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Padova. Azzerato il nuovo ospedale, scaduti i termini per le aree. I terreni dovevano essere ceduti entro il 6 luglio, l’iter comunale va rifatto da capo

Esiste un tratto comune a tutte le chiacchierate e a tutte le telefonate sul nuovo ospedale di Padova. Un non detto, anzi un non scritto. Alla fine, prima di salutare o di chiudere la chiamata, tutti gli interlocutori – più o meno qualificati – concludono con un sospiro e un «tanto non si farà mai». Perché la strada del nuovo polo sanitario della città del Santo che dovrebbe racchiudere in sé la sapienza universitaria, la speranza della ricerca e un’assistenza di eccellenza capace di convogliare tutta la popolazione sanitaria regionale è sempre stata in salita anche quando i terreni su cui doveva essere realizzato erano qualche metro sotto il livello del mare. Ma lasciando alle spalle la vicenda di Padova Ovest che ha riempito per anni documenti ufficiali e pagine di giornale per poi finire in una bolla di sapone, anche San Lazzaro non sembra destinato a un futuro migliore (e anche San Lazzaro ha riempito documenti e giornali, per non farci mancare nulla).

La cessione di parte dei terreni di San Lazzaro di proprietà del consorzio Urbanizzazione Quadrante Nord-Est al Comune (per raggiungere l’area di 400 mila metri quadrati da consegnare alla Regione per consentire la realizzazione del policlinico) doveva essere fatta entro il 6 luglio di quest’anno come previsto dalla delibera comunale. «Basta con queste polemiche ridicole sullo stallo di Padova Est – interviene secco il consigliere regionale e segretario del Pd padovano Claudio Sinigaglia -. A oggi mancano i terreni e manca un progetto esecutivo. La mancata firma del Comune è un falso problema. Stiamo parlando di una cosa che non esiste». In effetti, carte alla mano, la cessione dei terreni da parte dei privati al Comune doveva avvenire entro il 6 luglio di quest’anno, data in cui il piano urbanistico attuativo del Comune di Padova e il preaccordo firmato dall’allora amministrazione Bitonci per la cessione dei terreni dei privati al Comune sono scaduti. «Non è un problema di date – frena l’ex sindaco Massimo Bitonci -. Come ho firmato io il preaccordo, può benissimo firmarlo di nuovo Giordani. Queste sono tutte scuse, anche se capisco le sua difficoltà a convincere il suo vice Arturo Lorenzoni e i nove esponenti di Coalizione Civica che siedono in consiglio comunale a fare un nuovo ospedale visto che sono pronti a buttare tutto all’aria».

Di certo il passare del tempo e il progressivo allontanamento della fattibilità del policlinico (che fa decisamente contenta una parte dell’elettorato padovano e, di conseguenza, di una parte della maggioranza di Giordani che insiste sulla realizzazione «nuovo su vecchio») sono due degli elementi che stanno facendo pensare alla Regione di traslocare al di fuori di Padova e che mettono in seria difficoltà l’università e la Scuola di Medicina che sul nuovo ospedale si giocano l’eccellenza della Sanità e della ricerca padovana come ribadito in più occasioni dal presiedente della Scuola di Medicina Mario Plebani e dal rettore del Bo Rosario Rizzuto.

«Ora corriamo il rischio di restare al palo – riflette il deputato Domenico Menorello – io sono un sostenitore di nuovo su vecchio perché temo che al centro della città resti un ground zero, ma non si può prescindere dal parere dell’università. Credo che Giordani debba firmare l’accordo magari chiedendo rassicurazioni sul futuro dell’attuale ospedale». Sulla stessa linea d’onda anche il senatore Udc Antonio De Poli convinto che «se la strada di nuovo su vecchio dovesse rivelarsi impraticabile sarebbe deleterio porre dei veti. Ora è il momento del dialogo con l’università». L’allarme della politica però rischia di arrivare fuori tempo. Tra il 7 giugno del 2016 (data in cui c’è stato l’ultimo incontro del comitatone tecnico per il nuovo ospedale) è infatti passato più di un anno e nel frattempo (oltre a essere scaduto il termine del programma attuativo per la cessione dei terreni dei privati al Comune) è cambiato anche il codice degli appalti che prevede regole più stringenti per gli accordi di programma. «In effetti senza un progetto dell’opera che comprenda i volumi, i metri quadrati e tutti i dettagli tecnici, l’opera in sé non esiste – puntualizza l’architetto e docente dello Iuav Umberto Trame che ha seguito tutte le fasi del comitato tecnico in questi anni -. Credo che la questione non possa essere risolta finché non sarà chiaro che a Padova servono due ospedali: un policlinico universitario collegato alla Scuola di Medicina in cui si fa ricerca e assistenza per problemi complessi e un ospedale di città che presti assistenza per i casi di routine».

Alessio Antonini – Il Corriere del Veneto – 30 agosto 2017

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