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Pacchetto pubblico impiego: i testimoni di giustizia potranno essere assunti negli uffici pubblici. E’ polemica

La riforma dell’apparato prevede meno auto blu e consulenze. Il provvedimento contiene l’ipotesi di prepensionamenti sollecitati per ridurre gli organici pubblici e la regolarizzazione dei precari storici (con almeno 5 anni alle spalle) delle amministrazioni statali

I testimoni di giustizia potranno essere assunti nella Pubblica amministrazione. Questo si dice all’articolo 2 del «Decreto legge recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni». Il provvedimento, di cui la Stampa è in possesso, e a cui ancora ieri sera – in vista del preconsiglio di oggi – stavano lavorando i tecnici della Funzione pubblica, è quello che contiene i tagli alle auto blu e alle consulenze d’oro, ma anche l’ipotesi di prepensionamenti sollecitati per ridurre gli organici pubblici e la regolarizzazione dei precari storici (con almeno 5 anni alle spalle) delle amministrazioni statali. Ma il testo è complesso e se gli articoli sono solo 12, i commi di ciascuno sono innumerevoli, al punto da configurare il decreto come una mini-riforma della Funzione pubblica. Per capire meglio le cose, peraltro, il testo è accompagnato da una relazione tecnica che ne illustra i contenuti. Ed è lì che emergono dei dettagli di rilievo.

Il principale è – per l’appunto quello sui testimoni di giustizia. Si tratta di circa una sessantina di persone in tutto, da distinguere dai pentiti. Questi ultimi sono persone che hanno commesso dei reati e hanno deciso di cambiare la loro vita, mentre i primi – i testimoni – sono in genere le vittime della malavita organizzata: commercianti taglieggiati, cittadini esposti a pizzo o a ricatti. Fino ad ora a queste persone si dava la possibilità di ricostruire una loro attività – il bar bruciato, il negozio fallito e simili – ora, il provvedimento all’esame del Consiglio dei ministri di domani, prevede «la possibilità di essere assunti nella pubblica amministrazione con qualifica e funzioni corrispondenti al titolo di studio ed alle professionalità possedute al fine di garantire loro un regime sicuro e nello stesso tempo qualificato di integrazione economica e sociale». Così si esprime la relazione tecnica.

Una scelta di questo genere pone, ovviamente, dei problemi di sicurezza e per questo, dice sempre la Relazione, «tale assunzione è preceduta da un apposito programma di assunzioni e da intese tra il Ministero dell’Interno e altre amministrazioni pubbliche. L’assunzione è prevista, in via prioritaria, presso le sedi degli Uffici territoriali del Governo».

Dopo di che il decreto illustra ampiamente tutte le misure nei giorni scorsi annunciate. Più altre, finora meno enfatizzate.

Viene istituita – per esempio – la figura dell’ausiliare del traffico «per il rilevamento di incidenti stradali senza feriti. L’intervento di questa categoria di operatori è destinato a sostituire quello degli organi di polizia stradale che comunque conservano un potere di intervento anche in tali casi». I tagli alla pubblica amministrazione – è il senso – hanno sfoltito anche i ranghi delle forze dell’ordine e quindi meglio destinare gli agenti a funzioni più specialistiche e demandare quelle più semplici a degli ausiliari.

Un discorso analogo si può fare per i vigili del fuoco, il cui organico è stato decimato dal blocco del turn over mentre la funzione è considerata vitale per la sicurezza del territorio. «Questa condizione – dice la Relazione tecnica rende indispensabile un immediato intervento normativo, che consenta, a parità di risorse disponibili, di rafforzare la dotazione dell’organico operativo permanente dei vigili del fuoco. Ciò premesso, la disposizione in questione prevede un incremento, pari a complessive 1000 unità, della dotazione organica della qualifica di vigile del fuoco, attualmente di 17.193 unità (comma 1). 75 milioni in tre anni il fondo di copertura. Un taglietto anche al personale docente che lavora presso le scuole italiane all’estero: saranno 624, cioè 80 in meno di quelli attuali.

La Stampa – 22 agosto 2013 

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