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Da spending review stretta sui dipendenti dell’intera Pa. E spunta l’ipotesi dei tagli lineari alle retribuzioni

1a1a1_11aaaaaaaaaaaspending-review--252x258L’ipotesi di ricorrere a una deroga alla riforma Fornero per ridurre i perimetri occupazionali della Pa pre-pensionando dirigenti e dipendenti che hanno maturato i vecchi requisiti dovrebbe garantire l’efficacia del provvedimento anche sulle Regioni, le Province, i Comuni, gli enti di ricerca e le università, le cui piante organiche non potrebbero viceversa essere amputate per decreto. È uno dei “punti fermi” cui sarebbero giunti ieri i tecnici della Funzione pubblica dopo l’ennesimo incontro con i colleghi dell’Economia e un successivo vertice interministeriale. Una strada che consentirebbe di declinare subito, per l’intera Pa, la riduzione strutturale del 20% delle dotazioni organiche dei dirigenti (che potrebbe essere praticata subito) e del 10% dei dipendenti dei vari comparti (che seguirebbe in una seconda fase).

Il “pacchetto statali” si completa con tutte le misure finora anticipate: il tetto sui buoni pasto, i permessi, i distacchi, le consulenze e (forse) anche agli incarichi dirigenziali a contratto, per concludere con le consulenze e le auto blu.

L’obiettivo è arrivare tra giovedì e venerdì al varo di un primo decreto legge con i tagli da 8 miliardi, ripartiti praticamente a metà tra Stato e autonomie locali. Per poi approvare un secondo provvedimento ad agosto con le misure ordinamentali (soppressione delle Province e cancellazione dei “tribunalini”) e le misure per la digitalizzazione della Pa.

Altro punto fermo del decreto che si va stabilizzando in vista del Consiglio dei ministri di fine settimana riguarda la sanità. In questo settore di spesa si prevede una stretta per l’acquisto di beni e servizi sopra quota di asl e ospedali e i nuovi tetti sulla spesa farmaceutica, con la conferma anche dell’adozione di prezzi di riferimento per le forniture principali. Il controllo sugli acquisti è l’altro cuore del provvedimento messo a punto dal commissario Enrico Bondi e che punta su una razionalizzazione degli acquisti della Pa con il passaggio al «metodo Consip» generalizzato, mentre oggi la «spesa presidiata» di questa società del Mef non supera un terzo del totale.

Ieri fonti di palazzo Chigi confermavano anche l’intervento di ridisegno della geografia giudiziaria con il taglio di 33 Tribunali, 37 Procure e 220 sezioni distaccate, anche se si tratta di uno dei dossier su cui si concentrano le tensioni maggiori da parte della maggioranza parlamentare che ha già bloccato il taglio di 674 uffici dei giudici di pace decisi a gennaio. Altro intervento pronto e ora al vaglio politico finale è quello sulle province. Dovrebbero esserne cancellate almeno 42 su 107. Il taglio però potrebbe essere più pesante. A scomparire dovrebbero essere tutte quelle prive di almeno due dei tre criteri fissati dai tecnici: popolazione oltre i 350mila abitanti; estensione superiore ai tremila chilometri quadrati; presenza di almeno 50 municipi. Ma si valuta anche l’ipotesi di arrivare a una sessantina, convincendo le Regioni a statuto speciale e inglobando le 10 città metropolitane.

L’altra operazione «già chiusa», stando alle conferme circolate ancora ieri, riguarda poi il giro di vite sulle società interamente controllate dallo Stato.Con la riduzione a soli 3 membri dei consigli di amministrazione di tutte le società non quotate il Governo procederà al taglio di circa il 30% delle attuali poltrone. E il conto potrebbe essere anche più elevato se si considera che la stretta prevede che almeno due dei tre consiglieri siano nominati tra il personale interno dell’amministrazione vigilante. Solo il presidente potrà arrivare dall’esterno. A queste società verrà chiesto poi di adeguarsi ai limiti di assunzioni già in vigore per le amministrazioni vigilanti, così come di sterilizzare ai valori 2011 le buste paga dei dipendenti. A completare il quadro ci sarebbe infine la messa in liquidazione di tutte le società “in house” che svolgono servizi esclusivamente per l’amministrazione vigilante.

