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Padova. Nuovo ospedale, Zaia guarda a Est e apre ai project (se l’Europa non paga) Il governatore uscente si sbilancia di fronte alla platea dei docenti di Medicina

Il colpo d’occhio certo faceva effetto. Immaginate i quattro candidati alla presidenza del Veneto, Jacopo Berti, Alessandra Moretti, Flavio Tosi e Luca Zaia (in rigoroso ordine di apparizione) in «audizione solitaria» sul palco dell’aula Morgagni del policlinico di Padova, chiamati a raccontare la loro «visione» della sanità a professori universitari, medici ospedalieri e di base, infermieri, ricercatori.

«Mi fa tornare alla mente quando mi sono laureato, nel 1993…» ha sospirato Zaia mentre Tosi non ha mancato di stilettare: «Sarebbe stato meglio un confronto a quattro ma tant’è, un candidato ha espresso il desiderio che gli incontri fossero separati e noi ci siamo adeguati…», con evidente riferimento al governatore uscente.

Nonostante la formula non proprio accattivante, il pomeriggio allestito dalla scuola di medicina dell’università e diretto dal presidente Santo Davide Ferrara, si è rivelato utile per capire quale strada i candidati vogliano intraprendere, specie per quanto riguarda il futuro di Padova. Su un punto sono tutti d’accordo: il policlinico, così com’è, non va. Berti dice che va ristrutturato radicalmente, «senza consumare altro territorio, investendo sulle persone più che sul cemento», Moretti vuole «decidere d’intesa con l’università e l’Usl in modo serio e trasparente, legando la struttura al tessuto cittadino», un po’ come Tosi («Il sito però lo devono indicare i tecnici, non la politica»), che avverte: «Per costruire la nuova struttura ci vogliono almeno 6 anni e nel frattempo è urgente rimettere mano all’esistente».

Zaia, accusato dagli sfidanti di non aver deciso alcunché in questi 5 anni, si è leggermente sbilanciato, indicando in Padova Est la soluzione più praticabile per la costruzione ex novo . «Quando siamo partiti c’erano in ballo decine di siti, ora ne sono rimasti due, quello all’aeroporto e Padova Est. Il primo, però, presenta problemi notevoli sul piano logistico e dei vincoli demaniali per cui ci stiamo orientando sul secondo… vedremo, la scelta è imminente». Zaia è apparso possibilista anche sull’ipotesi di realizzare il nuovo policlinico («Con il campus, anche se di quello si dovrebbe occupare il ministero dell’Istruzione») in project financing, soluzione a suo tempo scartata con l’obiettivo di far tutto da sé: «I project non sono stati inventati dalla Regione ma da una legge dello Stato e vengono utilizzati in tutta Europa, senza problemi. Poi è chiaro che se uno è ladro, è ladro, e ruba anche in chiesa, mica gli serve il project. Se la Banca europea degli investimenti ci finanzia tutti i 650 milioni che servono a tasso zero, bene, altrimenti è evidente che si dovranno trovare altre strade». In ogni caso, «finché ci sono io, si fa come dico io – ha detto il governatore con tono inusuale – in Italia sono tutti tecnici ma a bordo campo ci sono io e non voglio che quest’opera si trasformi in un carnaio di avvisi di garanzia».

Zaia, che ha annunciato per i prossimi giorni «grandi novità sulla governance della sanità, rivoluzioneremo il settore con un progetto ambizioso, altro che taglio delle Usl», si è detto favorevole all’introduzione del direttore scientifico (come Tosi), punto di riferimento per la ricerca e la didattica, e al potenziamento dello Iov, argomento su cui il sindaco di Verona è stato decisamente più netto: «Patisce un deficit strutturale che va colmato al più presto» ha detto Tosi, che tra una promessa di abolizione dei ticket ed una scudisciata al governatore sugli ospedali di notte e il drastico calo dei pazienti da fuori regione (su cui invece intendono puntare lui e la Moretti), ha ammesso: «Si deve ripensare la governance dell’azienda ospedaliera ma evitando di ripetere gli errori commessi a Verona, dove l’esperimento di integrazione con l’università non è andato proprio come pensavamo». Moretti ha promesso che raddoppierà da 50 a 100 le borse di studio per le specialità, riserverà a Padova ampia autonomia (anche finanziaria) nel ridisegno delle Usl che scenderanno da 21 a 8 e costringerà l’ufficio di Bruxelles della Regione a recuperare i preziosi fondi Ue. «Li reinvestiremo in risorse umane e tecnologie» ha spiegato, trovandosi d’accordo con Berti che l’aveva preceduta. Il pentastellato, ovviamente, non ha rinunciando ad un affondo contro la «Casta»: «Le nomine dei direttori generali non dovranno essere lasciate più in mano al governatore. Occorre un processo di scelta interno». Applausi, per tutti.

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 15 maggio 2015 

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