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Veneto dei paròn delusi che guardano a Tosi e Bombassei

In Veneto Lega e Pdl tengono e il Pd non sfonda. Ma il dato nuovo è Monti. In coppia con Bombassei.  Il centrodestra la spunterà, anche se con una maggioranza ridotta, ma il risultato nuovo per il Veneto potrebbe essere quello di Mario Monti.

E’ questo, per ora e mentre la campagna elettorale è appena entrata nel vivo, il responso dei sondaggi nell’ex Vandea d’Italia, unica tra le “regioni in bilico” dove i candidati del professore potrebbero fare la differenza, a scapito del centrodestra, anche se il 20 per cento dei voti è un’asticella molto alta. Il fattore chiave è la delusione del mondo produttivo nei confronti di Pdl e Lega, di cui però il Pd non riesce ad approfittare, rimanendo bloccato al suo bacino storico. Intanto Flavio Tosi lavora a un divorzio post elettorale dal Pdl (e da Maroni), riaprendo i giochi futuri. (Regioni m Mico a pagina tre) Milano. Il centrodestra la spunterà, anche se con una maggioranza ridotta, ma il risultato nuovo per il Veneto potrebbe essere quello di Mario Monti. E’ questo, per ora e mentre la campagna elettorale è appena entrata nel vivo, il responso dei sondaggi nell’ex Vandea d’Italia, unica tra le “regioni in bilico” dove i candidati del professore potrebbero fare la differenza, a scapito del centrodestra, anche se il 20 per cento dei voti è un’asticella molto alta. Il fattore chiave è la delusione del mondo produttivo nei confronti di Pdl e Lega, di cui però il Pd non riesce ad approfittare, rimanendo bloccato al suo bacino storico. Intanto Flavio Tosi lavora a un divorzio post elettorale dal Pdl (e da Maroni), riaprendo i giochi futuri.

Centrodestra in caduta lìbera, secondo i sondaggi, ma dovrebbe farcela lo stesso. Pd primo partito, ma con poco appeal Nd Veneto dei paròn delusi che guardano a Tosi e Bombassei Milano. Il centrodestra la spunterà, anche se con una maggioranza ridotta, ma il vero risultato nuovo per il Veneto si chiama Scelta civica con Monti per l’Italia. Per questo, per ora, il responso dei sondaggi nell’ex Vandea d’Italia, unica tra le “regioni in bilico” dove, secondo alcuni indicatori non solo demoscopici, i candidati del professore possono fare la differenza, soprattutto a scapito del centrodestra, anche se il 20 per cento di cui vengono accreditati nelle proiezioni più favorevoli è un’asticella molto alta. Di certo nessuno potrà urlare “Via col Ven(e)to”, come fece Luca Zaia alle regionali del 2010, quando raggiunse il record del 60 per cento dei voti, di cui il 35 ottenuto dalla Lega. In ogni caso, gli opinionisti e gli analisti che conoscono bene l’ex Eldorado industriale del nordest, concordano: in Veneto il centrodestra dovrebbe prendersi 14 dei 24 senatori in palio. Gli ultimi rilevamenti Swg vedono Pdl e Lega al 31,3 per cento, mentre per Ispo si sale al 33,9. Si tratta comunque di un drastico calo rispetto al 54 per cento del 2008 (e secondo Swg il Pdl potrebbe scendere al 15,1 per cento contro il 24,7 del 2010). E, quale che sia il valore reale della “rimonta” di Berlusconi, le botte da orbi che i due scomodi alleati continuano a darsi non aiutano. L’ex governatore Giancarlo Galan ha definito la Lega “un partito che non tiene più perché senza virtù”, mentre il segretario della Liga veneta, Flavio Tosi, successore naturale di Maroni se la battaglia per la Lombardia verrà persa, sta già elaborando una strategia post elettorale. Il sindaco di Verona punta sul divorzio dal Pdl, nella speranza di riuscire a bloccare l’emorragia dei voti leghisti (quotati ora al 14,3 per cento, 20 punti in meno rispetto al 2010). Una batosta dovuta, nella lettura di Tosi, più al prezzo pagato per il patto con il Cav, da lui fortemente osteggiato, che al tramonto del mito dell’indipendentismo veneto. Tosi prefigura un divorzio dal Pdl dopo le elezioni, e i rumors parlano di un suo movimento, Lista per Tosi, per correre in alternativa a Zaia alle regionali nel 2015. In questa terra plasmata dalla piccola e media imprenditoria, il Pd per ora rimane fermo al palo. Secondo Swg, potrebbe ottenere il 21,3 per cento (nel 2010 aveva il 20,3, nel 2008 il 26,5) e diventare sì il primo partito, ma senza ottenere il premio di maggioranza a Palazzo Madama. E chissà se dipende di più dalla scarsa popolarità della capolista al Senato, Laura Puppato, che alle primarie ha interpretato una modesta performance, o invece dalla tradizionale incapacità del Pd nel nord-est di decifrare i codici culturali e individualisti dell’intraprendenza veneta. E’ proprio su questo terreno, infatti, che i montiani stanno facen do la loro battaglia, puntando sul rilancio delle imprese e sul consenso degli imprenditori. A guidare la sfida hanno messo Alberto Bombassei, capolista per Veneto 2 alla Camera. Nonostante il duello perso con Giorgio Squinzi per la presidenza di Confindustria, è benvoluto dai “paròn” veneti. Bombassei ha cominciato a marcare un territorio che lui conosce bene, è vicentino, e la lista Monti è data in crescita (19,1 per cento per Swg, 17,4 per Ispo). Non è casuale che anche il movimento di Oscar Giannino in Veneto e in Friuli è accreditato di consensi quasi tripli rispetto ad altre regioni. In un recente convegno delle Pmi, gli imprenditori hanno accusato Pdl e Lega di averli ignorati: “Evidentemente non hanno bisogno dei nostri voti”, ha detto senza giri di parole il presidente regionale di Confcommercio, Massimo Zanon, facendo capire che se ne ricorderanno.

Twitter @GiudiciCristìna 31.01.2013 Il Foglio

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