Breaking news

Sei in:

Proposte per un nuovo Servizio sanitario nazionale. Dall’aziendalizzazione alla libera professione, perchè le lamentele non bastano

Gentile Direttore,
è avvilente assistere all’assenza di discussione sulla sanità da parte delle forze politiche del futuro centro sinistra o nuovo Ulivo 2 che dir si voglia. Il massimo che ho potuto vedere fino adesso è il lamento sui tagli dei finanziamenti degli ultimi 20 anni, il blocco del turnover che ha ridotto gli organici di parecchie decine di migliaia di unità di tutte le professioni, il depauperamento del territorio, la chiusura di posti letto e di ospedali pubblici sulla base di criteri dettati da “tecnici” e così via di questo passo. Nessuno che propone le modifiche necessarie a salvare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale come descritto dalla legge istitutiva del 1978: la n. 833.

Ma davvero si pensa che con maggiori finanziamenti, la copertura di tutti gli organici (quali non è dato sapere), e un po’ di case e ospedali di comunità si risolveranno i problemi della sanità pubblica del nostro paese?

Io ho provato ad elencare alcuni nodi che vanno affrontati se si vuole davvero rilanciare la sanità pubblica ma sembra di parlare a dei sordi oppure, come credo, non si vogliono toccare i forti interessi costruiti attorno alla Sanità italiana che si traducono in consensi elettorali e che nessuno ha il coraggio di modificare.

Visto che non ho molto da fare i questi giorni provo a ripetere ciò che si dovrebbe fare attraverso la costruzione di una proposta rivolta a tutti quelli che hanno a cuore la difesa della sanità pubblica nel nostro Paese che affronti e dia soluzioni ai seguenti nodi strutturali qui elencati per titoli:

Revisione del Titolo V i cui limiti sono stati evidenziati nella gestione della pandemia e non solo e che occorre rivedere profondamente soprattutto per le possibili future epidemie riequilibrando il rapporto Stato Regioni rafforzando i poteri dello Stato su alcune materie per conservare la natura nazionale del servizio. In questo quadro NO a qualsiasi ipotesi di autonomia differenziata delle Regioni.

Il rapporto con l’Università che deve consegnare alla sanità la titolarità nella programmazione del numero delle lauree in medicina, delle specializzazioni e delle lauree delle professioni sanitarie, nonché la revisione dei protocolli Regioni-Università troppo spesso sbilanciate a favore delle logiche accademiche con grave danno per la qualità dei servizi sanitari.

La costruzione di un nuovo rapporto Ospedale-Territorio attraverso la costruzione di Case e Ospedali di Comunità che, come previsto dal DM 71, possano alleggerire la pressione sugli ospedali e i PP.SS. dando risposte di salute ai cittadini bisognosi di cure, funzionanti con personale pubblico dipendente e la presenza di medici di medicina generale debitamente formati dall’Università superando l’attuale anomalia che affida alla FIMMG la loro formazione e prevedendo la dipendenza (per i nuovi?) superando l’attuale convenzione.

Il rapporto pubblico-privato che deve vedere l’intervento privato integrativo a quello pubblico e sottoposto alla programmazione sanitaria eliminando ogni forma di competizione dettata dalla scusa accattivante di lasciare libero il cittadino di andare dove vuole (modello Lombardia e non solo);

Le modalità con cui si è applicata l’aziendalizzazione in un settore che deve prescindere dalle logiche di mercato e nel quale le logiche aziendali fanno a pugni con la tutela della salute e il benessere della popolazione;

Eliminare il tetto di spesa sul personale in vigore dal 2004 che è stato la principale causa di apertura al privato cd sociale senza alcun risparmio anzi spendendo di più come è facile dimostrare, la cui spesa viene ascritta nel capitolo beni e servizi e quindi priva di tetti (un falso in bilancio legalizzato).

Tralascio il tema del finanziamento del fondo del SSN che andrà approfondito in altra sede anche se intanto vorrei sentire proposte su come sostituire l’IRAP che tutti vogliono abrogare ma che ancora oggi costituisce una fonte primaria del finanziamento della sanità.

Ci sono infine altre due questioni che se non affrontate costituiscono il virus potentissimo che uccide la sanità pubblica da molti anni (i dati sono illuminanti): la sanità integrativa e la libera professione – intra-moenia):

La sanità integrativa sempre sostitutiva è la più grossa contraddizione presente in un sistema che vuole essere universalistico e gratuito come previsto dalla legge istitutiva del SSN. Lo sviluppo della stessa negli anni è sempre più stato legato alle inefficienze denunciate dalle numerose campagne sulla cd mala sanità. Si ricorre, infatti, alla sanità integrativa/sostitutiva per essere certi di avere la prestazione sanitaria in tempi rapidi e quasi sempre ricorrendo ai privati con cui si sottoscrivono le convenzioni. La diffusione poi per via contrattuale di questa modalità dentro i singoli contratti nazionali di categoria e per ciò con le necessarie differenze, sta ponendo in essere una tutela della salute che rende sempre più diseguali le persone proprio come accadeva prima della riforma del 78 con le mutue. So bene quante obiezioni si possono fare a quanto sopradetto ma io resto convinto che in un Paese con una sanità pubblica efficiente, universale e gratuita non ci può essere spazio per dirottare risorse verso forme di assicurazione spacciate per integrative ma che nella realtà costituiscono percorsi di cura differenziati tra i cittadini.

La libera professione intramoenia come è organizzata oggi rappresenta un altro tema su cui intervenire per una radicale modifica. Intanto credo sia necessario ribadire che l’estensione a quasi tutte le prestazioni sanitarie di questa modalità, anche a quelle dove non esiste alcuna possibilità di scegliere il professionista come ad esempio nel caso della diagnostica strumentale, non ha alcun senso e rappresenta la vera causa dell’allungamento delle liste di attesa nella sanità pubblica.

L’estensione a tutte le professioni sanitarie di questo istituto è stata solo figlia delle richieste delle corporazioni (ordini, collegi, associazioni e oo.ss. compiacenti) che da reali bisogni di efficientamento dei servizi sanitari pubblici. Anche su questo punto so bene quante siano le resistenze corporative a partire dalla maggioranza dei sindacati medici, ma una sanità pubblica, universale e gratuita non ha bisogno di questi istituti così come sono. Spetta al parlamento intervenire per correggere le storture presenti e non lasciare la soluzione al rapporto negoziale.

In conclusione io so bene che discutere di questi temi sarà difficile anche perché gran parte delle distorsioni introdotte negli anni hanno visto il protagonismo di soggetti riconducibili alla sinistra ma sono convinto che sono milioni i cittadini disponibili a sostenere queste modifiche se è vero che la pandemia ci ha consegnato un popolo molto più convinto sulla importanza di difendere la sanità pubblica italiana. Del resto se si andrà alle elezioni nel 2023 con uno schieramento di centro sinistra per battere le destre, non sarà possibile evitare di parlare di sanità ai cittadini.

Gianni Nigro
Già responsabile nazionale della FP CGIL Sanità e della segreteria generale della FP CGIL di Roma e Lazio

 

Quotidiano sanità

 

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top