Il Sole 24 Ore – 3 luglio 2012

Prepensionati, contano i contributi. Esuberi in stallo. E spunta l’ipotesi dei tagli lineari

Per il prepensionamento degli statali in esubero potrebbero contare i contributi e non l’età. Perché riconoscere la possibilità di derogare per 1-2 anni alla riforma Fornero a chi ha raggiunto 60 anni di età entro fine 2011 (o li raggiungerà entro fine 2012-2013) sarebbe un beneficio troppo «salato» per i conti pubblici in quanto usufruibile da una platea di almeno 250 mila dipendenti pubblici.

Il gioco in pratica non varrebbe la candela in quanto l’alleggerimento del costo del personale della p.a. sarebbe vanificato dal peso che una misura del genere avrebbe sul sistema previdenziale. Senza dimenticare che si tratterebbe di assegni calcolati col più generoso metodo retributivo e dunque non molto distanti dagli attuali stipendi pagati.

Il discorso sarebbe ben diverso limitando il prepensionamento a chi ha già (o avrà nel prossimo biennio) 40 anni di contributi. In questo caso il cerchio dei beneficiari sarebbe molto più ristretto (circa 4.500 statali secondo la Cisl) ma con esso anche i possibili risparmi per le casse dello stato. Le difficoltà applicative dei tagli al pubblico impiego da inserire nella spending review sono state al centro del vertice di governo che ieri pomeriggio ha visto riuniti a palazzo Chigi il premier Mario Monti e i ministri tecnici più direttamente interessati dalle misure messe a punto dal commissario Enrico Bondi.

Stretto tra esigenze di risparmio immediato e interventi che rischiano di non avere l’impatto atteso sui conti pubblici, l’esecutivo sembra essersi infilato in un vicolo cieco. Di qui la necessità di approfondire con attenzione costi e benefici in vista dell’incontro di oggi con le parti sociali e gli enti locali.

Oltre al prepensionamento, anche la messa in disponibilità per due anni all’80% della parte fissa dello stipendio (misura prevista dalla legge di stabilità 2012) crea problemi perché presuppone una ricognizione delle piante organiche, al fine di individuare gli esuberi, molto difficile da attuare in tempi brevi.

Piero Giarda ed Enrico Bondi insistono sulla necessità di sfoltire gli organici della pubblica amministrazione (riduzione del 20% per i dirigenti, del 10% per quelli di secondo livello e del 5% per gli altri ruoli, coinvolgendo circa 10 mila lavoratori).

Ma proprio le difficoltà operative nel ricollocare gli esuberi rafforzano l’ipotesi dei tagli lineari sulle retribuzioni. Una soluzione che avrebbe il pregio di garantire immediatamente gli effetti sperati (tagliando del 5% il costo del personale pubblico, che ammonta a 175 miliardi, se ne recupererebbero subito otto). Un altro nodo che il governo Monti dovrà sciogliere sarà decidere se fare un decreto pesante da 7-8 miliardi (ma la cifra potrebbe arrivare a 10) o un provvedimento più leggero, da 5-6 miliardi, rinviando i) resto del pacchetto al prossimo autunno (ossia alla legge di stabilità 2013). Palazzo Chigi e il Mef premono per la prima ipotesi ma le resistenze dei ministeri (in particolare quello della salute) per misure che saranno soprattutto tagli lineari, potrebbe spingere a un intervento in due tempi.

Obiettivo principale del decreto resta evitare l’aumento dell’Iva a ottobre, trovare nuovi fondi per i territori colpiti dal terremoto in Emilia-Romagna e finanziare le spese inderogabili, come le missioni internazionali. I pilastri del provvedimento saranno quattro. Una parte delle risorse arriverà dalle misure del commissario straordinario Enrico Bondi, con la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi. Una sforbiciata che riguarderà in parte la sanità, con tagli da 1-2 miliardi, soprattutto per la riduzione della spesa farmaceutica. Il secondo e terzo pilastro saranno la riduzione delle province e la scure sulle società pubbliche, alleggerendo cda e tagliando enti strumentali, società e consorzi di regioni, province e comuni. L’Upi ne ha contati 3.127 di cui due terzi (1.947) sono società partecipate concentrate soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana e Campania. Il governo sembra intenzionato ad accogliere la richiesta dell’Upi di sfoltire questa pletora di enti come parziale contropartita della razionalizzazione delle province.

ItaliaOggi – 3 luglio 2012

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