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Editoriale. Pre-accordi autonomia regionale. Iperfederalismo in sanità: quale contratto nazionale e quale uniformità della prevenzione ne uscirà?

“Gli accordi sottoscritti da alcune Regioni riducono vincoli e danno carta bianca in sanità sul personale, sui modelli organizzativi, sulla formazione specialistica, sulle assunzioni, balcanizzando ulteriormente l’unico diritto che la Costituzione definisce fondamentale. Sembra si voglia incrementare la diversità dei territori, declassare i diritti di intere popolazioni, dare sempre più corpo ad una deriva delle regioni che crea le premesse per smantellare l’universalismo e l’equità di accesso alle cure volute 40 anni fa dalla legge 833. Che senso potrà avere ancora in questo scenario il CCNL che cominciamo a trattare in questi giorni è sinceramente difficile dirlo”.

Editoriale del segretario nazionale Sivemp Aldo Grasselli su Argomenti 

Il 4 dicembre 2016 gli Italiani sono stati chiamati ad avallare una riforma costituzionale che avrebbe avuto – tra luci ed ombre – il pregio di riportare nelle mani del Governo alcuni temi di “interesse nazionale” sui quali le politiche locali, pur avendo molti meriti in altri campi, non avevano dato buona prova.

Tra queste materie la sanità pubblica veterinaria e la sicurezza alimentare avevano piena dignità di essere classificate quali materie di grande interesse nazionale, sia di ordine sanitario, sia di ordine economico.

Il referendum ha dato il suo responso e la centralizzazione di talune funzioni di governance si è inabissata. Anzi, il 28 febbraio 2018, dopo appena 15 mesi dal referendum e 4 giorni dalle elezioni per il Parlamento, il Governo – più o meno lo stesso uscito battuto dal referendum – ha sottoscritto con tre Regioni: Veneto, Lombardia e Emila Romagna, i preaccordi di maggiore autonomia.

La Costituzione quindi, prima tirata in senso centralista dal referendum ora strattonata in senso contrario da questi accordi subiti da una maggioranza di governo in cerca di consenso preelettorale, è di nuovo campo di battaglia di una politica che potremmo difinire veterosindacale tra Stato e Regioni.

E l’universalismo del Sistema sanitario nazionale?

E la uniformità del diritto alla salute ?

E l’unicità del rapporto di lavoro dei dipendenti della sanità pubblica ?

E il modello di relazioni pubblico-accreditato-privato in sanità?

E l’uniformità del sistema nazionale di prevenzione definito dal dlgs 502/92 nei Dipartimenti di Prevenzione?

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19 marzo 2018

 

 

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