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«I numeri dei morti non ci sconvolgono più». Il viaggio di Paolo Giordano nella pandemia: lunedì 14 la prima puntata su Corriere.it

«La nuova fase dell’epidemia ha provocato una sorta di narcosi: è diventata ormai un dato acquisito, i numeri dei morti non ci sconvolgono più. Quando mi sono reso conto che questo meccanismo cominciava ad avere effetto anche su di me, ho capito che dovevo aggiungere un pezzo di esperienza». Per questo Paolo Giordano ha deciso di «andare a vedere i corpi che si ammalano e non respirano» nell’ospedale Maria Vittoria di Torino, dove ha lavorato per 40 anni suo padre Bruno, ginecologo ostetrico. Un viaggio insieme personale e universale. Ne ha scritto nel suo reportage per il Corriere.

Ora l’ospedale è al centro di Ossigeno, un podcast sull’epidemia in quattro puntate prodotto da Chora Media, società fondata da Mario Calabresi (domani sarà possibile ascoltare gratis sul sito del Corriere la prima). «Chora è nata con l’idea di realizzare prodotti nativi per questo tipo di piattaforma — dice Calabresi —: siamo convinti che i podcast abbiano una grandissima potenzialità, con la loro capacità di coinvolgere intimamente il pubblico nelle storie».

La voce di Giordano, una delle più lucide nel diagnosticare errori e inadempienze nella gestione dell’epidemia e nell’indicare la strada per affrontarla al meglio, si aggiunge alle voci che arrivano dall’ospedale — quelle di medici, addetti alla morgue, pazienti — per raccontare l’ordinarietà della crisi straordinaria che lo ha investito.

Ci porta tra le sue mura, inaccessibili agli esterni a causa delle norme anti contagio, e mostra ciò che abbiamo rimosso. Le sale operatorie trasformate in terapie intensive — tutte tranne una, riservata alle urgenze —; le finestre spalancate e le telecamere per monitorare i pazienti sedati e intubati. Lo spostare continuo dei corpi malati, per trovar posto ai nuovi arrivati, la paura dei pazienti di «morire male», come dice il primario della medicina d’urgenza del Maria Vittoria. Malati che nel peggiore dei casi «le loro famiglie non vedranno più, né da vivi né da morti» dice Giordano. «Questa malattia è entrata nel tessuto fine della nostra esistenza, ha cambiato tutto, compresi i suoi momenti fondamentali: morte e nascita» aggiunge.

Tra le voci che ha raccolto c’è quella della giovane madre dalla vita difficile, che ha partorito da sola, pensando al padre morto due mesi prima di Covid in Perù, consolata dalla dottoressa che l’ha assistita. E che piange con lei.

«Farsi carico della sofferenza dei pazienti è la cosa che in questi mesi ha stremato di più medici e infermieri» spiega Giordano. Sono loro l’unico tramite tra i pazienti e i loro cari. Sarà un carico che dovranno affrontare ancora per mesi, anche con il vaccino.

Giordano è convinto che «la salvezza possa venire solo dalla medicina e dalla scienza» e che la scienza «indichi anche la via dell’umanità». Due poli dell’esperienza umana che siamo abituati a contrapporre. Ma questa «scorciatoia riduzionista» non funziona di fronte all’evento più complesso della nostra storia recente: «Per evitare errori dobbiamo mettere insieme emotività e razionalità».

Lui, fisico e scrittore, sa farlo come nessun altro.

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