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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pensione anticipata con tagli fino al 12 per cento: ora via al confronto sulla riforma previdenziale. Domani l’incontro con i sindacati sulla proposta del Governo
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    Pensione anticipata con tagli fino al 12 per cento: ora via al confronto sulla riforma previdenziale. Domani l’incontro con i sindacati sulla proposta del Governo

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche23 Maggio 2016Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Uscita anticipata per la pensione con penalizzazione differenziata in base alla categoria, fino ad un massimo del 12 per cento. È questa la proposta principale che il governo metterà sul tavolo nell’incontro con i sindacati in programma per domani. Ma nella riunione, a cui parteciperanno per l’esecutivo il ministro del Lavoro Poletti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, si parlerà probabilmente anche di altro: la possibilità che dal prossimo anno il taglio del cuneo fiscale per i nuovi assunti sia reso almeno in parte strutturale.

    E le tre confederazioni vorranno essere ulteriormente rassicurate sul fatto che non sarà toccato l’attuale meccanismo delle pensioni di reversibilità.

    L’ORDINE DEL GIORNO All’ordine del giorno dell’incontro a cui sono stati invitati i tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil ci sono i “temi della previdenza e delle politiche del lavoro”. La dizione è abbastanza generica ed è facile prevedere che l’appuntamento non sarà decisivo; dovrebbe servire comunque a far ripartire il dialogo con le parti sociali dopo che per mesi i sindacati hanno chiesto di essere ascoltati mentre si moltiplicavano indiscrezioni e congetture sulle mosse dell’esecutivo. Poletti e Nannicini, pur senza scoprire del tutto le carte, presenteranno il progetto di anticipo della pensione a cui si sta lavorando in vista della prossima legge di Stabilità. Per il governo il problema numero uno è iniettare un po’ di flessibilità nel meccanismo della legge Fornero, senza però produrre aggravi di spesa previdenziale, nemmeno nel breve termine. D’altra parte la riforma approvata nel 2011, in clima di piena emergenza finanziaria, rappresenta tuttora uno dei punti di forza del nostro Paese nel non facile confronto con le istituzioni europee.

    Il meccanismo prescelto prevede quindi un ruolo importante per il sistema bancario e per le stesse aziende. Si tratterà sostanzialmente non di un trattamento pensionistico anticipato ma di un prestito da parte degli istituti di credito che i pensionati saranno chiamati a restituire a piccole rate una volta raggiunti gli effettivi requisiti per la vecchiaia. Di fatto ci sarà una penalizzazione tra l’1 e il 4 per cento in base al reddito e probabilmente anche alla categoria a cui appartiene il lavoratore (potrebbero ad esempio essere sfavoriti quelli pubblici). La soluzione riguarderà in prima battuta i nati tra il 1951 e il 1953, per poi essere estesa alle annualità successive. Questo approccio probabilmente non piacerà alla controparte sindacale; ad esempio la Uil si è già espressa apertamente in modo contrario, chiedendo invece una flessibilità senza contropartite economiche. Oltre alle regole per l’accesso alla pensione, le confederazioni sono interessate a misure per chi già percepisce l’assegno previdenziale: si dovrebbe quindi parlare anche dell’idea, espressa dallo stesso premier Renzi, di assegnare alle pensioni più basse qualcosa di simile agli 80 euro al mese riconosciuti ai lavoratori dipendenti con reddito basso e medio-basso.

    LA MANOVRA Ma probabilmente un accenno verrà fatto anche agli altri ingredienti della prossima manovra. In alternativa alla riduzione delle aliquote Irpef, il governo potrebbe prendere in considerazione una forma strutturale di decontribuzione (6 punti in meno per i nuovi assunti, eventualmente da compensare rafforzando la previdenza integrativa) e misure per coordinare e rafforzare il sostegno alle famiglie.

    Il Messaggero – 23 maggio 2016 

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