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    Pa. Intesa sindacati, Governo e Regioni. Licenziamenti disciplinari e percorsi mobilità: i punti dell’accordo

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche4 Maggio 2012Nessun commento4 Minuti di lettura
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    1a1a1_palazzo_vidoniSi profila un accordo sindacale articolato sul documento presentato ieri dal ministro della Pa e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, per la traduzione in norme valide per il pubblico impiego dei «principi e criteri generali» contenuti nel Ddl di riforma del mercato del lavoro. Dopo diverse ore di confronto a palazzo Vidoni (la riunione è proseguita in notturna) le parti avrebbero trovato un’intesa sostanziale sull’ipotesi di un maggior coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella gestione dei processi di mobilità del personale dichiarato in eccedenza. Intesa anche sugli interventi normativi ipotizzati per rafforzare i poteri e le responsabilità della dirigenza cui verrebbe garantita una maggiore autonomia rispetto all’organo di indirizzo politico. Il testo dell’accordo siglato ieri al ministero della Funzione pubblica

    Il confronto è giunto a una sostanziale intesa pure sul «nodo» dei licenziamenti disciplinari. La proposta del ministro punta a un riordino della disciplina dei licenziamenti per giustificati motivi soggettivi mediante una tipizzazione delle ipotesi legali e l’attribuzione alla contrattazione collettiva nazionale della possibilità di prevedere fattispecie ulteriori «tenuto conto della specificità delle diverse professionalità».

    Su questo aspetto, per la cui ri-regolazione il ministro intende chiedere una delega, la proposta fatta alle parti si completa con un rafforzamento dei profili dei «doveri disciplinari dei dipendenti» in attuazione dei «principi di fedeltà e diligenza», con la previsione di garantire comunque il reintegro in caso di licenziamento giudicato illegittimo dal giudice. Il testo presentato da Patroni Griffa prevede poi una serie di interventi normativi – che verranno raccolti in un disegno di legge – che parte da un rinnovamento del modello di relazioni sindacali da estendere anche a Regioni, Province e Comuni per arrivare a una razionalizzazione dei meccanismi di misurazione e valutazione delle performance introdotti dalla riforma Brunetta e che hanno incontrato difficoltà applicative dopo il blocco dei contratti. Sul fronte dei contratti, altro tema su cui il confronto è aperto, il documento di Patroni Griffi acquisisce anche per la Pa il rilievo prioritario dato al lavoro subordinato a tempo indeterminato «per far fronte al fabbisogno ordinario di personale».

    Sui contratti flessibili si punta al contrasto degli abusi sia con l’esclusione del loro utilizzo in alcune amministrazioni sia con una maggiore responsabilità di scelta affidata ai dirigenti. Novità sono in arrivo anche sui concorsi: l’idea è di valorizzare nelle prove di selezione l’esperienza professionale acquisita dai candidati con rapporto di lavoro flessibile. All’incontro di ieri, oltre alle organizzazioni sindacali erano presenti per la prima volta anche esponenti degli enti locali e le Regioni, in particolare, prima del via libera finale al testo dovranno fare un passaggio in Conferenza unificata.

    L’accordo in sintesi

    “La pubblica amministrazione è stata oggetto negli ultimi anni di una serie di interventi che hanno comportato una drastica riduzione della spesa e una profonda riorganizzazione. La logica dei tagli lineari ha effettivamente ridotto la spesa pubblica, ma non ha favorito il diffondersi della cultura dell’ottimale organizzazione delle risorse, secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità”.
     
    Inizia così il testo dell’accordo siglato ieri sera alla Funzione pubblica tra Governo, Regioni, Enti locali e Sindacati su come procedere alla riforma del lavoro pubblico che seguirà a quella già avviata del lavoro privato.
    “La situazione di crisi impone però – prosegue il documento – che siano create condizioni di misurabilità, verificabilità e incentivazione della qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche in modo da valorizzare le professionalità dei lavoratori pubblici ed avere parametri significativi per le politiche premiali nei loro confronti”.

    Molti gli aspetti trattati in questo che potremmo definire come una sorta di vademecum per il legislatore, a cui spetterà il compito di tradurre quanto concordato ieri in nuove regole e nuove norme per il pubblico impiego, sanità compresa.

    In particolare l’accordo contempla cinque punti:
    – Un nuovo modello di relazioni sindacali, compreso il confronto sulla spending review;
    – La razionalizzazione e la semplificazione dei sistemi di misurazione, valutazione e premialità, nonché del ciclo delle performance;
    – Nuove regole riguardanti il mercato del lavoro nel pubblico impiego;
    – I sistemi di formazione del personale;
    – La dirigenza pubblica, rafforzandone ruolo, funzioni e responsabilità al fine di garantire una maggiore autonomia rispetto all’autorità politica.

    Il Sole 24 Ore – 4 maggio 2012

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