo taglio dei perimetri occupazionali della Pa dovrebbe garantire efficacia del provvedimento, nei prossimi anni, anche sulle regioni, la province, i comuni, gli enti pubblici non economici, gli enti di ricerca e le università, le cui piante organiche non potrebbero viceversa essere amputate per decreto.

Le cifre finora circolate (10mila entro l’annno, 80-90 forse 100mila esuberi entro il 2014) devono ancora essere confermate. Ma è un fatto che il tipo di intervento avrà un carattere strutturale, visto che dal 2015, quando si potrà rimettere mano al rinnovo dei contratti pubblici e si verificherà la possibilità di uscire dal blocco del turnover (oggi all’80%), il perimetro di dirigenza e comparti sarà minore.

Con le altre misure, dall’ulteriore stretta sulle auto blu al blocco degli affitti pagati per gli uffici pubblici, si entra invece in un territorio di confine che riguarda la spesa corrente non necessariamente riconducibile al personale e sulla quale le scelte fatte dal commissario Enrico Bondi hanno più la logica della individuazione di fabbisogni minimi cui uniformarsi.

Legate al costo del personale ci sono invece interventi come l’armonizzazione dei buoni pasto a 7 euro e il taglio delle consulenze esterne e degli incarichi dirigenziali a contratto (articolo 19, comma 6, del Dlgs 165/2001), vale a dire di quelle assunzioni di dirigenti che non hanno mai fatto un concorso. Su questi ultimi profili non solo i risparmi ma i margini per un ridisegno della Pa centrale e periferica sono molto ampi, si tratterà di vedere se il Governo vorrà coglierli fino in fondo, con o senza l’accordo sindacale».

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore – 2 luglio 2012

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