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Perché dire che il 98,8% dei morti di Covid-19 da febbraio non era vaccinato non ha molto senso. Sta circolando il dato fornito dall’Iss. a statistica è corretta, ma si presta a cattive interpretazioni

Da martedì pomeriggio in avanti molte testate giornalistiche e agenzie di stampa italiane hanno ripreso un report pubblicato dall’Istituto superiore di sanità basato su dati aggiornati al 21 luglio: un articolato documento di 11 pagine che riporta diverse statistiche e considerazioni sulle persone che sono morte con un’infezione da Covid-19 da inizio febbraio. Del report si è parlato soprattutto in merito a una statistica, che ha fatto notizia, secondo cui nel periodo analizzato il 98,8% delle persone decedute era privo di copertura vaccinale completa (con nessuna dose oppure con una sola dose somministrata), e dunque per sottrazione le persone morte con ciclo di vaccinazione terminato sono state l’1,2%. Spesso, peraltro, i titoli hanno proposto la percentuale arrotondata all’unità: il 99% contro l’1%.

Questa statistica potrebbe sembrare sorprendente, a una lettura superficiale, perché parrebbe anche più lusinghiera nei confronti dei vaccini di tutte quelle circolate in precedenza. Ma non significa che i vaccini siano efficaci al 99% nel prevenire la morte per Covid-19, né tantomeno che in queste settimane solo l’1% dei decessi sia tra i vaccinati. Peraltro, la notizia giornalistica è stata ricavata da un dato riportato a pagina 9 del documento e a cui l’Istituto superiore di sanità ha dato una rilevanza più che marginale, specificando esplicitamente che “questo dato non può fornire informazioni circa l’efficacia della vaccinazione, ma viene fornito con finalità puramente descrittive. Come vedremo, infatti, alla base c’è problema di campionamento tutt’altro che secondario.

La statistica, spiegata

Partiamo con una considerazione banale, ma utile a far capire le successive considerazioni: nel 2020 il 100% delle morti per Covid-19 era nei non vaccinati e lo 0% riguardava persone vaccinate. Una statistica ben poco significativa, dato che come sappiamo i vaccini anti Covid-19 non erano disponibili.

Il tema delle percentuali presentate in questi giorni è esattamente lo stesso. Il range temporale a cui la statistica fa riferimento riguarda in gran parte un periodo in cui i vaccinati erano una frazione decisamente marginale della popolazione italiana. La data di partenza del report al primo febbraio è stata scelta perché coincide con il momento in cui le prime persone vaccinate nel nostro paese (tutte operatori sanitari) hanno acquisito la protezione da doppia dose (allora c’era solo la formulazione Comirnaty disponibile), e perché lo scopo dello studio era analizzare le caratteristiche delle persone decedute dopo aver completato la vaccinazione, senza però l’obiettivo di creare un confronto diretto tra vaccinati e non vaccinati.

I dati raccolti con questo metodo ci dicono che tra il primo febbraio e il 21 luglio ci sono stati in Italia 35.776 decessi, di cui 423 hanno riguardato persone con il ciclo vaccinale completato. Il che porta certamente a dire che nel periodo di riferimento i decessi dei vaccinati sono stati l’1,2% del totale, ma ciò ha ben poco significato in termini di efficacia della vaccinazione.

Per chiarire il punto bastano un paio di dati. Tra febbraio e marzo sono morte di Covid-19 circa 17mila persone, pari al 48% del totale del periodo. Al termine di marzo le dosi di vaccino somministrate in Italia hanno raggiunto quota 3 milioni e mezzo (con una maggioranza di prime dosi), dunque le persone vaccinate erano meno di 1 milione e mezzo: una quota piccolissima rispetto alla popolazione totale. Discorso analogo per i due mesi successivi. Tra aprile e maggio sono morte poco più di 16mila persone (pari a un altro 45% del totale del periodo) e le persone con ciclo vaccinale completo erano meno di 6 milioni, ossia più del 90% della popolazione era ancora senza dosi iniettate o con una sola dose. Insomma, la quasi totalità dei decessi che rientrano in questa statistica corrisponde a un periodo in cui i vaccinati erano una esigua minoranza, dunque non ha senso pretendere di estrarne informazioni statistiche sulle vaccinazioni, buone o cattive che appaiano.

I dati effettivi di vaccini e decessi

Il dato italiano più affidabile di cui a oggi disponiamo, che è quello fornito dallo stesso Istituto superiore di sanità, è che la doppia dose di vaccino anti Covid-19 scongiura l’esito fatale della malattia nel 96% dei casi. Una percentuale molto alta che dà ottime speranze di abbassare il carico sul sistema ospedaliero e di contenere il drammatico bilancio delle vittime, ma che nulla ha a che vedere con la questione 99%. Il rapporto tra i numeri assoluti dei decessi tra i non vaccinati e i decessi totali, infatti, non è una misura dell’efficacia del vaccino, e peraltro dipende fortemente da quante persone sono vaccinate.

Come abbiamo già avuto modo di raccontare, poi, in prospettiva è molto probabile che si arriverà al punto che i decessi tra i vaccinati diventeranno più numerosi di quelli tra i non vaccinati, in particolare quando le persone vaccinate nel nostro paese saranno una larga maggioranza e – come da obiettivi della campagna vaccinale – raggiungeranno forse la quasi totalità. Dai dati dell’ultimo report settimanale dell’Istituto superiore di sanità, in particolare, emerge che al momento i decessi tra i non vaccinati sono il 69% del totale, dunque il 31% sono tra i vaccinati. Non 99% e 1%.

L’effetto della campagna vaccinale per fasce d’età

La lettura delle statistiche in questa fase della pandemia richiede particolare attenzione e metodo. Per esempio, il fatto che si sia partiti a vaccinare (dopo gli operatori sanitari) dalle fasce più anziane e fragili della popolazione può generare qualche anomalia statistica da cui non farsi trarre in inganno.

Dall’analisi dei dati delle persone vaccinate decedute per Covid-19 emerge che in media l’età è più alta rispetto alla media generale (86,3 anni contro 80,0) e che il numero di patologie concomitanti è superiore (3,7 contro 3,0): una differenza che si può spiegare – dice l’Istituto superiore di sanità – con il fatto che l’età media dei vaccinati sia più alta dell’età media della popolazione, oppure con l’ipotesi che l’efficacia protettiva del vaccino sia inferiore per persone molto anziane, ultranovantenni. E la prima delle due spiegazioni ha un ulteriore dato a favore: l’età media generale dei decessi per Covid-19 sta diminuendo, e se nel primo semestre 2021 è stata intorno agli 80 anni, nelle ultime settimane sta arrivando a toccare i 72

Perché dire che il 98,8% dei morti di Covid-19 da febbraio non era vaccinato non ha molto senso

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