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Pfas, test a chi vive in zona “arancio”. Ma è a pagamento. La Regione estende gli screening al costo di 90 euro. I comitati: troppo caro, si disincentivano le famiglie

IL Corriere del Veneto.  Pfas, la Regione estende ai residenti della zona arancione la possibilità di effettuare le analisi per individuare il dosaggio di sostanze perfluoroalchiliche nel sangue. Ma solo a pagamento. A chi volesse sottoporsi ai test viene chiesta la cifra “calmierata” (dopo un accordo con Arpav, informa la Regione) di 90 euro a testa (si partiva da 130 euro). Quanti presenteranno valori significativi di accumulo di Pfas ed esami con valori alterati, potranno poi eseguire gratuitamente, attraverso il medico di medicina generale, il programma di presa in carico sanitaria.

Per le associazioni no Pfas lo screening in zona arancione è una piccola vittoria, il problema è il costo dell’esame. “È una cosa positiva, figlia dell’instancabile braccio di ferro tra cittadinanza, associazioni e Regione – dice il rappresentante Pfas.land Alberto Peruffo -. Il pagamento delle analisi è la nota dolente e cercheremo di avviare una trattativa al ribasso. Ovviamente vorremmo fossero a disposizione a titolo gratuito”. Aggiunge Elisabetta Donadello, Mamme No Pfas: “Questa risposta della Regione in parte corrisponde a ciò che abbiamo richiesto negli ultimi mesi, certo che 90 euro è una cifra da privato, non da ticket mutuabile: ci eravamo fatti fare un preventivo da una clinica in Germania e corrispondeva a 80 euro. Il costo dovrebbe essere accessibile, soprattutto perché si tratta di famiglie. Così si spingono gli utenti a non sottoporsi agli esami”.

Il nuovo screening riguarda i cittadini di un’area interessata dalla contaminazione da Pfas esclusa in un primo momento perché avrebbe ricevuto acqua non contaminata attraverso gli acquedotti. I Comuni interessati sono dodici. Nella provincia di Vicenza sono lo stesso capoluogo, Altavilla Vicentina, Arcugnano, Arzignano, Creazzo, Gambellara, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Monteviale, Sovizzo e Trissino. A questi si aggiunge San Bonifacio, in provincia di Verona.

Continua anche il piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione dell’area rossa (circa 300 mila persone di Vicentino, Veronese e Padovano), esposta direttamente a Pfas. L’ultimo rapporto del 21 novembre mette in evidenza come per il primo round di screening, su più di 100 mila persone invitate a sottoporsi all’esame, hanno aderito poco meno di 61 mila. Per il secondo, l’invito era rivolto a più di 15 mila persone, ad aderire sono state 9 mila. Secondo lo stesso bollettino regionale, nei 6.267 esiti disponibili, di coloro che hanno completato tutti e due screening, ci sarebbe un notevole calo delle concentrazioni nel sangue per i tre i composti analizzati (Pfoa, Pfos, Pfhxs). Intanto oggi ggi riprende il processo contro i manager dell’ex azienda chimica Miteni di Trissino, di Mitsubishi Corporation e di Icig.

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