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Pensioni, il governo blinda le deroghe. Restano 15 le categorie esentate da «quota 67». L’ipotesi di una tassa di 4 euro sui biglietti aerei

Lorenzo Salvia. Quindici categorie da «salvare», non una di più. Il governo blinda la proposta sulle pensioni dal pressing dei sindacati che vorrebbero allargare il numero delle deroghe rispetto all’innalzamento dell’età della pensione, che nel 2019 dovrebbe salire a 67 anni. Niente da fare per poliziotti e vigili del fuoco, che già vanno in pensione prima ma avrebbero subito un aumento di cinque mesi. Niente da fare nemmeno per le madri con figli. Ieri il governo ha fatto sapere ai sindacati che non ci saranno allargamenti e le categorie esentate restano le quindici proposte nell’incontro di martedì, dalle maestre d’asilo ai muratori. Cisl e Uil dovrebbero accettare. La Cgil no e si prepara alla mobilitazione: «Se un meccanismo non va bene — dice il segretario Susanna Camusso — bisogna cambiarlo, non si può agire per deroghe».

Resta sempre la tentazione di rinviare ogni decisione a dopo il voto per le politiche, bocciata dal governo ma contenuta in una serie di emendamenti al decreto fiscale, all’esame del Senato. Per ora sono stati accantonati ma prima o poi arriverà il momento del voto. Proprio sul decreto fiscale sono stati presentate, ma non ancora votate, altre proposte di modifica che faranno discutere. La più delicata prevede una mini tassa di 4 euro sui biglietti aerei che servirebbe a finanziare le città metropolitane, a corto di risorse. Protesta l’intero settore aereo, ricordando che il governo ha promesso una manovra senza nuove tasse, confermando anche il blocco delle addizionali locali. Probabile un ripensamento. Sembra invece fatta l’apertura della rottamazione bis delle cartelle di Equitalia anche a chi non aveva fatto domanda per la prima operazione di definizione agevolata.

In arrivo l’emendamento del governo sulla golden power, i poteri speciali che l’esecutivo può esercitare in caso di cambio di controllo di un’azienda strategica. Si tratta di una mano tesa verso Tim: «Se c’è una collaborazione e si raggiunge un accordo – spiega il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda — può essere diminuito l’attuale livello minimo della sanzione che è fissato nell’1% del fatturato, quindi molto elevato». Un altro modifica riguarda la tassazione delle sigarette. Non è una nuova imposta, né un aumento di quelle esistenti. Ma distribuisce in maniera diversa il carico fiscale, visto che finora solo le sigarette di prezzo medio/alto hanno subito aumenti delle accise. Di proposte di modifica ne arriveranno ancora di più quando si discuterà la legge di Bilancio vera e propria, nonostante il tentativo di frenare l’assalto alla diligenza. Il Pd ha messo un tetto, al Senato non più di 140 emendamenti. Un limite accolto non proprio con entusiasmo.

Il Corriere della Sera – 9 novembre 2017

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