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Padova. Pediatria, vertice tra Regione e dg: in ballo altre sedi. Oggi nuova perizia dell’Ateneo, intanto è stato definito il piano di evacuazione: «Prima i malati»

Oggi è un giorno importante per i destini della Clinica pediatrica, dopo l’ipotesi di sgombero emersa dalla perizia del professor Renato Vitaliani, ordinario di Tecnica delle costruzioni all’Università, che ha evidenziato «lacune statiche» nella palazzina a quattro piani inaugurata nel 1956 nella parte est dell’Azienda ospedaliera.

Il problema, e relative due opzioni dell’eventuale evacuazione all’ospedale Sant’Antonio oppure della ristrutturazione per tranche del polo del bambino, è all’odine del giorno dell’abituale incontro a Montecchio Precalcino tra il responsabile regionale della Sanità, Domenico Mantoan, e i direttori generali delle aziende sanitarie. La Regione potrebbe esporre ulteriori soluzioni ma è probabile che si discuterà anche di eventuali nuovi spazi dove ospitare provvisoriamente la Pediatria.

Per ora è spuntata fuori la solita ipotesi dell’ex seminario di Tencarola, ormai inutilizzato e già tirato in ballo per l’accoglienza dei profughi, ma oltre alla necessità di tenere in città il reparto dedicato ai più piccoli c’è anche il diktat di trovare locali idonei ad ospitare realtà delicate come la stanza per il trapianto di midollo, le sale operatorie, la Terapia Intensiva, difficilmente adattabili a edifici non a vocazione sanitaria. Senza contare i vari reparti e vocazione regionale, che richiedono una posizione centrale. Sempre oggi è poi attesa una nuova relazione dell’Università, che dovrà confermare o meno la prima perizia e in base alla quale Regione, Azienda ospedaliera e Usl 16 decideranno il da farsi. E infatti è prevista una riunione dei vertici dei tre enti, che discuteranno l’esito dell’accertamento descritto.

Intanto proseguono i test di stabilità affidati sempre ai professionisti dell’Ateneo cittadino, mentre ieri si è tenuto un altro incontro fra i tecnici dell’Azienda ospedaliera e quelli della Pediatria, utile a mettere a punto un eventuale piano di trasferimento. «Potrebbe servire sia nel caso di restauro articolato in porzioni terra-cielo, con relativo spostamento, di volta in volta, di un terzo della Clinica, sia nell’opzione estrema del passaggio al Sant’Antonio — spiega Luciano Flor, direttore generale dell’Azienda ospedaliera —. Non possiamo prenderci all’ultimo momento, dobbiamo agire per tempo e quindi stiamo definendo le modalità del piano, gli aspetti logistici, gli accessi, le priorità. Insomma la scaletta da seguire, il livello di urgenza delle cose da muovere. Ovviamente la precedenza assoluta ce l’hanno i pazienti».

Perciò i primi a lasciare eventualmente la Pediatria, sarebbero i 110 degenti, seguiti dai 400 dipendenti e poi da attrezzature, dispositivi, farmaci e altro materiale. «Ma spostare tutto in dieci giorni (come indica la perizia, ndr) sarebbe impossibile — avverte il professor Giorgio Perilongo, direttore della Clinica pediatrica —. Ci vorrebbe oltre un anno, soprattutto se dovranno seguirci anche Chirurgia, Oncoematologia e Ostetricia, ora in sedi distaccate». E poi ci sono anche gli ambulatori ora dislocati in Pneumologia.

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere del Veneto – 15 marzo 2016 

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