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Pensione flessibile, sgravi per chi usa l’«integrativa». Il governo studia di concedere la «Rita» con una tassazione che oscilla tra il 15 e il 9%

Con il “pacchetto pensioni” che il Governo sta preparando per la prossima legge di Bilancio arriverà una nuova forma di flessibilità nell’utilizzo delle prestazioni pensionistiche complementari rispetto alla maturazione dei requisiti della pensione di base. I lavoratori che a gennaio avranno i maturato requisiti per accedere all’Ape, l’anticipo pensionistico con finanziamento bancario assicurato, potranno scegliere, in alternativa o come forma di parziale di copertura finanziaria della stessa Ape, una Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) beneficiando di una tassazione agevolata e che oscilla tra il 15 e il 9%.

La Rita consentirà di percepire la rendita in anticipo rispetto alla pensione obbligatoria a lavoratori con 63 anni di età e almeno 20 di contributi che sono senza contratto al momento della richiesta contando su una tassazione sostitutiva più leggera per coloro che hanno un’iscrizione di più lungo corso a un fondo pensione integrativo. In particolare l’ipotesi è di uno sgravio dello 0,3% per ogni anno di iscrizione a un fondo superiore a 15 anni, con una tassazione sostitutiva che può scendere fino al 9% contro l’attuale 23% previsto per gli anticipi motivati da esigenze diverse dalle cure sanitarie o dalle spese per la prima casa (casi in cui il prelievo è al 15%). Nel caso di prestazione pensionistica complementare associata alla pensione di base l’aliquota marginale è invece quella prevista dallo scaglione Irpef di appartenenza.

In questo modo Rita diventerebbe un’opzione stabile su cui i lavoratori possono contare per integrare il loro reddito negli anni di passaggio alla pensione, con la certezza che una volta ottenuta la rendita anticipata essa sarà cumulabile (come lo sarà la stessa Ape) con eventuali nuovi redditi da lavoro.

Ad annunciare il nuovo strumento è stato Stefano Patriarca, consigliere economico della Presidenza del consiglio e tra i tecnici senior che affiancano il sottosegretario Tommaso Nannicini. «Non è possibile ridurre l’età pensionabile, ma è possibile intervenire con il sostegno privato» ha affermato Patriarca intervenendo al convegno milanese di Itinerari previdenziali. «Per rilanciare la previdenza integrativa – ha poi aggiunto – una delle idee è di trovare degli spazi nuovi, attraverso strumenti come Rita, che consente di far scegliere, a chi ha una previdenza integrativa, di non aspettare la pensione pubblica per avere una rendita, ma di avere una sorta di reddito ponte, prima di arrivare alla pensione, che consenta alle persone di uscire prima dal lavoro».

Questa ulteriore flessibilità di anticipo della rendita pensionistica complementare va oltre le misure già previste nel Ddl concorrenza che il Senato dovrebbe approvare in via definitiva entro fine mese. In quel testo si prevedono due cose:?1)la possibilità di accedere in via anticipata alla rendita per i disoccupati di lungo corso (almeno 24 mesi); 2) la facoltà di destinare anche solo una parte del Tfr alla previdenza complementare sulla base di intese collettive. Due misure che il presidente della Covip, Mario Padula, ha segnalato con interesse in occasione della Relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione perché vanno nella direzione della necessaria evoluzione di un sistema, quello della previdenza complementare, fermo a 7,2 milioni di iscritti (+12,1% sul 2014) che scendono a 5.441.868 se dal totale si scomputano circa 1,8 milioni di lavoratori che hanno smesso di versare i contributi. Con la maggiore flessibilità introdotta con Rita l’adesione a un fondo pensione diventerebbe interessante anche per un lavoratore che si trovi a 10 o 15 anni dal pensionamento, visto che l’anticipo della rendita verrebbe reso stabile. La platea iniziale dei beneficiari di Rita sarebbero intanto quella parte dei 350mila lavoratori indicata dal Governo per i prossimi tre anni che ha già aderito a un fondo pensione.

Ieri il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha invece affermato che il Governo intende portare il finanziamento del reddito di inclusione attiva a 1,5 miliardi. Per la lotta alla povertà «c’è già un miliardo previsto per il 2017 e lavoriamo perché, a conclusione dell’attuale fase, quando entrerà in vigore il reddito d’inclusione, ci siano 1,5 miliardi. Con queste risorse stimiamo di poter arrivare a tutte le famiglie povere con minori a carico» ha spiegato Poletti a margine del tavolo di confronto con i sindacati.

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore – 7 settembre 2016

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