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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pensioni, microaumenti e prelievi. Ecco chi paga con la legge di Stabilità
    Notizie ed Approfondimenti

    Pensioni, microaumenti e prelievi. Ecco chi paga con la legge di Stabilità

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche29 Novembre 2013Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Non ci sono buone notizie per i pensionati, né tanto meno per coloro che si ritireranno dal lavoro con l’anno nuovo. I primi dovranno fare i conti con aumenti risicati e con la prospettiva di dover lasciare sul campo un consistente contributo di solidarietà (le cosiddette «pensioni d’oro»). Gli altri, in particolare le donne, con l’innalzamento dei requisiti per ottenere la rendita di vecchiaia.

    Questo in sintesi il quadro che si presenta dopo l’approvazione del maxiemendamento alla legge di Stabilità. Dopo il blocco di due anni voluto dalla riforma Monti-Fornero, torna l’adeguamento al costo della vita per le pensioni superiori a 1.486 euro lordi al mese (3 volte il minimo), un ritorno comunque in forma limitata che non va oltre i 2.973 euro lordi (6 volte il minimo). Insomma aumenti magri, anche perché quest’anno il tasso d’inflazione si prospetta relativamente basso. Con la legge di Stabilità 2014, fermo restando l’adeguamento al 100% per le pensioni fino a 3 volte il minimo, si scende al 90% per i trattamenti fra 3 e 4 volte; al 75% per gli importi compresi fra 4 e 5 volte; al 50% per quelli superiori a 6 volte (solo per il 2014 viene esclusa ogni rivalutazione). Inoltre, il nuovo meccanismo di rivalutazione non avverrà più a scaglioni come prima. Questo significa che le riduzioni, quando previste, riguardano l’intero assegno e non solo la parte eccedente la soglia garantita.

    Rivalutazioni L’indice Istat

    Il dato da cui partire è l’indice Istat per le famiglie di operai e impiegati. Non è ancora noto il suo andamento 2013, ma la legge prevede che sia stimato sulla base dei primi nove mesi dell’anno: l’incremento dei prezzi si proietta dunque all’1%, contro il 3% riconosciuto da gennaio scorso. In cifre l’aumento di gennaio 2014 sarà così articolato: 100% dell’indice Istat sulle pensioni d’importo mensile sino a 3 volte il minimo di dicembre 2013 (1.487 euro); 90% per quelle d’importo mensile compreso tra 3 e 4 volte il minimo (da 1.487 a 1.982 euro); 75% per quelle d’importo mensile compreso tra 4 e 5 volte il minimo (da 1.982 a 2.478 euro); 50% per quelle d’importo mensile compreso tra 5 e 6 volte (da 2.478 a 2973 euro). A partire da 6 volte il minimo scatta un altro tipo di decurtazione: resta l’incremento dimezzato, ma si applica solo alla quota di pensione che non supera questa soglia. Di fatto, ipotizzando un tasso pari all’1%, l’aumento viene cristallizzato a poco meno di 15 euro almese, e dunque si riduce in percentuale per le pensioni via via più alte. E tutti gli importi sono al lordo dell’Irpef.

    Pensioni d’oro Interessa quasi 30 mila assegni

    Assieme all’indicizzazione torna anche il contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni d’oro che la scorsa estate la Corte costituzionale aveva cancellato. Questa volta sarà del 6- 12% sugli importi superiori a 6.936 euro lordi al mese (90.168 euro all’anno). Il contributo viene riproposto per finanziare un sussidio a favore dei più poveri, motivazione che dovrebbe consentire, secondo il governo, di superare eventuali nuovi giudizi di costituzionalità. Il contributo è fissato nel 6% per la parte di pensione compresa fra 14 e 20 volte il minimo (90.168—128.811 euro lordi annui), che sale al 12% sugli importi fra 20 e 30 volte il minimo (128.811—193.217 euro lordi annui) e al 18% sulle quote oltre 30 volte. In tutto, le pensioni colpite dal nuovo contributo di solidarietà sono, secondo i dati Inps, 29.554.

    Ritiro L’anticipo impossibile

    La pensione di vecchiaia delle donne si allontana sempre di più. L’innalzamento del limite di età è iniziato nel 1993 con la riforma Amato che ha portato la soglia anagrafica, sebbene gradualmente, da 55 a 60 anni. A partire dal 2012 è cambiato tutto. La legge Monti-Fornero ha infatti dato un deciso colpo di acceleratore alla equiparazione con gli uomini, già peraltro decisa dal precedente governo Berlusconi, che nell’estate 2011 aveva previsto un percorso che doveva iniziare nel 2014 per raggiungere il traguardo nel 2026. Ma non è stato così. Dal 1° gennaio 2012, infatti, l’età delle donne è salita brutalmente a 62 anni—soglia alla quale già nel 2013 sono stati aggiunti 3 mesi (per via dell’adeguamento alle cosiddette speranze di vita)—e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 9 mesi nel 2014. Per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici dirette), invece, lo scalone del 2012 è stato di 3 anni e 6 mesi (l’età è passata da 60 a 63 anni e mezzo). Limite che salirà a 64 e 9 mesi nel 2014. Più difficile infine anticipare la vecchiaia, per entrambi i sessi. Chi non ha ancora l’età, l’anno prossimo dovrà infatti accumulare almeno 42 anni e 6 mesi di contributi (41 e 6 mesi le donne).

    Corriere della Sera – 29 novembre 2013

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