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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Ospedali, è allarme turnover: un medico su due ha più di 55 anni. «Servono quaranta milioni». I rimedi: assunzioni sbloccate, borse di studio e specializzandi
    Notizie ed Approfondimenti

    Ospedali, è allarme turnover: un medico su due ha più di 55 anni. «Servono quaranta milioni». I rimedi: assunzioni sbloccate, borse di studio e specializzandi

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati15 Luglio 2019Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Il problema è serio e ci riguarda tutti come pazienti. Gli ospedali della Lombardia si stanno svuotando di dottori e per stare in piedi chiedono assunzioni per 40 milioni di euro.

    Ricambio generazionale

    La situazione è ormai al limite: non solo troppi reparti sono già oggi sguarniti ma, come denunciato più volte dal Corriere, presto non ci sarà più chi potrà sostituire i dottori che vanno in pensione. Motivo: sui duemila l’anno destinati ad uscire dalle corsie per raggiunti limiti d’età, solo la metà si è potuta preparare a sostituirli perché i posti nelle Scuole di specializzazione lombarde sono stati finora intorno ai 1.100 l’anno.

    La mancanza di ricambio generazionale non può essere sottovalutata: un medico su due dei 16.500 e rotti oggi in servizio ha più di 55 anni e quasi il 20% è over 60. L’ultima stima dell’associazione di categoria Anaao è che nel 2025 ne mancheranno oltre 1.900. Adesso, anche se con enorme ritardo, si stanno mettendo in campo le contromisure. Le strade battute sono tre: nuove assunzioni, aumento degli ingressi nelle Scuole di specialità e uso più incisivo degli specializzandi. Basteranno?

    Sblocco delle assunzioni

    Finalmente sono stati cancellati i vincoli di bilancio che dal 2010 impedivano alle Regioni di assumere nuovi medici. Il decreto Calabria di inizio luglio, voluto dal ministro Giulia Grillo (M5S), inverte la tendenza prevista dalle precedenti leggi nazionali che ponevano tetti ben definiti per il personale sanitario e avevano l’obiettivo di arrivare al 2020 con una spesa pari al 2004 meno l’1,4%.

    Regione Lombardia spende ogni anno per medici e infermieri degli ospedali pubblici 5 miliardi e 240 milioni di euro (su 18,8 di fondo sanitario). Con la nuova normativa il Pirellone potrà spendere 12 milioni di euro in più l’anno a cui l’assessorato alla Sanità guidato da Giulio Gallera (FI) aggiunge 1 milione di euro di risparmi. E — se andrà in porto l’accordo con l’Anaao in discussione in queste ore — ne saranno messi altri 2, presi dai premi di produzione dei medici già assunti che sarebbero decurtati, passando da 19 a 17 milioni complessivi.

    «Il nodo resta quello del sacrificio economico chiesto per il secondo anno consecutivo a medici e dirigenti sanitari per poter assumere — sottolinea Stefano Magnone alla guida dell’Anaao lombarda —. L’accordo è apparentemente vicino. In settimana previsto l’incontro decisivo». Regione Lombardia, con 15 milioni a disposizione, potrebbe assumere 400 medici.

    Borse di studio in più

    I posti per le Scuole di specialità degli atenei lombardi sono 373 in più rispetto al 2018: 1.480 contro 1.107. La decisione è del governo che, con il bando di concorso uscito lo scorso 2 maggio, ha aumentato gli ingressi in tutt’Italia.

    Nel conto sono comprese 85 borse di studio finanziate da Regione Lombardia con 10 milioni di euro (30 posti in più rispetto all’anno scorso). Crescono soprattutto i posti per le specialità più in sofferenza: più 76% per Medicina d’urgenza (da 46 a 81); più 62% per Geriatria (da 21 a 34); più 42% per Anestesia e rianimazione (da 115 a 163); e sempre più 42% per Medicina interna (da 59 a 84). «L’aumento del 33,7% delle borse di studio lombarde è significativo, ma del tutto insufficiente a coprire i fabbisogni dei nostri ospedali — riflette Massimo Minerva, fondatore dell’Associazione Liberi Specializzandi (Als) —. Purtroppo ancora troppi giovani medici rimangono fuori dal percorso formativo: si laureano in Medicina, ma poi restano fuori dalla specialità perché i posti a disposizione sono limitati».

    Specializzandi in corsia

    Quel che, forse, può servire fin da ora a dare una boccata d’ossigeno alle corsie d’ospedale è un migliore utilizzo degli specializzandi. Lo scorso 2 gennaio la Corte Costituzionale ha promosso la legge 33 varata nel 2017 dalla Lombardia per districare a livello regionale il nodo irrisolto delle attività ammesse durante il periodo della formazione. L’obiettivo, offrire agli specializzandi un percorso di autonomia. La legge prevede una graduale assunzione di responsabilità in 3 fasi: attività di appoggio (quando lo specializzando assiste il personale medico nello svolgimento delle attività); attività di collaborazione (quando svolge direttamente procedure sotto il diretto controllo di personale strutturato); attività autonoma (quando svolge autonomamente specifici compiti che gli sono stati affidati, fermo restando che il tutor deve sempre essere disponibile per la consultazione e l’eventuale tempestivo intervento). Entro fine luglio l’assessorato alla Sanità emanerà le linee guida per l’utilizzo degli specializzandi dell’ultimo anno (circa 800) negli ospedali con una maggiore flessibilità e autonomia anche in sala operatoria e nei reparti in base alle segnalazioni dei tutor.

    Il nodo politico

    Una domanda su tutte: le contromisure adottate saranno sufficienti a risolvere un problema ormai impellente? «La carenza di medici nelle corsie ospedaliere è cronica — riflette Gian Antonio Girelli, consigliere regionale Pd —. Gli operatori sono costretti a turni estenuanti, interi reparti chiudono perché non c’è personale per mandarli avanti e quest’anno le consueta riduzione dei posti letto estiva dura fino a quattro mesi. È un’emergenza annunciata da anni che la Regione Lombardia ha sottovalutato: deve finanziare più borse di specialità, come già fanno altre regioni, arrivando a triplicarle nel prossimo triennio e deve trovare delle forme incentivanti per evitare la fuga dei medici oggi in servizio negli ospedali più periferici». È sincero l’assessore alla Sanità Giulio Gallera: «So bene che 15 milioni in assunzioni sui 40 chiesti dagli ospedali non sono sufficienti. Ma è lo sforzo massimo che possiamo fare con i vincoli nazionali che dobbiamo rispettare e che già sono meno stringenti rispetto al passato. Una vera svolta potrebbe esserci con una maggiore autonomia riconosciuta alle Regioni. Un tema che, purtroppo, in questo momento sembra essere stato messa al palo dal governo. Noi, comunque, la nostra parte cerchiamo di farla fino in fondo. Consapevoli della fatica che in questo momento sta facendo chi lavora in ospedale».

    IL CORRIERE DELLA SERA

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