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Primo morto di West Nile in Veneto. E ci sono 19 casi di Tbe da zecche. Ricci (Zooprofilattico): “Il cambiamento climatico porta nuove malattie”. Anziani a rischio

Le prime zanzare infette sono state isolate il 7 giugno tra Vicenza, Venezia, Padova, Verona e Rovigo dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (Izv) e ieri il Veneto ha pianto la prima vittima di West Nile. Si tratta di un 83enne padovano ricoverato in Geriatria all’ospedale di Piove di Sacco per una grave encefalite e positività al virus. Per avere la certezza della causa del decesso lunedì sarà eseguita l’autopsia e intanto l’UslEuganea segnala un secondo caso sospetto, un 62enne padovano accolto ieri nella Terapia intensiva dello stesso presidio, sempre con l’encefalite. Sono in corso gli esami per la conferma del West Nile, già diagnosticato a due donatori di sangue a Venezia. Memore dell’epidemia del 2018, che provocò 19 morti, la Regione alza il livello di allerta con una nota inviata il 12 luglio alle Usl da Francesca Russo, a capo della Prevenzione, che evidenzia “bassa densità di zanzare rispetto agli anni scorsi ma un precoce ed elevato tasso di positività per West Nile in un pool catturato in diversi Comuni”. Ed esorta a “intensificare la sorveglianza umana e a vigilare sulle disinfestazioni effettuate dai Comuni”.

L’allarme West Nile è solo l’ennesimo di un’estate che oltre a vivere la recrudescenza del Sars-Cov2 deve affrontare l’arrivo del vaiolo delle scimmie (un caso a Verona, 14 a Padova, uno nel Veneto Orientale e un altro nel Bassanese), la minaccia della Tbe, o meningoencefalite da zecche presente nel Bellunese, sui monti Lessini e Baldo, nell’area Schio-Thiene e nelle zone pedemontane (19 casi tra Belluno, Vicenza, Treviso e Verona) e la comparsa del Toscana virus in un 82enne di Teolo ricoverato in Azienda ospedaliera a Padova il 12 luglio. In più la Regione segnala 8 persone con Dengue e in arrivo da Africa, Maldive e Brasile. “L’andamento delle infezioni trasmesse dagli insetti è collegato al cambiamento climatico – spiega Antonia Ricci, direttore generale dell’Izv – vediamo malattie tipiche dei Paesi caldi perché i vettori che prima non sopravvivevano alle nostre temperature, più fredde, ora si trovano a proprio agio. Dovremmo adattarci. Sul fronte del West Nile ci aspettiamo nuovi casi ma non ci coglieranno impreparati, perché disponiamo di un sistema di sorveglianza molto efficace basato su 77 trappole per le zanzare Culex, che lo diffondono, distribuite tra Veneto e Friuli. La sorveglianza dura da maggio a settembre e appena isoliamo il virus lanciamo l’allerta ai Centri trasfusionali e trapianti della zona, che iniziano lo screening sui donatori”.

Gioia Capelli, direttore sanitario dell’Izv, precisa: “Sta succedendo ciò che accade quando in primavera si configurano temperature più alte della media stagionale, cioè le zanzare si moltiplicano a ciclo virale anticipato, rispetto al canonico periodo agosto-settembre. Fenomeno già visto nel 2013 e nel 2018, ma per la siccità l’attuale situazione è più simile al quadro 2013: le zanzare non sono aumentate però si sono avvicinate di più all’uomo per trovare acqua, portando con sè il West Nile. Quest’anno troviamo tantissimo virus nelle zanzare Culex e negli uccelli”. I più a rischio sono gli anziani, soprattutto se stanno fuori, magari nell’orto o in giardino, di sera. Le zanzare Culex sono seralicrepuscolari, cioè pungono dal tramonto all’alba e non hanno nulla a che vedere con gli esemplari Tigre in giro di giorno, vettori per esempio dell’infezione Dengue. “Il West Nile è endemico nel Veneto, è arrivato nel 2008 e da allora è sempre circolato, senza mai uno stop, continuità unica in Italia completaCapelli -. Qui le zanzare stanno bene, ci sono molte aree umide, tante specie di volatili che possono diventare a loro volta vettori, come gli uccelli migratori. L’uomo può difendersi con le zanzariere e i repellenti delle zanzare”.

