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Pfas, i lavoratori della Miteni: l’azienda non rispetta i patti. Stato di agitazione in ditta. I sindaci incontrano la Regione. M5S: è ora che il governo veneto si dia una mossa

Lavoratori dell’azienda Miteni in stato di agitazione, sindaci che chiedono un più frequente cambio dei filtri a carboni attivi sulle condotte che portano l’acqua nei rubinetti, 250 mamme che continuano la pressione sulle istituzioni per salvaguardare la salute dei propri figli.

Il caso Pfas, ovvero lo sversamento di sostanze perfluoroalchiliche nella falda che copre Ovest Vicentino, Bassa Padovana e Basso Veronese, non smette di generare reazioni e proposte per risolvere l’emergenza. Ieri si è tenuto nel municipio di Lonigo un incontro tra sindaci dei 21 Comuni veneti dell’area più inquinata (12 i presenti), l’assessore veneto all’Ambiente Gianpaolo Bottacin e un esperto dell’Arpav per fare il punto sulla situazione, organizzato dalla Lega Nord della provincia di Vicenza. «Da tempo ho chiesto che vengano cambiati più spesso i filtri – spiega il sindaco di Lonigo Luca Restello – tramite il restringimento da parte regionale dei limiti nazionali di Pfas da 500 a perlomeno 100 nanogrammi/litro. Se diminuiscono le concentrazioni di sostanze consentite i filtri dovranno essere cambiati più spesso, passando dagli attuali sei mesi a circa due. Ho trovato riscontro e interesse dalla Regione e dall’Arpav». Fuori dal palazzo ad attendere l’assessore Bottacin ieri c’era una delegazione dei 250 genitori della zona rossa che danno battaglia contro i Pfas. Mamme e papà intenzionati a contattare tutte le istituzioni: oggi saranno dai carabinieri del nucleo ecologico di Treviso che hanno compiuto indagini sulla Miteni (l’industria di Trissino ritenuta da Arpav responsabile negli anni passati dello sversamento di Pfas) e prossimamente incontreranno l’avvocato Billot, che portò avanti la class action americana contro la Dupont (per una vicenda simile). Sugli scudi anche i 130 dipendenti della Miteni che, tramite i rappresentanti sindacali interni (Rsu), hanno dichiarato lo stato d’agitazione. «È la risposta alla disdetta da parte aziendale di tutti gli accordi aziendali in essere – sottolinea la Rus di Miteni –. Accordi che riguardano importanti ed evolute predisposizioni in tema di salvaguardia della salute, sicurezza e ambiente di lavoro, oltre che altre puntuali previdenze di carattere sociale, sindacale e salariale». Intanto, i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle continuano a suon di mozioni a richiedere il completamento del monitoraggio dei pozzi

Pfas, Brusco e Scarabel (M5S): “Effetti preoccupanti anche sul bestiame. Due mozioni e un sollecito, è ora che il governo veneto si dia una mossa”

I Pfas stanno contaminando anche l’agroalimentare veneto. L’evidenza, sotto gli occhi di tutti ormai da mesi, viene confermata in questi giorni da studi e approfondimenti scientifici che confermano come l’uso di acqua contaminata da sostanze perfluoro-alchiliche influisca sugli animali che la bevono. Il Movimento 5 Stelle, come riferisce la nota che pubblichiamo, ha presentato sei mesi fa una mozione sull’argomento, ma il tema non è mai stato preso in considerazione dal governo veneto e dalla maggioranza che lo rappresenta in consiglio regionale.Oggi, inoltre, il gruppo consiliare M5S ha sollecitato formalmente l’istituzione della commissione sui Pfas e la prima convocazione del gruppo di lavoro.

“Mesi fa – spiega il consigliere regionale M5S Manuel Brusco – abbiamo presentato una mozione per rendere obbligatoria l’analisi delle acque dei pozzi degli allevamenti, ma la mozione deve essere ancora calendarizzata. Come sempre questo governo regionale viaggia su due velocità, portando avanti a tappe forzate argomenti che evidentemente sono di maggior interesse come il burka e i capanni per la caccia”.

La mozione chiede alla giunta regionale di attivarsi per rendere obbligatorie le campagne di analisi per tutti i pozzi delle zone interessate dall’inquinamento da Pfas che vengono usati per dare da bere agli animali da allevamento. Questo vale anche per la produzione di alimenti e per l’irrigazione delle colture.

“Se non agiamo in fretta – continua Brusco – si rischia che questa situazione dia una spallata devastante al Made in Veneto, che è rappresentato da sempre da eccellenze nei comparti dell’allevamento e dell’agroalimentare”.

Il consigliere regionale Simone Scarabel ha presentato oggi una mozione per completare il censimento dei pozzi, sia per la questione degli inquinanti come Pfas, mercurio, atrazina e altri, sia per quanto concerne l’emergenza idrica: in caso di limitazioni è certo che molti utilizzerebbero pozzi abusivi.

“Chiedo alla giunta di attivarsi perché venga ultimato l’archivio digitale dei pozzi esistenti nel territorio del Veneto – dice Scarabel – previa effettuazione di un censimento a livello regionale individuando ubicazione esatta e misure di ciascuno, e che il medesimo sia reso accessibile agli addetti ai lavori e ai cittadini”.

La mozione chiede inoltre al governo regionale di semplificare la burocrazia per evitare il dilagare dell’abusivismo nella costruzione dei pozzi.

6 luglio 2017

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