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Nogara. Ecatombe di polli a causa del caldo. Migliaia di capi stroncati dopo la rottura dei condizionatori. Residenti barricati in casa. Miasmi e proteste

Gli abitanti di via Guglia e di via Campiol a Nogara stanno vivendo giorni da incubo a causa di miasmi nauseabondi di carne in putrefazione che arrivano da un vicino allevamento di polli. La causa dell’odore è la morte, da giorni, di circa 100 mila polli a seguito di un guasto all’impianto di ventilazione dei capannoni. I volatili, con temperatura esterna a 40 gradi e interna superiore ai 60, sono deceduti in poche ore, senza che i proprietari riuscissero a fare nulla.

I pochi capi superstiti sono stati subito avviati al macello, mentre per le decine di migliaia morti dal caldo si è dovuto procedere con lo smaltimento. I veterinari dell’Ulss 9 Scaligera hanno tuttavia voluto verificare che il decesso dei polli non fosse avvenuto per l’aviaria e hanno perciò disposto analisi. L’esito negativo dei test è giunto venerdì quando ormai gli animali erano già in veloce decomposizione per il grande caldo.

I proprietari dell’allevamento hanno attivato le procedure di smaltimento ma si sono trovati di fronte all’impossibilità di liberarsi delle carcasse: l’unico impianto autorizzato in Veneto, in provincia di Padova, ha infatti rifiutato di accogliere una tale mole di animali da incenerire perché in questo periodo sta lavorando a pieno regime per far fronte al problema aviaria. Un altro impianto in provincia di Parma ha dato anch’esso forfait, lasciando quindi le carcasse a marcire, con tutti i problemi igienico sanitari conseguenti.

Alle lamentele dei residenti, il Comune ha risposto inviando la Polizia Locale che ha preso atto della gravità del problema. «Siamo intervenuti appena saputo», dice il sindaco Flavio Pasini, «il caso è serio: i polli morti da smaltire sono moltissimi. Ho fatto intervenire Esacom con navette chiuse dove riporre le carcasse in attesa che lunedì la situazione si sblocchi. Mi spiace molto che chi vive nella zona debbano sopportare questi odori e debbano rinchiudersi in casa». La protesta dei residenti è sfociata anche sui social.

.RI.MI. – L’Arena – 6 agosto 2017

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