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Veterinario accusa: «Animali malati e denutriti» nel canile lager

Belluno. Maltrattamenti, cominciato il processo a due padovani. La donna si difende: non è vero, erano nutriti e vaccinati

Nell’ottobre del 2009 il Corpo Forestale di Brescia seguiva le tracce di un traffico illecito di cani dai paesi dell’Est quando, controllando un allevamento di Mel (Belluno) cui si riferivano alcune aziende straniere, i colleghi bellunesi si imbatterono in un vero e proprio canile lager.

Non era nemmeno la prima volta che i proprietari, Gustavo Bocchini Padiglione, e la convivente Francesca Chiampo, padovani, entrambi 64enni, finivano nei guai per il modo in cui tenevano gli animali. Era già successo nel 2002 quando la polizia aveva trovato cani e gatti allevati in condizioni pessime e i due erano finiti a processo per maltrattamento di animali. In un successivo sopralluogo ordinato dalla procura nel 2007 non erano stati riscontrati altri problemi. Fino all’ottobre 2009, quando gli ispettori bellunesi del Corpo Forestale dello Stato visitarono di nuovo l’allevamento di Cordellon, località Penagol, sui monti di Mel.

In quest’occasione furono trovati 23 cani, malnutriti e malati, in condizioni sanitarie e igieniche scadenti, «murati vivi», in gabbie occluse dalle piante con appena uno sportellino per passarvi il cibo, come ha detto al giudice Sergio Trentanovi il veterinario Luca Funes, che aveva partecipato all’operazione in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria, in apertura del processo per maltrattamenti e abbandono di animali.

Il medico ha definito quello di Bocchini e Chiampo un vero e proprio «canile lager», descrivendo le condizioni degli animali: «denutriti, con atrofie muscolari e alla colonna vertebrale per assenza di movimento, colpiti da pododermatiti, i problemi alle zampe cioè che si bruciano quando gli animali rimangono nelle feci e nelle urine. Ma la cosa più impressionante erano gli occhi, impauriti, terrorizzati, quelli erano animali che non avevano mai socializzato con nessuno» ha puntualizzato Funes.

I cani erano stati sequestrati e dati in affido alle associazioni animaliste che si erano offerte di tenerli e curarli, all’Enpa, ai privati alla bellunese Apaca. Le condizioni degli animali sono state descritte univocamente nelle relazioni dei diversi veterinari che li hanno avuto in cura. Il filone del traffico illecito è seguito dalla Forestale di Brescia.

I due imputati, assistiti dagli avvocati Mauro Gasperin e Massimiliano Bacilieri, hanno rigettato le accuse motivando, lui le cattive condizioni di salute che lo rendono non autosufficiente. Lei, ha spiegato che oltre a prendersi cura del compagno, fa altrettanto con gli animali, tutti nutriti e vaccinati. Su richiesta di Gasperin il giudice ha ammesso a testimoniare il veterinario della Ulss 2 Pierangelo Sponga, che verrà sentito il 13 marzo, data della prossima udienza.

Gazzettino 1 Febbraio 2012

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