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Progetto ministro Balduzzi promosso a metà dagli operatori

Immaginate questa situazione: sono le due di sabato pomeriggio, non vi sentite bene, un malore non così grave da spedirvi dritti in rianimazione, ma neanche così leggero da farvi stare tranquilli.

Scendete di casa e nel giro di pochi minuti venite visitati da uno dei 15 medici del vostro ambulatorio di famiglia. Aperto tutti i giorni, 24 ore su 24 e posizionato nel vostro quartiere. Magari ci scappa pure un elettrocardiogram-ma in loco. Poi immaginate di dover ricorrere comunque all’ospedale, ma di avere la certezza che il direttore generale – e quindi a scendere tutti i primari – sia stato nominato dalla Regio- ne e non dal solo Governatore.

SEMBRA fantascienza in un Paese in cui molti medici di famiglia lavorano a orari e a giorni alterni, se ci si ammala di sabato bisogna fare i conti (telefonici) con le guardie mediche e tutti conoscono le condizioni dei pronto soccorso e delle spintarelle addirittura per i ricoveri. Per cui se al ministro Balduzzi riuscirà davvero di far approvare i 27 articoli del decreto di riforma della sanità (che approda venerdì in Consiglio dei ministri), si potrà parlare tranquillamente di rivoluzione. Un sondaggio di SkyTg24 ha decretato che 1’86 per cento degli italiani sarebbe favorevole agli ambulatori aperti 24 ore al giorno con 15 medici all’interno e la cartella clinica informatica (consultabile da chi c’è in turno e non soltanto dal proprio medico di riferimento). Il problema, come ha sottolineato ieri il presidente della commissione d’inchiesta Errori e disavanzi sanitari, Antonio Palagiano, è la fattibilità: “Sono molto perplesso – ha spiegato l’esponente Idv – perché, in un momento in cui si cerca di fare cassa, si propone la medicina territoriale. Ma i soldi dove si prendono? Le Regioni si sono dette scettiche perché sono loro che dovranno mettere in campo le strutture”. Eppure i medici sarebbero ben contenti di fare parte della rivo- luzione: “I cittadini potranno veder garantita la continuità dell’assistenza – commenta Giaco- mo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) -. La formazione di squadre favo- rirà il passaggio dalla medicina di attesa (il medico aspetta che il malato si lamenti) a quella di iniziativa, che rappresenta un più complesso sistema di prevenzione: il medico farà il punto sulle esigenze delle persone e si farà promotore di esami, consigli e cure”. A Roma un tentativo del genere è stato già fatto. La cooperativa sociale Roma Medicina onlus, composta da una sessantina di medici, ha creato una rete (messa inizialmente a disposizione dei pellegrini per il Giubileo del 2000) per offrire servizi di assistenza socio-sanitaria integrati e di educazione sanitaria. “Facciamo un esempio pratico – spiega il presidente, Antonio Calicchia -: a Montesacro abitano circa 250 mila persone. Non hanno pronto soccorso e, in caso di necessità, devono arrivare all’ospedale Pertini o al Sant’Andrea. Se avessero a disposizione 4 o 5 ambulatori, eviterebbero di congestionare quegli ospedali. La guardia medica attuale, con due soli medici presenti la notte, non può dare risposte adeguate”. Calicchia però sottolinea come, nel caso in cui la rivoluzione vada davvero in porto, bisognerebbe creare un ruolo unico, che accorpi la medicina generale, quella d’emergenza, la continuità assistenziale e la pediatria di libera scelta. E però i medici conoscono bene le difficoltà: “Potrebbe comportare un iniziale aggravio di spesa – conclude Calicchia – che in tempi di spending review e di riduzione dei posti letto non sembra sostenibile. I vantaggi economici arriverebbero in un secondo momento”.

C’È UN’ALTRA misura del decreto che sembra, in Italia, fantascienza: le nomine dei direttori generali delle Asl, che do vranno essere fatte dalle Regioni e non più dai governatori, “garantendo adeguate misure di pubblicità dei bandi, delle nomine e dei curricula, di trasparenza nella valutazione degli aspiranti”. L’età anagrafica non dovrà essere superiore ai 65 anni. Basta leggere le cronache sanitarie degli ultimi anni per capire quanto questo provvedimento incontrerà l’ostilità della classe politica regionale. E già il ministro Balduzzi, che domani incontrerà gli assessori, non ha escluso limature e aggiustamenti. Infine c’è la questione “intramoenia”, la libera professione dei medici ospedalieri: secondo l’articolo 2 del decreto, sarà possibile solo in studi con collegamenti telematici e controllo da parte dell’azienda di prestazioni e tariffe. “Dicono che così emergeranno le zone d’ombra – afferma Sandro Petro-lati, cardiologo della segreteria nazionale dell’Anaao Assomed -, ma in questi anni avrebbero avuto gli strumenti per stanare gli evasori senza penalizzare gli onesti. E poi la Rete italiana fa acqua da tutte le parti, informatizzare il sistema sarà molto difficile. In realtà, l’unica cosa certa è che ci toglieranno un altro 5 per cento dalla parcella per ‘abbattere le liste d’attesa’: credo si tratti solo di una tassa mascherata”.

Il Fatto quotidiano – 28 agosto 2012

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