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Padoan: non servono altre misure. Il Tesoro: centreremo gli obiettivi, la Ue non considera tutti i tagli e le privatizzazioni

Gli obiettivi Serve una crescita nominale del Pil del 3%, il ministro si dichiarerebbe soddisfatto se si raggiungesse l’1,2% reale e l’1,8% di inflazione

Il governo vede nelle raccomandazioni della Commissione europea il riconoscimento al percorso di riforme intrapreso. Bruxelles – osserva il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan in un tweet pubblicato nel tardo pomeriggio – «apprezza le riforme italiane». Se l’accento viene posto nuovamente sull’alto debito, proiettato verso il picco del 135% del Pil, Padoan ne prende atto. «Lo sapevamo. Acceleriamo sulle riforme e le privatizzazioni per ridurlo in modo sostenibile». E Matteo Renzi rilancia: «Nessuna riforma sarà credibile se non diamo per primi noi il segnale che la musica è cambiata davvero».

Nessuna drammatizzazione, dunque, rispetto all’invito che giunge dall’esecutivo comunitario a rafforzare gli obiettivi di bilancio già dal 2014, così da rispettare la «regola del debito», in base alla quale occorre ridurre il deficit strutturale (depurato dagli effetti del ciclo economico e dalle una tantum) di almeno lo 0,5% del Pil ogni anno fino al raggiungimento dell’obiettivo di medio termine, in sostanza il pareggio di bilancio. Sabato scorso, nel suo intervento al Festival dell’Economia di Trento, Padoan aveva detto di aspettarsi proprio che Bruxelles riconoscesse lo sforzo avviato dal governo in direzione delle riforme strutturali, le uniche in grado di spingere l’acceleratore sul fronte della crescita assicurando al tempo stesso la graduale riduzione del debito. È la via maestra. Occorrerebbe una crescita nominale del Pil pari al 3%, e Padoan si dichiarerebbe soddisfatto se si raggiungesse l’1,2% di crescita reale e lo 1,8% di inflazione. In una nota, il Mef ribadisce che dall e raccomandazioni della Commissione europea emerge «una chiara conferma ed un supporto al programma di riforma avviato dal Governo e un invito a proseguire speditamente».

Una lettura opposta a quella che fa invece il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, che ha parlato invece « fallimento » del governo con la richiesta Ue di un «sostanziale rafforzamento della strategia di bilancio nel 2015». Quanto alle osservazioni relative alla posizione di bilancio italiana, via XX Settembre pone l’accento sul permanere del nostro paese nell’elenco dei paesi “virtuosi”, con il deficit stabilmente al di sotto del 3% del Pil. Se Bruxelles ci invita a “monitorare” l’andamento del disavanzo strutturale e al rispetto della regola del debito, non in linea con le indicazioni del «Fiscal compact», e dunque a mettere in cantiere un aggiustamento aggiuntivo già nel corso del 2014, l’Economia replica che le stime della Commissione «non tengono conto di alcune voci relative alle minori spese pianificate ma non ancora specificate nel dettaglio e a maggiori introiti, come quelli attesi dalle privatizzazioni». Si tratta in sostanza della difformità nelle stime tra Roma e Bruxelles, cui ha fatto esplicito riferimento lo stesso Padoan. «Il governo è fortemente impegnato a perseguire un consolidamento f i s cale orientato alla crescita e a rafforzare ulteriormente la sostenibilità del debito», rileva il Mef che conferma l’impegno del governo a «raggiungere gli obiettivi indicati nel Programma di Stabilità», e dunque a «introdurre e implementare le riforme strutturali che il paese attende da lungo tempo».

Del resto, la Commissione « condivide pienamente le priorità suggerite dal Governo, iniziando dalla piena attuazione della delega fiscale e delle deleghe del Jobs act». Nell’agenda delle riforme che dovrebbero vedere la luce tra breve rientrano giustizia e pubblica amministrazione. Due linee di azione definite «indispensabili per creare un contesto amministrativo e un ambiente imprenditoriale più favorevole allo sviluppo del Paese e capace di essere nuovamente attrattivo per gli investitori esteri». Centrali restano il rafforzamento del capitale umano, la «Garanzia giovani» e le misure a sostegno della formazione e del tirocinio «in alternanza scuola-lavoro»

Il Sole 24 Ore – 3 giugno 2014 

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