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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pa, ricorso alla Consulta contro il blocco degli stipendi. Istanza al Tribunale di Roma per sollevare la questione di legittimità sulla misura introdotta nel 2010 e da allora mai revocata
    Notizie ed Approfondimenti

    Pa, ricorso alla Consulta contro il blocco degli stipendi. Istanza al Tribunale di Roma per sollevare la questione di legittimità sulla misura introdotta nel 2010 e da allora mai revocata

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche28 Novembre 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Parte l’offensiva legale dei sindacati confederali contro le politiche economiche del governo Renzi. Nei giorni scorsila Cgil aveva annunciato che non appena il Job Act sarà approvato in via definitiva, l’organizzazione guidata da Susanna Camusso presenterà un ricorso all’Ue contro le misure perché considerate dal sindacato incostituzionali. Aspettando però l’approvazione della riforma del lavoro, si è già aperto il nuovo fronte legale, stavolta con Cgil, Cisl e Uil di nuovo insieme. Venerdì’ 27 novembre infatti i sindacati del pubblico impiego delle tre categorie hanno depositato al Tribunale di Roma ricorso sul blocco dei contratti nella pubblica amministrazione, sollevando la questione di legittimità costituzionale.

    Uno scontro annunciato

    La questione si trascina da mesi, e cioè da quando il governo ha annunciato con la legge di stabilità il blocco dei contratti anche per tutto il 2015. A nulla sono serviti gli incontri, i sindacati hanno parlato di situazione surreale e hanno denunciato la mancanza di dialogo e concertazione. Il governo dal canto suo ha definito «impraticabile» la strada dello sblocco dei contratti, perché secondo le stime del Tesoro costerebbe almeno 4 miliardi di euro all’anno.

    Buste paga congelate dal 201o

    Il blocco era stato introdotto quattro anni fa e secondo i sindacati l’effetto combinato dell’aumento delle tasse, del costo dei servizi e dell’inflazione (nonostante la spirale deflazionistica degli ultimi tempi), ha eroso il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici «in maniera consistente».

    «Statali discriminati»

    « La discriminazione e l’umiliazione a cui il Governo Renzi sta continuando a sottoporre il lavoro pubblico», rilevano Giovanni Torluccio, Benedetto Attili ed Alberto Civica, rispettivamente segretari generali di Uil Fpl, Uilpa e Uil Rua, «lo connotano come un cattivo padrone, che strumentalizza i servitori dello stato, li riduce a macchiette. A poco servono le parole rassicuranti della Ministra Marianna Madia che, al netto di un buonismo di facciata, non riesce ad avanzare proposte autonome e convincenti».

    I precedenti

    «La Consulta in passato» aggiunge Francesco Scrima, coordinatore della Cisl Lavoro pubblico, «si è già pronunciata dichiarando l’ammissibilità di misure simili solo in chiave emergenziale e in modo circoscritto nel tempo. E comunque garantendo criteri di proporzionalità e ragionevolezza, nel rispetto del principio di eguaglianza sancito dall’art.3 della Costituzione. E’ inaccettabile che queste misure si dilatino, fino a diventare strutturali, solo perché i vari governi avvicendatisi in questi anni non sono mai stati in grado di proporre un progetto credibile e hanno sempre avuto bisogno di strumentalizzare le comprensibili attese dei cittadini a danno di chi, in prima linea, fa funzionare i servizi pubblici con impegno, fatica e senza riconoscimenti».

    28 novembre 2014 – Corriere.it 

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