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Piano sanitario Veneto. Italia Futura: scelte senza coraggio

Più ombre che luci nel nuovo Piano socio-sanitario del Veneto: è il giudizio emerso dalla tavola rotonda di Italia Futura a Villa Braida di Mogliano.

Qui si sono confrontati il consigliere regionale di Verso Nord Diego Bottacin, l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto, il deputato Fabio Gava (assessore veneto alle politiche sanitarie dal 2000 al 2005) e i rappresentanti degli operatori del settore. Da questi ultimi sono arrivate critiche e stimoli forti alla Regione con la richiesta di razionalizzare la spesa sanitaria, tagliando gli sprechi e le inefficienze dove ci sono, per garantire nel tempo la sostenibilità economica del sistema se lo si vuole mantenere “universale” a tutela di un diritto, quello alla salute, costituzionalmente previsto. «Un Piano poco coraggioso», la valutazione espressa da Roberto Rigoli, primario dell’ospedale di Treviso «bisogna aprire un tavolo e ridiscuterlo nel momento in cui si andrà a redigere le schede ospedaliere». «Un’operazione mediatica e di potere, ispirata molto dal consiglio regionale e da qualche autorevole personalità della V commissione che si occupa di sanità», ha fatto eco Gava. Mauro Filippi, dirigente infermiere dell’Ulss 10, ha portato la testimonianza di un processo di riorganizzazione, da lui presidiato, nell’area chirurgica dell’ospedale di San Donà di Piave, che ha migliorato la performance aumentando del 15% l’attività e abbattendo le liste d’attesa; il farmacista Marco Bacchini si è augurato che il sistema delle farmacie possa acquisire un ruolo per «migliorare la territorializzazione della sanità». Bottacin, responsabile veneto di IF per la sanità, ha rilanciato la sua proposta di sottrarre alla politica la nomina dei dirigenti delle Usl: «Da tutti gli interventi è risultato cruciale l’introduzione di criteri di selezione della dirigenza in base al merito, alla competenza e alla qualità professionale. Per sottrarre la loro nomina alla logica dell’affiliazione politica, che è all’origine di molti mali in sanità, abbiamo proposto che sia un’agenzia esterna a fare la selezione e la valutazione dei direttori generali». Ha portato il suo contributo al dibattito anche Stefania Fochesato, presidente della Fondazione Città della Speranza di Padova, che ha illustrato l’attività di fund raising portata avanti dall’ente per sostenere la ricerca oncologica pediatrica. La Fondazione ha raccolto ben 33 milioni di euro, tutti da contributi volontari. In conclusione, il coordinatore regionale Andrea Causin ha illustrato le ragioni del movimento presieduto da Luca Cordero di Montezemolo.

 Il Mattino di Padova – 24 giugno 2012

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