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Omicron, i contagi corrono cento volte più di un anno fa. Salgono i posti letto occupati a causa del virus, con punte del 32%. I morti crescono e il Ministero chiede alle Regioni di riorganizzare i reparti Covid

La Stampa. Non si vede la fine dell’ondata estiva, che ieri ha provocato 107.240 contagi accertati, cento volte più di un anno fa, da moltiplicare almeno per tre secondo le stime del sommerso. E che la tendenza sia di crescita lo dimostra il tasso di positività stabilmente oltre il 28 per cento dei 378.250 tamponi eseguiti. Così pure le vittime sfiorano quota 100, fermandosi per ora a 94 come martedì, mentre mercoledì erano 72.
Come sempre sono gli ospedali a segnalare la situazione di crisi pandemica. Ieri sono stati 343 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 18 in più rispetto a mercoledì tra entrate (53) e uscite. I ricoverati nei reparti ordinari salgono a 8.552, 332 in più dell’altroieri. Secondo la rilevazione dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, sono il 13 per cento i posti letto occupati da malati Covid, l’1 in più rispetto a mercoledì e vicino alla soglia di rischio del 15. Già superata purtroppo in sette Regioni: Puglia e Campania (15), Liguria (17), Basilicata (19), Calabria (25), Sicilia (26) e Umbria (32). In quest’ultima si segnala tra l’altro una polemica relativa al superamento delle Usca, le unità di intervento territoriale fondamentali per l’assistenza a casa dei malati come dimostra per esempio il caso virtuoso dell’Emilia-Romagna.
La situazione allarmante, oltre alla spinta per la quarta dose agli over 60, ha portato ieri il ministero della Salute a chiedere alle regioni di «adeguare l’ampliamento dei posti letto di area medica e di terapia intensiva dedicati al Covid» e prevedere «la corretta e tempestiva presa in carico dei pazienti affetti da malattia da Sars-Cov-2 in relazione alle specifiche necessità assistenziali, con particolare riferimento alle categorie più fragili». Ad intervenire è lo stesso ministro Roberto Speranza: «Abbiamo il 90% degli over 12 nel Paese che è vaccinata, abbiamo anticorpi monoclonali e antivirali, c’è una situazione diversa, ma ciò non toglie che dobbiamo tenere alta l’attenzione, monitorare, invitare le persone alla prudenza, e portare le mascherine nei luoghi e situazioni a rischio. E poi, dobbiamo insistere con la campagna di vaccinazione che è in corso: chi non ha fatto la terza dose può farla, sfioriamo 40 milioni con il booster, ma si può crescere».
Getta acqua sul fuoco il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: «Entro un paio di settimane il numero dei casi toccherà il picco e poi comincerà a scendere. L’attuale aumento non deve allarmarci più di tanto, anche perché il livello dei ricoveri nelle aree mediche e nelle terapie intensive, pur in aumento, rimane ampiamente sotto controllo. Siamo in una situazione molto diversa dal passato. Ci troviamo di fronte ad un virus più contagioso, ma meno cattivo dal punto di vista clinico, e ad una popolazione che nel frattempo ha già costruito ampie difese immunitarie contro il virus».
Nel mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) dipinge l’Europa occidentale di rosso scuro e l’Organizzazione mondiale della sanità conta, dal 27 giugno al 3 luglio, oltre 4,6 milioni di nuovi casi, di cui 2,4 milioni in Europa. E i casi settimanali aumentano in mezzo mondo: in Europa (+15 per cento), nel Mediterraneo Orientale (+29), nel Sudest Asiatico (+20), nel Pacifico occidentale (+4); mentre calano in Africa (-33) e nelle Americhe (-18). La nazione con più contagi è la Francia (603.074 a settimana, +33 per cento), seguita da Germania (555.331, -2), Italia (511.037, +50), Stati Uniti (496.049, -29) e Brasile (334.852, -4). I decessi maggiori sono in Usa (1.622 a settimana, -19 per cento), Brasile (1.187, -10), Cina (755, -30), Italia (430, +21) e Russia (371, -14). E proprio negli Stati Uniti la ricerca propone un’evoluzione del test rapido: CoVarScan, che in quattro ore decodifica la variante presente nell’organismo così da curarla poi più specificamente.
Tornando in Italia invece, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, descrive «una crescita del contagio che non rallenterà prima di fine mese, con un impatto più sui reparti ordinari che sulle terapie intensive. Si è sottovalutata la contagiosità delle subvarianti, che rischia di determinare un lockdown di fatto su vari servizi, compresi quelli turistici, e alla lunga impattare sui fragili. In alcune regioni gli ospedali sono in sofferenza e in altre ci si arriverà tra ferie e prepensionamenti. Non a caso Speranza ha chiesto di riorganizzare i reparti Covid. Ora si tenta di proteggere gli over 60 con la quarta dose, ma in molte regioni è mancato lo stimolo del generale Figliuolo già per la copertura degli over 80». —

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