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Pancitopenia felina. Il Royal Veterinary College dell’Università di Londra ha aggiornato a lunedì 21 giugno la situazione. Il nodo delle diete ipoallergeniche

Il Royal Veterinary College dell’Università di Londra ha aggiornato a lunedì 21 giugno la situazione relativa ai casi di pancitopenia felina riscontrati in gatti di proprietà, prevalentemente alimentati con diete ipoallergeniche, nell’ambito delle cosiddette “prescription diets” proposte attraverso  “brands” di petfoods posti in commercio.

Il  Royal College è a conoscenza di 278 gatti in base a casi trattati negli ospedali e alle informazioni fornite da alcuni veterinari nel Regno UnitoIl tasso di mortalità è del 70,2% al momento della segnalazione. 

I dati rappresentano probabilmente solo una percentuale dei casi, poiché molti gatti potrebbero non essere stati presentati a uno studio veterinario e/o esaminati da un veterinario. Infatti, solo una piccola percentuale dei veterinari nel Regno Unito sta segnalando attivamente all’RVC in questo momento, attraverso il modulo di sondaggio/segnalazione messo a disposizione.

Si segnala peraltro che i dati che afferiscono possono riconoscere un bias di indipendenza/conflitto di interessi, fatte salve le segnalazioni ricevute dai colleghi veterinari. In questo, il tasso di mortalità potrebbe risentire del fatto che siano stati segnalati solo i casi gravi.

Su questo punto, l’attivazione di un gruppo facebook “Pancytopenia in Cats Awareness”, consultabile a questo indirizzo  fornisce un quadro più ampio del dibattito che si è instaurato tra proprietari di pets, Food Standard Agency, the Animal Plant and Health Agency, il  DEFRA,  l’Associazione dei produttori di Petfood, la Scuola Universitaria di veterinaria e i veterinari libero-professionisti.

L’associazione dei produttori di petfood sul suo sito ha messo a disposizione una serie di Domande & Risposte.

Il RVC d’altra parte ha schematizzato il quadro clinico nei gatti esposti al petfood contaminato.

Come registro un caso:

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Come riconosco se un gatto ha questa sindrome?

I segni clinici possono essere inizialmente molto vaghi (letargia, malessere e inappetenza). Uno dei primi segni clinici più specifici che si possono osservare è il sanguinamento, ad es. dalla bocca, ematochezia, ematuria, ematemesi, melena, ematoma post prelievo di sangue. Nei casi più gravi, quando il sanguinamento è marcato, i pazienti possono presentare collasso con ipovolemia. Alcuni gatti non hanno presentato alcun segno clinico e sono stati diagnosticati semplicemente perché un altro gatto in casa è stato colpito.

Come faccio a diagnosticare questa sindrome?

È richiesto un esame emocromocitometrico completo con esame dello striscio di sangue (preferibilmente eseguito presso un laboratorio esterno). I gatti possono avere una pancitopenia che colpisce le piastrine (generalmente <20×10?/l), neutropenia (generalmente inferiore a 0,5×10?/l) e un livello variabile di anemia non rigenerativa a seconda che si sia verificato (o quanto) sanguinamento. Tuttavia sembra che all’inizio del processo patologico possano essere presenti solo trombocitopenia o neutropenia e che alcuni gatti (in particolare molto giovani), in uno stadio apparentemente precoce della malattia, abbiano manifestato segni di anemia rigenerativa. La pancitopenia è causata da una grave ipo-aplasia generalizzata del midollo osseo e il metodo gold standard per diagnosticarla è il prelievo di midollo osseo (aspirato e carota).

Come devo trattare questa sindrome?

Il trattamento ideale per questi pazienti è sconosciuto. Sospettiamo una base tossica per la malattia (sebbene ciò non sia stato confermato), ma la tossina e quindi qualsiasi “antidoto” sono sconosciuti. Il trattamento si basa quindi su cure di supporto. I gatti non dovrebbero essere più nutriti con cibo che è stato oggetto di un richiamo. Nei pazienti anemici instabili sono raccomandati sangue intero o globuli rossi concentrati (con o senza plasma). Antibiosi ad ampio spettro, ad es. l’amoxicillina potenziata è raccomandata per i pazienti con una conta dei neutrofili inferiore a 1×10?/l. La terapia con corticosteroidi è controversa. Non ci sono prove che sia benefico e le dosi immunosoppressive potrebbero essere dannose in pazienti con una conta dei neutrofili così bassa. Altre terapie possibilmente utili includono il fattore stimolante le colonie di granulociti (G-CSF), l’acido tranexamico in pazienti con emorragia importante, e la cobalamina, sebbene nessuno di questi consigli sia basato sull’evidenza.

