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Ogm, la via cinese al mais transgenico nei mangimi arriva dall’Argentina

Durante una cena, in un ristorante tradizionale di cibo pechinese, un intellettuale cinese raccontava come il processo di urbanizzazione stesse modificando anche le abitudini alimentari.

Con meno terreno per l’agricoltura, un paese tradizionalmente rurale come la Cina, stava cadendo nel paradosso tutto occidentale di cominciare a pensare agli ogm come soluzione per sfamare la propria popolazione. Il riferimento era quanto mai attuale, perché da tempo in Cina si discute di cibo geneticamente modificato, all’interno di un dibattito dai toni anche accesi. Proprio all’inizio di luglio sul magazine finanziario Ifeng , Wang Xiaoyu – noto sostenitore di soia non geneticamente modificata – ha dichiarato ai media locali che le persone che consumano olio di soia a base di semi di soia ogm sarebbero «più vulnerabili nei confronti dello sviluppo di tumori e più sterili».

Per il signor Wang le sue affermazioni sarebbero provate dalle statistiche, secondo le quali nelle regioni cinesi dove il consumo di soia geneticamente modificata è più alto, aumenterebbero anche i livelli di morte per cancro. Le parole di Wang hanno scatenato una dura polemica in rete, ma ormai la scelta della Cina sembra fatta. Non a caso all’inizio di questa settimana il ministero dell’Agricoltura argentino ha fatto sapere che l’Amministrazione generale per la supervisione della qualità cinese, ha acquistato 60mila tonnellate di mais argentino ogm, che sarà utilizzato come mangime per polli e maiali locali. Il mais è stato esportato dalla Bunge Ltd e importato da Cofco, il più grande commerciante di grano cinese. Si tratta del primo acquisto di queste proporzioni effettuato dal Dragone, con la soddisfazione argentina, espressa attraverso le parole di Gustavo Martino, ambasciatore in Cina, secondo il quale l’industria dei mangimi cinese beneficerà «di più fonti diversificate di approvvigionamento di grano e creerà così una maggiore concorrenza nel mercato, che ora è dominata da un unico fornitore, ovvero gli Stati Uniti».

Secondo l’opinione di Yang Dongcai, ricercatore presso l’Istituto di bio-tecnologia dell’Accademia delle Scienze agrarie di Pechino, «l’importazione di mais ogm può essere un metodo utile per prevenire l’inflazione dei prezzi del mais, causato da carenze imprevedibili, quali la speculazione e le condizioni meteorologiche sfavorevoli».

Il Manifesto – 19 agosto 2013 

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