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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Ossigeno per le università statali. Il ministro Carrozza ha firmato il decreto. Stretta sugli atenei privati e telematici
    Notizie ed Approfondimenti

    Ossigeno per le università statali. Il ministro Carrozza ha firmato il decreto. Stretta sugli atenei privati e telematici

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche3 Gennaio 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    di Benedetta Pacelli. Con il blocco del turnover corsi di laurea «sostenibili» anche con qualche docente in meno rispetto al passato. Ma non per tutti.

    Corsi di laurea «sostenibili» anche con qualche docente in meno rispetto al passato. Ma non per tutti. Perché mentre per gli atenei statali si allargano le maglie dei requisiti necessari per attivarli o mantenerli in vita, per quelli privati o per le università telematiche, invece, si restringono. Con il decreto appena ? rmato (dm 23 dicembre 2013 n. 1059), infatti, il ministro dell’istruzione, università e ricerca scienti? ca Maria Chiara Carrozza modifica i criteri di accreditamento iniziale e periodico dei corsi e delle sedi di studio rivedendo in alcuni passaggi il provvedimento precedente sempre sulla stessa materia (dm 47/2013). D’ora in poi, quindi, ci vorranno 9 docenti (prima erano 12) almeno, per una laurea triennale, 6 (erano 8) per una laurea magistrale, 15 o 18 per una laurea a ciclo unico (erano almeno 20), rispettivamente di 5 o 6 anni. La riduzione dei docenti (non quella del monte ore dei corsi che rimane invariato), come spiega il Miur in un comunicato di accompagnamento al testo,è stata resa necessaria tenendo conto delle attuali limitazioni al turnover del personale accademico, senza dimenticare ovviamente il problema dei tagli al Fondo del finanziamento ordinario che per la massima parte servono per pagare gli stipendi ai professori. I requisiti da soddisfare. Una delle novità principali del provvedimento sta nel fatto che questi nuovi requisiti saranno d’ora in poi allineati tra atenei statali e non, garantendo omogeneità tra le due realtà. Fino ad ora, infatti, alle università telematiche e a quelle non statali era stata fornita la possibilità di aprire nuovi corsi senza soddisfare sin da subito i requisiti minimi, richiesti invece per gli atenei statali.

    Nel caso delle università statali, i requisiti si alleggeriscono di un quarto rispetto al passato in considerazione delle molte uscite dal sistema per pensionamenti negli ultimi anni. I requisiti richiesti per l’avvio di nuovi corsi di studio saranno graduali: per ottenere l’accreditamento iniziale dovranno avere il 50% + 1 dei docenti previsti a regime e dovranno raggiungere i requisiti completi nell’arco del primo triennio dall’avvio per le lauree triennali e quelli a ciclo unico e nell’arco di un biennio per quelle magistrali. Il provvedimento in questione ? ssa anche i requisiti per le lauree cosiddette «speciali» come Conservazione e Restauro, Scienze della Formazione primaria, Professioni sanitarie, Scienze motorie, Servizio Sociale, Mediazione Linguistica. Corsi internazionali. Maggiore attenzione viene data poi ai corsi internazionali: oltre ai docenti di ruolo delle università italiane potranno essere conteggiati, fino al massimo al 50% dei requisiti richiesti, anche i contratti di insegnamento con docenti provenienti da università straniere. Resta alta l’attenzione ai bilanci degli atenei: le università con indicatori negativi non potranno aumentare l’offerta formativa e quelle con i bilanci in regola lo potranno fare entro il limite del 2% in più rispetto ai corsi accreditati l’anno precedente. Nel mese di febbraio, poi, l’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema dell’università e della ricerca, sarà impegnata nell’accreditamento periodico di corsi e sedi attraverso visite nelle stesse sedi universitarie.

    ItaliaOggi – 3 gennaio 2014 

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