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Per le Casse nel 2012 conti sostenibili ma sacrifici pesanti. Meno giovani iscritti, Cig ad alto rischio

«In Italia non è chiaro cos’è la previdenza privata, che viene trattata come un problema economico». Con queste parole Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza dei liberi professionisti, dà inizio all’incontro di presentazione del terzo Rapporto sulla previdenza privata in Italia, elaborato dal Centro studi Adepp, che si è svolto ieri a Roma presso la Nuova sala dei gruppi parlamentari.

Il rapporto riguarda 1.390mila professionisti, di cui 50.245 pensionati; 7 miliardi di contributi incassati e 5 miliardi di prestazioni erogate.

Il presidente Adepp parla di “problema economico” riferendosi all’obbligo imposto alle Casse dalla riforma Fornero di garantire una stabilità a cinquant’anni, una sfida vinta ma anche a costo di non garantire prestazioni adeguate ai futuri pensionati; un sacrificio che non è stato accompagnato da una strategia di crescita o di sostegno del settore nei momenti di crisi. Sostegno che è arrivato solo dalle Casse, che nel 2012 hanno speso 223milioni per il welfare. I liberi professionisti stanno pagando un prezzo alto alla crisi, i loro redditi hanno subito una pesante contrazione (si veda il Sole 24 Ore di ieri), e la crescita di iscritti che stanno registrando è più legata alla ricerca alternativa di lavoro degli over 40 piuttosto che all’appeal della libera professione. «A livello attuariale si può pensare che sia una cosa buona – spiega Camporese – ma non lo è nella sostanza, perché gli iscritti più giovani stanno diminuendo rispetto ad un tempo». Da un’indagine che il Censis ha svolto su richiesta dell’Adepp emerge che dal 2007 a oggi i giovani professionisti sia autonomi che dipendenti, sono diminuiti in Italia del 20,4%, con una perdita di oltre 672mila posti di lavoro, contro una contrazione media europea dell’11.5%. Una situazione complessa, resa ancora più difficile dai rapporti non molto idilliaci tra mondo politico e professionale, i segnali su questo fronte non mancano: l’ultimo riguarda il primo rapporto Covip sulle Casse di previdenza che, sottolinea Camporese, è stato comunicato alla stampa (in versione ridotta) ma non agli enti interessati; c’è poi la Cassa integrazione in deroga, la bozza di decreto con le regole per il prossimo anno esclude i professionisti dalla possibilità di accedere a questo ammortizzatore sociale. A questo si aggiungono i vecchi “problemi” mai risolti: la tassazione delle rendite finanziare degli enti, che è la stassa applicata ai privati; l’autonomia gestionale, prevista dai deDlgs 509/94 e 103/95, che hanno privatizzato la previdenza delle professioni, ma che sempre più spesso viene messa in discussione. Lo stesso Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera intervenuto ieri alla presentazione del Rapporto, nonché autore di una riforma della previdenza privata che meglio chiarisce i confini dell’autonomia delle Casse ferma in Parlamento da tempo ammette che «le resistenze sono molte e gli appetiti sono tanti». Date queste premesse assume particolare rilevanza l’invito di Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni, a fare rete: «La politica ci vuole divisi perché così siamo più deboli, invece dobbiamo creare una cabina di regia al nostro interno e presentarci uniti ai tavoli politici».

Un aiuto, importante, può arrivare dall’Europa, il vice presidente della Commissione europea Antonio Tajani, presente ieri all’incontro, ha infatti ottenuto che il miliardo e mezzo di fondi per le Pmi italiane siano accessibili anche ai professionisti: «Il ruolo delle professioni è fondamentale per superare la crisi e tornare a crescere e la politica dovrebbe favorirvi e non ostacolarvi. In Europa lo abbiamo capito».

Il Sole 24 Ore – 17 dicembre 2013 

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