Stessa protezione consigliata contro i pappataci, presenti sui colli e vettori del Toscana virus, isolato all’Argentario nel 1971. In Veneto il primo caso è stato diagnosticato l’anno scorso a Este, in un giovane poi guarito senza conseguenze. Il dottor Federico Gobbi, direttore delle Malattie infettive all’Ircss “Sacro Cuore” di Negrar, illustra: “Come per il West Nile, per Tbe da zecche e Toscana virus meno dell’1% dei pazienti sviluppa malattia grave, cioè encefalite con rischio di morte; nel 20% si manifesta una simil-influenza con febbre, mentre l’80% è asintomatico. Sono virus trasmessi dagli insetti e non da uomo a uomo. Per la Tbe esiste il vaccino, anche per i bambini, per il Toscana virus no ed è una patologia più frequente nella regione in cui è stata scoperta e in Emilia Romagna, Marche e Piemonte. Adesso è arrivata in Veneto e le forme più gravi si rilevano negli anziani. Quanto al vaiolo delle scimmie è endemico in Africa Subsahariana e fino a poco tempo fa in Europa se ne vedeva qualche caso importato dalla Nigeria all’Inghilterra, microfocolai familiari circoscritti – aggiunge Gobbi -. Negli ultimi mesi c’è stato un forte incremento di contagi in Europa, tramite contatti cutanei o sessuali favoriti da meeting in Spagna, Portogallo e alle Canarie. Il 95% dei soggetti colpiti sono uomini e nella maggioranza dei casi provoca pustole e un po’ di febbre. Per prevenirlo c’è il vaccino contro il vaiolo, per le forme gravi esistono farmaci specifici”.

Michela Nicolussi Moro / Il Corriere del Veneto

Il Comunicato IZSVE

West Nile, meno zanzare ma l’attenzione rimane alta

Anche quest’anno il virus della West Nile (WNV) ha fatto la sua comparsa nelle zanzare, negli animali e nell’uomo. Fin dalla prima osservazione nel 2008 in Veneto, la sua circolazione è stata evidenziata tutti gli anni fino ad oggi; il 2018 è stato un anno caratterizzato da un’intensa circolazione virale, con numerosi casi negli animali e nell’uomo e molti ritrovamenti di zanzare positive al virus, mentre gli anni successivi sono stati relativamente “tranquilli” con meno casi a tutti i livelli.

Anche se siamo ancora a metà stagione (il periodo estivo è quello dove si registrano i casi d’infezione, che corrisponde al periodo di attività delle zanzare) si evidenzia un elevato tasso di positività per WNV in zanzare catturate in tutta l’area della Pianura Padana. Finora (metà luglio 2022) è stato trovato un numero di pool di zanzare positivi pari alla totalità di quelli trovati durante tutto il 2021. Tali evidenze indicano un’elevata circolazione del virus nell’ambiente, confermata anche dal ritrovamento di uccelli positivi. Fortunatamente il numero di zanzare presenti quest’anno è inferiore allo scorso anno e al 2018. La siccità è la principale causa del ridotto numero di zanzare, in quanto vengono a mancare molti ristagni e raccolte d’acqua che vengono usati dalle zanzare per deporre le uova e dalle larve di svilupparsi.

Allo scopo di prevenire la circolazione virale anche nell’uomo, negli anni è stato messo a punto un sistema di sorveglianza integrata su tutto il territorio nazionale, descritto nel Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025, che consente di attivare un dispositivo di allerta rapida ed effettuare lo screening di tutti i donatori di sangue e organi per WNV, al fine di evitare la trasmissione del virus con trasfusioni e trapianti.

In aggiunta, la Regione del Veneto ha istituito piani regionali che definiscono le attività sanitarie di Aziende ULSS, Comuni e Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), nei rispettivi settori medico e veterinario, comprese quelle di controllo ordinario e straordinario delle zanzare. La Regione Veneto ha già emesso una circolare diretta a tutte le Aziende Sanitarie con l’indicazione di rafforzare le attività di sorveglianza entomologica e di controllo delle attività di disinfestazione per fronteggiare l’elevata circolazione virale osservata.

Ricordiamo che la malattia può essere tramessa all’uomo tramite la puntura delle zanzare. Pertanto è importante ricordare alla popolazione di proteggersi dalle punture di questi insetti e di evitare di lasciare raccolte d’acqua accessibili alle zanzare.

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