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Norme sulle professioni. Stop al governo in commissione al Senato

No anche su tribunale delle imprese e risarcimenti diretti. Oggi Fornero-parti sociali. Vicini sull’apprendistato

Si accende lo scontro sul decreto Liberalizzazioni al Senato, dove il testo del governo ieri è stato bocciato in commissione Giustizia. E intanto riparte il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro, con un nuovo round tra le parti sociali e il ministro competente Elsa Fornero. Il decreto Liberalizzazioni deve già affrontare i primi tornanti in salita. Ieri, in commissione Giustizia, un’inedita maggioranza Lega, Pdl, Idv ha messo in discussione, con altrettanti pareri contrari, tre articoli cardine del testo: quello che istituisce in 12 capoluoghi il Tribunale delle imprese, quello che prevede l’abolizione delle tariffe per le libere professioni e quello che riguarda il risarcimento diretto per le assicurazioni. Stop anche all’articolo 43, stavolta però con la formula delle osservazioni, relativo alla privatizzazione dei «servizi carcerari esclusa la custodia». «Si trattava di norme inaccettabili nel merito», ha commentato il presidente della commissione Filippo Berselli, «e che comunque non sarebbero dovute rientrare in un decreto legge, per cui auspico che il governo prenda atto di questo motivato parere e ne tragga le dovute conseguenze». Per Luigi Ligotti (Idv) i 12 Tribunali delle imprese — contro i quali hanno espresso forti dubbi gli avvocati ma anche l’Associazione nazionale magistrati — creeranno grossi problemi: «Un contenzioso che nasce ad Oristano, per esempio, ora dovrà approdare a Roma». Fermento anche in aula, alla Camera, dove è stato accantonato l’articolo 14 della Legge comunitaria 2011 che introduce l’obbligo di saldare entro 3o giorni i debiti per la Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, recependo una direttiva Ue. La commissione Bilancio ha chiesto la soppressione della norma, introdotta durante il passaggio nella Politiche europee, perché manca la relazione tecnica del governo sulla copertura finanziaria. Oggi si riapre la trattativa sul lavoro. «Cautamente ottimista», il segretario generale della Cgil, Susanna Ca-musso. Ieri il primo sub-tavolo tra imprenditori e i maggiori sindacati ha trovato convergenza su almeno quattro capitoli. Un potenziamento del contratto di apprendistato che potrebbe incorporare nuovi sgravi fiscali con estensione dagli attuali 29 anni fino ai 35. Una forte sforbiciata alla giungla contrattuale per arrivare a una dozzina di contratti dagli attuali quaranta e passa. Un aumento dei versamenti per la cassa integrazione per chi oggi contribuisce in misura minore, in modo da estendere a tutti le tutele. E anche una intesa sulla «manutenzione» dell’articolo 18. Nel senso che imprenditori e sindacalisti hanno convenuto che l’attuale iter giudiziario, in caso di controversie, ha tempi assolutamente lunari (fino a sei anni) e va reso più snello con una corsia veloce per le cause di lavoro. Fornero, nel corso di un question time alla Camera, ha fatto di più, annunciando che oggi con le parti sociali parlerà anche di arbitrato, per introdurre forme di conciliazione per le controversie individuali di lavoro previste dal Collegato al lavoro del 2010, che non sono mai partite per mancato accordo tra sindacati e imprese. Oggi alle 9,3o nella sala Verde di palazzo Chigi riprenderà dunque il confronto con il governo. Il ministro si è data il compito di procedere insieme nel fissare un’agenda di lavori. A questo verrà dedicato il mese di febbraio. In marzo si passerà a realizzare il vero e proprio prodotto normativo, il cui veicolo sarà un disegno di legge con delega o senza. Sempre nel corso del question time Fornero ha confermato la centralità dell’apprendistato. Per il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non si sta «lavorando in una logica di contrapposizione al governo, ma in una logica di condivisione». A mettere pepe nella trattativa, le dichiarazioni del sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, già entrato in polemica con Fornero su altri temi, secondo cui l’articolo 18 «va modificato» perché è «oggi blocca lo sviluppo della aziende».

2 febbraio 2012

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