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Nuovi Lea, Lorenzin: «415 mln, cifra sostenibile». Ed è scontro con i governatori sul taglio del Fondo: per la ministra «nessuno lo ha chiesto», ma Chiamparino replica: «Scelta obbligata»

Giornata di confronto a tutto campo tra la ministra Lorenzin e le Regioni. In mattinata è stato presentato il documento che introduce i nuovi livelli essenziali di assistenza. La cifra sull’aggiornamento, inizialmente stimata in 470 mln è stata ridimensionata a 415 mln dalla Lorenzin che l’ha definita «una cifra sostenibile». Di qui un botta e risposta che è durato tutto il pomeriggio. Dapprima il veneto Luca Coletto, coordinatore degli assessori regionali, che ha puntualizzato: «Con o senza la revisione dei Lea, se non ci saranno aumenti di tasse sarà difficile sopperire al taglio di questi due mld del Fondo».

Ma la risposta della ministra è stata secca: «Nessuno ha detto che le Regioni devono tagliare 2 mld». Chiamate in causa, le Regioni per bocca del presidente Chiamparino replicano a Lorenzin: «Rinuncia a incremento fondo non è una scelta, ma decisione obbligata». In pratica, le Regioni stanno prendendo tempo per valutare la sostenibilità dell’intera operazione, alla luce dell’unica certezza: quei 415 milioni di costi in più, al netto dei risparmi attesi, ma tutti da dimostrare. Perché al centro di tutto resta il mancato aumento di oltre 2 miliardi per il Fondo sanitario nazionale.

Revisione «sostenibile». Per spiegare come si è arrivati al documento sulla revisione, definita «un lavoro poderoso», Lorenzin ha precisato: «Da una parte abbiamo preso atto del fatto che molti aggiornamenti erano già entrati nel sistema delle Regioni, poi abbiamo fatto un lavoro di eliminazione di prestazioni obsolete, dopo di che abbiamo calcolato la compensazione necessaria, all’interno elementi di novità. Ecco com’è stato possibile farlo con 415 milioni di euro». Ora la parola passa alla Conferenza Stato-Regioni che dovrà esaminare e correggere la proposta ministeriale, atteso che nei Lea del futuro dovrà esserci un monitoraggio costante per assicurare l’appropriatezza.

Coletto: resta il nodo risorse. L’entusiasmo ministeriale è stato parzialmente smorzato dalle parole delle Regioni. Luca Coletto, coordinatore degli assessori regionali e assessore alla Sanità del Veneto, ha spiegato: «in merito al taglio di due miliardi la Regione Veneto ha sempre detto di non essere d’accordo. Nel Patto per la salute sottoscritto a luglio – ha sottolineato – erano definiti gli step di crescita del Fondo sanitario nazionale, ma ora questo patto non è mantenuto perché è appunto previsto un taglio, che ci dicono di due miliardi, proprio per la sanità». Aspettando i numeri certi, governatori e assessori metteranno mano al pallottoliere per capire se il cambiamento all’orizzonte potrà essere effettivamente sostenuto dalle casse regionali, visto che hanno dovuto rinunciare a 2,7 mld di aumento del Fondo sanitario nazionale per compensare il taglio di 4 mld previsto dalla legge di Stabilità a carico delle Regioni. Per Coletto, «con o senza la revisione dei Lea, se non ci saranno aumenti di tasse sarà difficile sopperire al taglio di questi due miliardi». E ha concluso: «Il documento presentatoci dal ministero sulla revisione del Lea è un buon documento. Lo valuteremo la settimana prossima in Commissione Salute della Conferenza delle Regioni».

Lorenzin: il taglio del Fsn è una scelta delle Regioni. Le parole del leghista Coletto hanno innescato la miccia della polemica: infatti Lorenzin ha subito chiarito parlando nel pomeriggio alla Commissione Sanità del Senato, «Nessuno ha detto che le Regioni devono tagliare 2 miliardi di euro. Se lo faranno – ha sottolineato – sarà una loro scelta». «Credo che 415 milioni di euro, che possono essere spalmati in due anni, sia una cifra sostenibile per le Regioni. Può essere assorbita su centri di costo diversi da quelli della salute», ha ribadito il ministro. «Abbiamo l’opportunità di sbloccare, in due anni, ciò che è fermo da quindici – ha precisato Lorenzin -. Non farlo sarebbe una grande occasione mancata».

Chiamparino: «Scelta obbligata». Alla dichiarazione della Lorenzin è seguito il comunicato ufficiale del presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, che da una parte ha definito «sicuramente apprezzabile il lavoro che sta facendo il ministero della Salute nel definire e ampliare i Livelli essenziali di assistenza», sottolineando che le Regioni faranno «ogni sforzo per cercare di renderli sostenibili», ma sottolineando con fermezza «che la rinuncia ai 2 miliardi di aumento per il 2015 del Fondo sanitario nazionale non è una scelta delle Regioni. Si tratta invece di una decisione obbligata in quanto, ove non si procedesse in questa maniera, i 5 miliardi e 250 milioni di tagli, oltre alla riduzione dei fondi ex Fas della programmazione 2007-2013, andrebbero ad azzerare tutti i fondi di trasferimento alle Regioni, che vanno dall’edilizia sanitaria al materiale rotabile, dal fondo per la non autosufficienza al fondo nazionale per le politiche sociali e via enumerando».

L’augurio di Chiamparino è che «sia possibile arrivare a una condivisione con il Governo su questo tema, in caso contrario saremo obbligati a lasciare che sia Roma a definire e decidere entità e ricadute dei tagli».

Il Sole 24 Ore sanità – 5 febbraio 2015 

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