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Prof precari, primo risarcimento dopo la sentenza Ue. Torino, docente indennizzata con 15 stipendi. Attesa un’ondata di rimborsi in tutta Italia

Il giudice ha disposto l’assunzione, anche se ammessa della Corte Ue, perché la legge italiana oggi prevede l’ingresso nel corpo docenti solo tramite concorso pubblico. Per la prima sentenza sono serviti appena dieci giorni. Il verdetto era scontato: il precariato nella scuola, se diventa la norma anziché servire a tamponare falle provvisorie negli organici, è illegittimo. E gli insegnanti hanno diritto a essere risarciti. 

Lo scorso 26 novembre la Corte di giustizia europea ha stabilito che i contratti a tempo determinato per i docenti italiani non sono ammissibili oltre un certo limite e che i precari con più di 36 mesi di insegnamento devono essere assunti oppure indennizzati. Venerdì il tribunale del lavoro di Torino, primo in Italia, ha recepito e attuato quella pronuncia accogliendo il ricorso di una insegnante delle scuole medie superiori che, dopo aver lavorato per sette anni, sempre con contratti a tempo determinato, ha deciso di fare causa allo Stato. Il giudice Daniela Paliaga ha disposto il risarcimento del danno: quindici volte il suo attuale stipendio (circa 1.500 euro, in totale quindi 22 mila euro). E, sulla scia di una sentenza pilota emessa dallo stesso giudice nel 2009, ha ordinato di riconoscerle anche gli scatti di anzianità che avrebbe maturato se fosse diventata insegnante di ruolo anziché ripartire da zero ogni anno. Non ha invece disposto l’assunzione, possibilità che la Corte europea aveva ammesso, perché la legge italiana indica nel concorso la via maestra per diventare insegnanti di ruolo.

Anche la Corte costituzionale dovrà presto esprimersi, giudicando l’articolo 4 della legge 124 del 1999 che prevedeva di coprire i posti vacanti con supplenze annuali «in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale docente di ruolo». Nata come norma transitoria, resiste invece da quindici anni. E dopo la decisione della Corte europea – che fa giurisprudenza – è realistico immaginare che i giudici costituzionali chiederanno di superarla disciplinando una volta per tutte il reclutamento degli insegnanti. «Un percorso di stabilizzazione dei precari non è più rinviabile, altrimenti lo Stato presta il fianco a una marea di ricorsi», spiega l’avvocato Luca Angeleri che, con Chiara Carità, ha seguito la causa dell’insegnante torinese. «Lo spirito della legge del 1999 era chiaro: garantire il diritto allo studio tamponando le emergenze con personale a tempo determinato. Invece la si è utilizzata per coprire le carenze strutturali di un sistema deficitario».

In Italia ci sono tra 250 e 300 mila precari della scuola che hanno lavorato con contratti a termine per più di tre anni: assunti a settembre e lasciati a casa a giugno per poi tornare in classe con l’inizio dell’anno successivo. L’Europa ha stabilito che questa prassi non funziona. È probabile un’ondata di ricorsi. La realtà è che l’ondata era già in atto, ma i tribunali italiani attendevano che la Corte di giustizia si pronunciasse. Ora che ha deciso, le cause rimaste in sospeso usciranno dai cassetti come è avvenuto venerdì a Torino. E, con ogni probabilità, lo Stato dovrà risarcire tutti coloro che lo chiederanno.

La Stampa – 7 dicembre 2014 

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