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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Padova. Sono 75 mila i pensionati «costretti» alla banca
    Notizie ed Approfondimenti

    Padova. Sono 75 mila i pensionati «costretti» alla banca

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche14 Dicembre 2011Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Addio ai contanti del vitalizio in Posta con la norma della tracciabilità Nardo (Adiconsum): «Perchè costringerli a cambiare? Sarà il caos» Franco Piacentini.Per lo più si tratta di donne con la pensione di reversibilità. E si tratta di somme che non eccedono i 5-600 euro al mese

    Sono circa 75 mila i pensionati padovani, che da gennaio non potranno più ricevere da Poste Italiane l’assegno vitalizio in contanti anche quando la somma mensile oscilla tra i 500 ed i 600 euro. « Il conto è presto fatto visto che in tutta la provincia le pensioni erogate dall’Inps sono complessivamente 220 mila e questo tipo d pensioni rappresenta il 30% – osserva il sindacalista Franco Piacentini, che è anche presidente del comitato regionale dell’Ente Previdenziale guidato da Antonio Pone – Per lo più, si tratta di donne che ricevono la pensione di reversibilità del coniuge o ex lavoratrici, che, per motivi familiari, hanno versato pochi anni di contributi e si sono ritirate a vita privata abbastanza presto. Personalmente, non sono d’accordo con la drastica decisione del governo Monti. La limitazione del pagamento cash dovrebbe essere estesa a mille euro. Non ha senso applicare la nuova normativa sulla tracciabilità anche ai pensionati che ricevono assegni vitalizi molto bassi. Gente che fa fatica a tirare avanti non può essere sospettata di evasine fiscale. Tanto più che l’Inps parte della Pubblica amministrazione. Di conseguenza il pensionato è già registrato alla fonte e non serve a niente andare a controllare come va a spendere, successivamente, i pochi soldi che riceve dallo Stato». In città, intanto, non si sono fatte attendere le prime proteste dei pensionati: tra mercoledì e venerdì, hanno affollato gli uffici dei patronati e delle associazioni dei consumatori. «Questa norma va assolutamente cambiata – sottolinea Roberto Nardo, segretario di Adiconsum – Perché bisogna costringere anche i pensionati con assegni mensili molto bassi a modificare le loro abitudini decennali e a sottoscrivere un conto corrente bancario? Sebbene sia gratuito all’inizio, costerà sempre qualcosa in seguito ogni volta che andranno ad effettuare un’operazione nei rispettivi istituti di credito. Per non parlare, poi, dei numerosi pensionati che decideranno di non accendere il conto corrente in banca e continueranno ad andare a ritirarsi i soldi ogni mese in Posta. Per loro, la vita diventerà più complicata perché dovranno recarsi all’ufficio postale di competenza almeno due volte al mese: quindi, la fila davanti agli sportelli diventerà ancora più lunga. In tanti casi, infine, specialmente per gli anziani molto avanti negli anni, il pagamento diventerà ancora più complesso. Dovranno sottoscrivere almeno due deleghe a parenti, badanti o amici, per andare a ritirare i soldi alla Posta. No, caro professor Monti, così non va proprio bene. Cerchi di modificare subito questa nuova regola. Per il bene dei pensionati a reddito basso e per i bene del Paese». Il Mattino di Padova (12 dicembre 2011)

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