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Professioni sanitarie. Il super Ordine divide e resta sempre al palo. La riforma Lorenzin approvata con forte maggioranza al Senato ora si è incagliata a causa di veti incrociati

La quiete dopo la tempesta. L’arrivo in Parlamento del disegno di legge Lorenzin per la riforma delle professioni sanitarie aveva provocato forti polemiche e levate di scudi da più parti. Obiettivo primario della legge: riconoscere un Ordine professionale per diverse categorie non ancora regolamentate. Un provvedimento che riguarda fisioterapisti, osteopati, infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia, chiropratici, podologi, logopedisti che vedranno disciplinato il corso di studi e il percorso formativo e potranno confluire in un Ordine professionale.

Il riconoscimento era atteso da più di dieci anni, eppure non è rimasto al riparo da polemiche. Dopo l’estate, però, il provvedimento che riguarda le professioni sanitarie, dopo essere stato licenziato dal Senato nel maggio del 2016, è approdato alla Camera dov’è fermo in attesa di essere approvato. «Il testo è stato votato da un’ampia maggioranza in Senato — ricorda la presidente dalla commissione Igiene e sanità al Senato, Emilia De Biasi —, ma adesso si è un po’ arenato alla Camera. Eppure si tratta di un provvedimento che porta chiarezza all’interno delle categorie professionali: il percorso di studi, la formazione, il codice deontologico. Inoltre si tratta di tutelare gli utenti dagli abusivi e dai ciarlatani».

La ricerca

In questo scenario il Registro osteopati d’Italia (Associazione di categoria) ha scelto di realizzare un’indagine demoscopica sulla professione, proprio per raccogliere dati oggettivi che potessero testimoniare quanto sia realmente diffusa l’osteopatia in Italia e stimolare così una decisione che per il Roi è urgente e necessaria, «a tutela dei professionisti e, ancora di più, dei cittadini». Un’iniziativa che accende il riflettore su una pratica più diffusa di quanto si immagini e su una categoria che ha bisogno di contarsi per comunicarsi meglio.

E così viene fuori che un italiano su tre conosce l’osteopatia e uno su cinque, vale a dire 10 milioni di italiani, si è rivolto a un osteopata. Il 70% di chi va dall’osteopata lo fa per curare dolori muscolo-scheletrici e il 90% si dichiara molto o abbastanza soddisfatto. «Gli italiani e l’osteopatia» è la prima indagine demoscopica che fotografa la diffusione e la conoscenza dell’osteopatia in Italia, realizzata per il Roi dall’Istituto di ricerca Eumetra Monterosa, su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. «I dati di questa prima indagine devono essere uno stimolo fortissimo per portare a termine il percorso, del disegno di legge Lorenzin — afferma Paola Sciomachen, presidente del Roi — che prevede il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria. I dati dimostrano che l’osteopatia è scelta e apprezzata da milioni di cittadini come sistema di cura ed è quindi già una professione radicata che deve essere riconosciuta».

Le convivenze

L’indagine «Gli italiani e l’osteopatia» ha anche evidenziato che più di un terzo dei nostri concittadini che si rivolgono a un osteopata lo fa su consiglio dei medici stessi a conferma che non esiste scontro o sovrapposizione tra le due categorie. «Il Roi — continua Sciomachen — ha sempre sottolineato l’importanza di un’integrazione tra l’osteopatia e le altre professioni sanitarie, come già avviene quotidianamente nella pratica clinica. L’osteopatia è una professione autonoma con un suo specifico approccio clinico al paziente e un proprio campo di intervento che riguarda la disfunzione somatica, di competenza esclusivamente osteopatica».

Alla domanda sui fattori che potrebbero favorire il diffondersi dell’osteopatia, quasi un italiano su due ha indicato il riconoscimento ufficiale della professione, insieme alla copertura dei trattamenti da parte del Servizio sanitario nazionale (43%), alle detrazioni fiscali (21%) e alla copertura assicurativa delle cure (21%), condizioni che si potrebbero realizzare solo a seguito del riconoscimento attualmente bloccato alla Camera.

Corriere Economia – 6 febbraio 2017 

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