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Non “gonfiò” i bovini: allevatore di Porto Viro assolto. La Corte d’Appello di Venezia ha ribaltato la condanna a 2 anni e 8 mesi. «È finito un incubo che durava da dieci anni»

Assoluzione piena, dopo che in primo grado era arrivata una condanna a 2 anni e 8 mesi, nell’ambito di una enorme indagine in tema di presunta adulterazione di animali da carne: questo l’importante risultato ottenuto, in Appello, da Nicola Mezzanato, 40 anni, allevatore di Porto Viro

Una assoluzione piena, che arriva dopo 10 anni di lotta giudiziaria. La prima sezione della Corte d’Appello di Venezia ha completamente ribaltato la sentenza emessa dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Rovigo, Alessandra Testoni, il 6 marzo del 2012, contro Nicola Mezzanato, 40 anni, allevatore di bovini di Porto Viro, imputato di adulterazione di sostanze destinate all’alimentazione.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, ormai piuttosto datata, avrebbe inviato al macello di Monterubbiano per la successiva vendita un bovino che risultato alle analisi trattato con notevoli quantità di Betametasone, sostanza medicinale che può essere usata solo a piccole dosi a fini curativi di bovini.

L’ipotesi di reato si inseriva in una enorme indagine – la maggiore mai condotta in Italia su dinamiche del genere, portata avanti dalla Procura di Rovigo assieme ai carabinieri del Nas, il Nucleo antisofisticazione, per la quale furono indagate varie persone. Secondo la tesi degli investigatori, i bovini venivano trattati, nei numerosi allevamenti al centro degli accertamenti, con farmaci dopanti, che “gonfiavano” letteralmente i loro muscoli, massimizzando il quantitativo di carne che si poteva ricavare da ogni animale. Farmaci però ritenuti pericolosi per la salute umana e comunque proibiti, secondo le testi accusatorie.

Inizialmente 22 le persone coinvolte negli accertamenti, poi scese a 18, infine – tenuto conto di stralci ad altre procure – furono in tutto 12, comparse di fronte al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo Alessandra Testoni nel 2012.

In quella sede, parte degli imputati era stata rinviata a giudizio, con sentenza di primo grado arrivata circa quattro anni dopo, parte venne stralciata. Ci fu una sola decisione: quella, appunto, a carico di Mezzanato, che incassò la pena di 2 anni e 8 mesi, con la vicenda comunque già in buona parte ridimensionata grazie alla difesa dell’avvocato Luigi Migliorini di Adria.

Una sentenza contro la quale, comunque, l’allevatore aveva proposto appello. Una decisione premiata nella giornata di lunedì 27 febbraio, quando è arrivata una sentenza di assoluzione piena.

Nel proprio appello, il difensore Luigi Migliorini, ha sviluppato varie censure in linea di diritto, in particolare rilevando che il reato di adulterazione di animali e comunque sostanze destinate all’alimentazione è giuridicamente un reato di pericolo, nel senso che per la sua sussistenza non è necessario che in concreto si verifichi un evento dannoso per la salute, ma il pericolo deve essere “concreto” bisogna provare se ed in quale misura, nel caso specifico, le carni potevano ritenersi pericolose.

Migliorini ha poi sostenuto che era stata fatta un’unica consulenza da parte del pubblico ministero, nella quale si svolgono molte considerazioni di ordine generale, ma specificatamente, per quanto attiene alla posizione Mezzanato, non sono stati specificati elementi da cui si potesse dedurre quanto meno la probabilità di un pericolo concreto per la salute pubblica.

La difesa ha anche evidenziato che, allorquando ovviamente “a sorpresa” sono stati eseguiti gli arresti domiciliari – era il 2007 – contemporaneamente è stata fatta una perquisizione nell’allevamento del Mezzanato per vedere se lo stesso detenesse sostanze ad azione anabolizzanti e la perquisizione aveva avuto esito negativo ed anche il cospicuo numero di animali che c’erano nell’allevamento del Mezzanato non sono stati sottoposti a sequestro, per cui si poneva l’interrogativo perchè mai il Mezzanato avrebbe dovuto adulterare un solo bovino.

“E’ finalmente svanito per me un incubo – esulta Mezzanato – Oltretutto non so spiegarmi la vicenda di quel bovino. Questa storia durava da oltre dieci anni anche se, nonostante la sentenza del giudice per le udienze preliminari rodigino e la pubblicità che è stata data alla stessa, non è venuta meno la fiducia nei miei confronti non solo da parte di clienti, ma anche delle Organizzazioni di categoria, tanto che nel 2011 sono stato eletto presidente della sezione Agroenergia di Confagricoltura di Rovigo”.

Rovigooggi – 1 marzo 2017 

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