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Il team di cani addestrati a salvare orsi, volpi e lupi dalle polpette avvelenate. L’obiettivo è impedire una morte

Quando ci riescono, loro si fermano, si siedono e aspettano la ricompensa: giocare. «Loro» sono Karma, Dingo, Jonai, Datcia e Maya, cinque cani addestrati a scovare esche avvelenate in parchi e boschi. Finora erano gli unici, adesso non più. Perché ieri è partito il progetto Life Pluto, e cioè la formazione di sei nuove squadre che avranno il compito di salvare dalle polpette avvelenate volpi, gatti, orsi, ricci, lepri, scoiattoli, tassi, grifoni, aquile, cani selvatici…

Finanziato dalla Commissione europea e programmato fino al 2019, Life Pluto è l’evoluzione di Life Antidoto, il progetto grazie al quale Karma e i suoi quattro «colleghi» arrivarono in Italia nel 2009 (dalla Spagna), voluti dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga che, per l’occasione, dichiarò guerra al veleno affiancato dal Corpo forestale dello Stato.

Cinque anni di operazioni sul territorio e una certezza: funzionano. Ogni volta che uno di loro esce per un «pattugliamento» attiva 200 milioni di cellule olfattive (noi umani ne abbiamo 5 milioni) che non mancano mai l’obiettivo. Come fanno i cinque cani a resistere alla tentazione di mangiare una di quelle polpette? Merito dell’addestramento che prevede per ogni ritrovamento di un boccone avvelenato un premio speciale: un po’ di tempo da passare giocando con il conduttore o la conduttrice. Un bastoncino da recuperare, una corda da addentare e tirare, una corsa o qualunque altra cosa suoni divertente… Ed è soltanto a quello che puntano, Karma e gli altri, quando riescono ad annusare un’esca. Mangiarla non è contemplato. Sanno che un pezzo di carne velenoso va soltanto segnalato rimanendoci seduti accanto. E così fanno.

«Rabbrividisco a pensare a un animale che muore fra sofferenze atroci dopo aver mandato giù uno di quei bocconi» commenta Luciano Sammarone, comandante provinciale della Forestale di Isernia. «Ci sono rapaci come i grifoni che si muovono in gruppo. Se mangiano la carcassa di un animale morto avvelenato da sostanze come la stricnina si crea una catena mortale e capita di trovare fino a 12-15 grifoni morti in una volta».

Anche a questo servono i cani anti-veleno: a trovare le carcasse di chi è incappato in un boccone fatale. «I cinque di Antidoto si sono rivelati uno strumento indispensabile per le bonifiche e contro l’uso del veleno» valuta Anna Cenerini, biologa e coordinatrice del vecchio progetto. «Dovevano essere usati per il solo Parco del Gran Sasso e invece hanno girato in lungo e in largo nelle aree limitrofe, dal Parco nazionale d’Abruzzo a quello della Maiella o ai monti Sibillini. Il problema del veleno nel nostro Paese è sottovalutato e purtroppo molto diffuso».

«Ora Life Pluto cercherà di mettere a sistema la buona pratica di Antidoto per fare prevenzione e controlli» dice la biologa del parco del Gran Sasso, Monica Di Francesco.

I cani dei futuri team (all’inizio ogni squadra ne avrà due) saranno selezionati in parte da cuccioli (da addestrare in Italia), in parte da adulti (già addestrati in Spagna). Requisiti richiesti: un olfatto perfettamente funzionante, buon carattere, buona resistenza fisica e attitudine al gioco. Anche le razze saranno criterio di scelta; incideranno, per esempio, sulla capacità di lavorare in condizioni di freddo o di caldo estremo. I cinque «vecchi» sono un border collie (Datcia), un labrador (Jonai)e tre pastori belga Malinois (Karma, Dingo e Maya). Hanno salvato molte vite messe a repentaglio, nella maggior parte dei casi, da allevatori che pensano di eliminare con un’esca al veleno i predatori delle loro greggi o da cercatori di tartufi che puntano a uccidere i cani dei concorrenti. Karma e gli altri sono arrivati prima della morte e si sono seduti ad aspettare la vita: il gioco.

Giusi Fasano – Corriere della Sera – 3 giugno 2014 

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