Cosa devo fare con un gatto che sembra sano ma ha seguito una dieta che è stata oggetto di ritiro dal commercio?

Probabilmente ci saranno molti che si trovano in questa situazione e l’approccio dipenderà dal grado di preoccupazione e dalla propensione a sostenere la spesa di una visita veterinaria da parte del proprietario. Chiedere al proprietario di monitorare da vicino il gatto e di contattarti se nota uno dei segni clinici sopra indicati è generalmente appropriato. Un esame emocromocitometrico completo (CBC) può rassicurare il proprietario o consentire il rilevamento di un caso asintomatico. Raccomandiamo di eseguire un emocromo con esame dello striscio di sangue (idealmente eseguito in un laboratorio esterno) nei gatti asintomatici in una famiglia in cui è stato colpito un altro gatto. Se dall’emocromo si evidenziano lievi diminuzioni del numero di piastrine, neutrofili e/o globuli rossi, ma i livelli non sono compatibili con quelli indicati, si consiglia di ripetere l’emocromo in 3-14 giorni a seconda della gravità per monitorare la progressione.

La questione delle diete ipoallergeniche nel gatto

Interessante notare che i petfood ritirati dal commercio fanno parte di diete ipo-allergeniche. Nella composizione di tali diete si privilegia ad esempio l’utilizzo di una unica fonte di proteine e carboidrati, il che fa venire meno il fattore di abbattimento del rischio dato dalla diluizione di una materia prima in un mangime composto.

L’ipotesi causale micotossine , specificatanmente T2 e HT2 è la più plausibile per il tipo di effetto tossico riscontrato – qui mi fermerei e mi attaccherei alla parte in grassetto: Rimane da capire…è la più plausibile

L’ipotesi causale micotossine, specificatamente T2 e HT2 è la più plausibile per il tipo di effetto tossico riscontrato, rimane da capire se l’ingrediente contaminato sia una materia prima, o un additivo per il corretto bilanciamento della dieta

Sebbene la Commissione Europea abbia “corretto il tiro” raccomandando un livello massimo di contaminazione di HT2 + HTA di 50 ppb nel mangime composto per gatti, tale livello risulta comunque superiore al limite raccomandato di 15 ppb per gli alimenti destinati all’infanzia.  Gatti e infanti infatti condividono la vulnerabilità a tali micotossine per una poco efficace eliminazione mediante glucuronidazione. Se negli infanti tale vulnerabilità è legata ad una immaturità dei sistemi di detossificazione, nei gatti è sostenuta da una mancanza congenita di tale via metabolica di fase 2. Per quanto sopra esposto, il livello raccomandato non sembrerebbe “adeguato” per i gatti, o quantomeno la raccomandazione sarebbe deficitaria di una logica tossicologica interna.

Al momento sul mercato esistono saggi immuno-emzimatici, tarati sui limiti raccomandati negli alimenti per l’infanzia in grado di dare in breve tempo una risposta ad un sospetto clinico-tossicologico, corroborato dall’esame ematologico.

La condivisione delle formulazioni mangimistiche “aperte” da parte dei produttori di petfood di tali diete ipoallergeniche permetterebbe una più immediata prioritizzazione dei controlli.

Sarebbe assolutamente qualificante che la sanità pubblica veterinaria, per il suo ruolo di garanzia e indipendenza rispetto al mondo produttivo del petfood, si proponesse parte attiva e di servizio alla cittadinanza,  laddove il gatto rappresenta anche uno snodo importante per la profilassi di zoonosi, non ultimo Covid-19. La cittadinanza rientra a pieno titolo tra i protagonisti della One Health, secondo la definizione pionieristica della Associazione Medici Veterinari Americani – AVMA del 1998, anche se qualche Istituzione non la comprende nella definizione, limitandosi ai ruoli istituzionali.  Il dibattito sul gruppo Facebook è una testimonianza della portata di tale limitazione. Una opportunità di praticare la One Health nei fatti, non le parole, prendendosi cura degli individui più fragili e vulnerabili: quelli che gattonano. In questo, giova ricordare il monito della Commissione Europea nel lancio del Green deal e next generation programme: i quadri legislativi attuali possono risultare obsoleti alla luce degli ambiziosi obbiettivi che ci si è dati per il 2030.

 

Per chi volesse approfondire vai a questo sito 

 

(riproduzione ammessa solo citando la fonte – testo raccolto a cura della redazione)

24 giugno 2021

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