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Pfas e rischi di patologie mortali. Il report della Regione finisce ai pm. Esposti di Legambiente e “La terra dei Pfas” alle procure di Verona e Vicenza. Denuncia per tre assessori

Pericolo Pfas e veleni nelle falde: sono i rischi per la salute ad allarmare «sempre di più». E i timori si estendono non solo in chi abita nei 21 Comuni maggiormente esposti tra Veronese e Vicentino, ma anche alla magistratura. Ecco il dossier della Regione

Dalla Regione sono appena emersi preoccupanti dati sugli effetti «anche mortali» delle contaminazioni nelle acque rimasti finora riservati. E il report da Venezia finisce direttamente sul tavolo della procura scaligera allegato a un nuovo esposto-denuncia firmato Legambiente Verona.

È la terza volta che l’associazione si rivolge ai pm chiedendo «di perseguire i responsabili dell’avvelenamento di migliaia di residenti oltre – incalza il vice presidente Lorenzo Albi – allo stop degli sversamenti di perfluoroalchilici (i Pfas, ndr ), o quantomeno l’abbassamento dei limiti attualmente ammessi. È un pericolo a livello nazionale, urgono misure d’urgenza».

A Vicenza c’è già il primo indagato (si tratta del rappresentante legale della ditta Miteni di Trissino, presunta fonte principale dell’inquinamento), mentre a Verona prosegue per ora senza alcun nome iscritto nel registro degli indagati l’indagine condotta dal pubblico ministero Francesco Rombaldoni: all’iniziale contestazione di scarico abusivo di prodotti pericolosi nelle acque di falda, si è aggiunta quella ulteriore di inquinamento colposo.

Decisive, per l’inchiesta scaligera, si configurano le analisi che la procura ha commissionato a Nas, Comuni interessati, Provincia, Usl e Regione. E proprio Venezia, che a ottobre aveva rassicurato ufficialmente escludendo una possibile incidenza tumorale dei Pfas, spuntano adesso dati tutt’altro che rasserenanti.

«Parliamo di patologie potenzialmente mortali – denuncia il legale di Legambiente Luca Tirapelle -. Li inoltreremo subito alla procura sollecitando ulteriori indagini».

In base a una ricerca effettuata dal registro nascite coordinamento malattie rare della Regione datato 17 novembre 2016, sussisterebbero maggiori rischi di incorrere in patologie quali cardiopatie ischemiche, malattie cerebrovascolari, diabete mellito e Alzheimer. I più esposti, in particolare, risulterebbero i residenti tra Arcole, Cologna, Legnago e Zimella, oltre che nei Comuni berici Alonte, Lonigo e Sarego.

Ma non è finita qui, perché lo stesso studio regionale rivelerebbe inoltre specifici rischi da Pfas per donne e neonati: nel dettaglio, si profilerebbe un presunto incremento di gestosi e diabete gestazionale tra le donne in gravidanza e, tra i neonati, di malformazioni al sistema nervoso, al sistema circolatorio e cromosomiche.

«Risultati allarmanti, che impongono di bloccare subito l’attività della Miteni, mentre i residenti delle aree coinvolte – tuona la parlamentare grillina Francesca Businarolo – stanno ancora aspettando gli interventi che possano assicurare loro di ricevere acqua completamente libera da queste sostanze dannose. Una cifra conteggiata in 224 milioni di euro, dalle autorità di bacino».

Sui rischi da Pfas, che gravano soprattutto tra il Veronese e il Vicentino, già la scorsa primavera la Regione Veneto aveva chiesto a novantamila residenti in 79 comuni di sottoporsi ad «analisi profonde».

In un successivo convegno al Dipartimento di scienze chimiche dell’Università di Padova, la mappa delle contaminazioni era stata aggiornata: 21 comuni (sui 79) sono esposti a pericoli maggiori degli altri.

Principali imputati, per ora, restano i veleni chimici che fino al 2011 la fabbrica Miteni di Trissino, novemila abitanti in provincia di Vicenza, avrebbe sversato in due torrenti contaminando il bacino di Agno e Fratta Gorzone. E oggi quel presunto inquinante, risalendo la catena alimentare, potrebbe essere presente nel sangue e nei tessuti di molte donne e molti uomini. Incrementandone l’esposizione a malattie. Alcune mortali.

Pfas, denuncia per tre assessori regionali: “Sapevano”

Dopo la denuncia del Movimento 5 Stelle contro la giunta regionale (“La sua indifferenza sui pericoli legati ai Pfas non era dettata dall’ignoranza: loro sapevano ma hanno taciuto!”), l’associazione “La terra dei PFAS”, che ha sede a Padova, attraverso l’avvocato Giorgio Destro ha presentato un esposto alla Procura di Vicenza denunciando tre assessori regionali (Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan) e il presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati per omissione di atti d’ufficio.

L’esposto, quindi, confermerebbe la tesi già sostenuta qualche giorno fa dal M5S: in Regione sapevano dei rischi legati ai Pfas, anche perché il direttore dell’Area sanità e sociale della Regione, Domenico Mantoan, ha inviato uno studio epidemiologico (datato 17 novembre 2016) ai tre assessori (che hanno competenze su sanità, ambiente e agricoltura), documentando che “i Pfas causano malattie, anche mortali. Si parla di un aumento della gestosi e del diabete in gestazione nelle donne in gravidanza e problemi per alcuni neonati. C’è un incremento anche di cardiopatie e diabete” ma tale documento “regolarmente protocollato, è stato tenuto segreto”.

A questa accusa la Regione ha replicato che “lo studio in questione è stato illustrato in conferenza stampa, tramesso alla Procura di Vicenza e pubblicato sul sito ufficiale del Veneto”. Insomma, non sarebbe stato tenuto segreto.

Ma l’associazione “La Terra dei Pfas” ora vuole vederci chiaro. E nel suo esposto reclama il sequestro degli stabilimenti della Miteni, considerata la fonte di inquinamento del Pfas che ha contaminato 180 chilometri quadrati tra la bassa padovana il vicentino e una porzione della Provincia di Rovigo. (Il Mattino di Padova) 

10 gennaio 2017 

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