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Pubblico e privato insieme per gestire i dati dei cittadini

Certo, non è un buon segnale che la relativamente giovane agenda digitale italiana sia stata, di fatto, «commissariata». Sarà infatti questo l’incarico ufficiale di Francesco Caio come si legge nella bozza del decreto: «Commissario del governo» posto a capo di una struttura per l’attuazione dell’Agenda.

D’altra parte i segnali di lentezza stavano per diventare evidenti, soprattutto su misure che in Italia sono state avviate molto in ritardo rispetto agli altri Paesi guida europei. Il premier Enrico Letta ha capito che la precedente filosofia della condivisione istituzionale tra diversi ministeri e figure non ha sortito gli effetti voluti, in particolare per l’Agenzia digitale affidata ad Agostino Ragosa, sulla quale si era fatto molto affidamento fino ad ora. Da questo punto di vista Caio, come fece Enrico Bondi con il precedente governo sulla spending review, avrà almeno un canale privilegiato per tentare di accelerare le misure da implementare subito. Sicuramente tra queste, visto che il decreto vi dedica un articolo specifico, ci sarà la razionalizzazione dei centri di elaborazione dati. In particolare il decreto introduce la possibilità di esternalizzare la gestione dei dati usando centri di imprese pubbliche (probabilmente Poste ) e private (presumibilmente Telecom).

17 giugno 2013 – Corriere della Sera

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