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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Peste suina africana: biosicurezza nella gestione dei liquami negli allevamenti colpiti dalla malattia. Il report sullo studio di fattibilità dell’Us Epa
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    Peste suina africana: biosicurezza nella gestione dei liquami negli allevamenti colpiti dalla malattia. Il report sullo studio di fattibilità dell’Us Epa

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati25 Ottobre 2023Aggiornato:12 Gennaio 2024Nessun commento3 Minuti di lettura
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    L’emergenza Psa in Lombardia ha evidenziato come uno degli aspetti più problematici negli allevamenti colpiti da peste suina africana sia rappresentato dalla gestione dello stoccaggio e del successivo utilizzo dei reflui. La Ue regolamenta i tempi necessari di stoccaggio degli effluenti per la inattivazione del virus con la maturazione dei liquami per almeno 60 giorni.

    I processi di gestione dei reflui rappresentano un potenziale fattore di diffusione del virus, specie se i relativi impianti sono al limite della capienza e tenuto conto che non è possibile prevedere il livello di riempimento dei lagoni nel momento in cui scoppia il focolaio. Le condizioni meteorologiche e altri eventi contingenti potrebbero, ad esempio, causare lo straripamento delle vasche e il rilascio di materiale non trattato nell’ambiente.

    Nei giorni scorsi la stessa Regione Lombardia ha predisposto un protocollo di gestione dei liquami “da stabilimenti di suini situati nella zona di sorveglianza per PSA di Pavia verso impianti di trattamento, in ogni caso siti nella medesima zona di sorveglianza”.

    Allo stato, la letteratura disponibile ha annoverato ricerche molto limitate sui metodi che potrebbero essere utilizzati come risposta per prevenire la diffusione della PSA dalle vasche di liquami suini. La scarsa disponibilità di studi sul campo riduce la possibilità, non solo di valutare l’effettiva portata del rischio, ma anche il possibile funzionamento di pratiche e tecnologie di contrasto come, ad esempio, il trattamento termico e chimico.

    La persistenza della PSA nelle strutture di stoccaggio dei rifiuti suini ad oggi non è riportata compiutamente in letteratura. È probabile che tale persistenza del virus vari sostanzialmente in base a molteplici fattori, tra cui il genotipo virale, le dimensione dell’allevamento, il numero di animali infetti, tipologia e profondità della struttura, clima e stagione.

    Ma quanto e in che misura questi fattori influiscono sulla potenziale diffusione del virus?  Per acquisire elementi di conoscenza in questo campo l’Agenzia europea Efsa nel 2021 ha aperto una pubblica consultazione rivolta agli esperti e ai portatori di interesse.

    Ad affrontare lo studio del rischio di trasmissione dalle vasche di liquami suini e l’efficacia delle potenziali misure di controllo a seguito di un’epidemia di PSA, è la recentissima ricerca statunitense “Feasibility Study Report: Management of Swine Lagoons Following African Swine Fever Outbreak” frutto di una collaborazione tra l’Ufficio di ricerca e sviluppo dell’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (USEPA) e il Servizio di ispezione sanitaria e vegetale del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (APHIS)

    Lo studio si prefigge lo scopo di valutare potenziali opzioni e pratiche di biosicurezza che potrebbero essere utilizzate per ridurre al minimo la possibile diffusione del virus dalle strutture di stoccaggio all’ambiente, agli altri allevamenti e alla filiera.

    Le informazioni contenute nel rapporto si basano su un’ampia revisione della letteratura disponibile. Le opzioni di gestione dei liquami sono valutate in base alla potenziale efficacia, fattibilità tecnica, preoccupazioni ambientali e sanitarie e considerazioni sui costi.

     

    FEASIBILITY STUDY REPORT-MANAGEMENT OF SWINE LAGOONS FOLLOWING AFRICAN SWINE FEVER OUTBREAK.PDF  (PDF, NA pp,  927.594  KB,  about PDF)

     

    A cura redazione Sivemp Veneto

    25 ottobre 2023

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