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Piemonte. Farmaci venduti a prezzi gonfiati. “Ridateci 100 milioni”. Le Asl chiedono un maxirisarcimento

Lodovico Poletto. È vero che, visti i costi della sanità regionale, cento milioni sono spiccioli. Ma per cento milioni le Asl del Torinese vanno alla guerra. O meglio vanno a battere i pugni in tribunale a Firenze cercando di farseli dare – a titolo di risarcimento danni – dalle società estere riferibili all’ex patron del gruppo «Menarini», la prima industria farmaceutica del Paese. E una delle più note anche a livello mondiale. Il motivo riassunto in quattro parole è più o meno questo: le Aziende sanitarie del territorio hanno speso tanto per comperare medicinali commercializzati o prodotti dalla «Menarini».

Ma il loro prezzo, però, sarebbe stato «gonfiato». E non è soltanto una teoria, visto che l’anziano patron del gruppo, Alberto Aleotti (oggi ritenuto incapace di partecipare al processo e interdetto anche dal tribunale civile) è stato accusato di truffa al Servizio sanitario nazionale.

Ecco, parte da qui la crociata di tutte le Aziende sanitarie provinciali. Che hanno messo insieme le carte, e incaricato l’avvocato Luca Olivetti di far valere le loro ragioni. Il barbuto legale torinese (che assiste anche l’unica Asl della Valle d’Aosta) ha fatto un passo in più: ha calcolato i costi sostenuti dalla sanità piemontese per l’acquisto di medicali, stimato che circa il 50 per cento della spesa riguardava il torinese, ed è partito a testa bassa.

Chiedendo 100 milioni di danni. E costituendosi parte civile nel processo che si celebra in questi giorni a Firenze contro manager e consulenti che avrebbero compiuto operazioni finanziarie con una parte dei fondi accumulati illecitamente da Alberto Aleotti. Non sarà una corsa facile.

Gli ammessi al processo, infatti, sono tanti. Ci sono le Asl Torinesi, certo, ma anche il Ministero della Salute, rappresentanti dei Consumatori e la Presidenza del Consiglio dei ministri, soltanto per citarne alcuni. Un processo infinto.

Come venisse gonfiato il prezzi dei farmaci, invece, è una questione piuttosto complicata, fatta di passaggi attraverso società estere, tutte in qualche modo riferibili sempre ad Alberto Aleotti.

Indagini difficili

Una truffa che sarebbe durata anni, secondo la magistratura fiorentina, che soltanto nel 2007, però, apre un fascicolo. Lo fa dopo che la famiglia Aleotti fa rientrare in Italia un miliardo e 200 milioni grazie allo scudo fiscale. La cifra è enorme, forse la più grande mai «scudata» nel nostro Paese. E così la Procura indaga. Tra le altre cose scopre che esisteva un «sistema» per guadagnare di più sui farmaci. Come? Fingendo di acquistare il principio attivo dei medicinali da aziende straniere, e giocando sui ricarichi. Per capirci: il costo vero di un medicinale, al netto delle varie sostanze che lo compongono, è dato dal principio attivo.

Controlli costosi

Prima di finire nel prontuario, però, deve passare al vaglio dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) che valuta un’infinita serie di parametri. E ne determina il prezzo. Come? Prendendo in considerazione le spese sostenute per il principio attivo (che in genere è la cifra più alta), la lavorazione (che può essere più o meno complessa), il packaging, ecc. Ovvio che, facendo lievitare in modo artificiale il costo della componente principale si ottengono guadagni più consistenti.

Ora la parola passa al tribunale. Olivetti, intanto, è andato oltre: i costi della maggior spesa hanno provocato mancati investimenti delle Asl. Un altro danno.

La Stampa – 20 aprile 2014 

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