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Ospedale di Padova, ultimatum di Meneguzzo. L’ad replica al dg Dario: «Risposta entro dicembre»

«Dopo un anno e mezzo di attesa, aspettare altri tre o quattro mesi non ci cambia la vita. Ma il mondo è pieno di opportunità e noi non possiamo tenere i nostri capitali bloccati per sempre. Per questo abbiamo sollecitato la Regione a darci una risposta: aspetteremo fine anno per capire se la cosa abbia ancora un senso oppure no».

Roberto Meneguzzo, amministratore delegato di Palladio Finanziaria, replica così alle parole del direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova, Claudio Dario, che ieri, sulle pagine del Corriere del Veneto, ha affermato che l’«orizzonte realistico» per una risposta della Regione all’offerta di Palladio (e Bovis Lend Lease) di costruire in project financing il nuovo ospedale di Padova, è di «tre o quattro mesi».

Le dichiarazioni del numero uno della società vicentina, che con Bovis, appunto, è promotore dell’offerta di realizzazione del nuovo polo ospedaliero (assieme hanno costituito la joint venture «Finanza e Progetti»), aprono nuovi scenari riguardo le prospettive di realizzazione dell’opera. L’impressione, infatti, è che da ora ci si muova all’interno di limiti temporali ben precisi: se entro fine anno la Regione non avrà fatto almeno la dichiarazione di pubblico interesse, infatti, è pensabile che l’iter di realizzazione del nuovo ospedale possa ricevere una frenata decisiva da parte del privato. «Finanza e Progetti», d’altronde, ha già investito oltre 16 milioni di euro nel progetto: dodici per la fideiussione depositata a garanzia dell’offerta (in scadenza il prossimo 30 settembre, sarà rinnovata); altri quattro per pagare il lavoro dei progettisti. «Se c’è una volontà politica di rallentare? Non lo so – dice Meneguzzo -, Mi è sembrato invece che la giunta regionale, con le varie dichiarazioni di intenti, abbia dimostrato la volontà di seguire un percorso preciso. Il problema è che da quando abbiamo depositato la nostra offerta, cioè un anno e mezzo fa, non abbiamo mai avuto alcuna interlocuzione tecnica».

Meneguzzo, così come aveva anticipato mercoledì scorso l’amministratore delegato della consociata Bovis, Andrea Ruckstuhl, ribadisce per altro che sul tavolo della Regione c’è pronto un progetto «chiavi in mano». «Altro che una busta soltanto – afferma il fondatore di Palladio -, in Regione abbiamo depositato metri cubi di materiale, trasportati col battello. E non si tratta di un progetto misterioso: lo abbiamo annunciato con una conferenza stampa e l’incartamento è stato studiato dalla commissione tecnica regionale, composta anche da Università, Iov e dall’Azienda ospedaliera». Meneguzzo, invece, smentisce in modo categorico che «Finanza e Progetti» sia già d’accordo (o lo sia mai stata) per affidare i lavori all’azienda di costruzione «Mantovani» di Venezia, la stessa finita al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza per lo scandalo degli appalti truccati (a febbraio è stato arrestato l’ex presidente Piergiorgio Baita). «Mantovani non ha mai fatto parte di questo progetto. È solo una delle tantissime aziende che ci hanno contattato l’indomani della pubblicazione della nostra proposta alla Regione – afferma l’amministratore delegato di Palladio -. La realtà è che, proprio per fare le cose in modo inappuntabile, abbiamo progettato questa offerta fuori dall’Italia, coinvolgendo un partner straniero di grande autorevolezza, come Bovis». Ma Mantovani potrebbe magari essere coinvolta nel progetto? «Noi di solito, per i nostri lavori, ci appoggiamo alle imprese del territorio – risponde Meneguzzo -, ma al momento non è stata fatta alcuna scelta. Voglio chiarire definitivamente, invece, la nostra posizione proprio riguardo l’inchiesta Mose. La sede di Palladio è stata perquisita solo perché una società a noi collegata, anni fa, aveva svolto una consulenza per il Mose. Roba da poche centinaia di migliaia di euro. E non è stato trovato nulla. E poi sfatiamo la leggenda della perquisizione ad una mia suite all’hotel Excelsior. Io non ho mai avuto alcuna suite».

Giovanni Viafora – Corriere del Veneto – 13 settembre 2013 

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