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Pubblico impiego, addio all’obbligo di ridurre il rapporto fra spesa di personale e il totale della spesa corrente. Ecco cosa cambia per la sanità

Novità importanti per il pubblico impiego arrivano dal decreto enti locali approvato lunedì, che cancella l’obbligo per i Comuni di ridurre progressivamente l’incidenza della spesa di personale sul totale delle spese correnti. Cosa cambia per la sanità.

Ricco il capitolo dedicato alla sanità, che per accelerare i pagamenti anticipa il calendario per per l’assegnazione delle risorse: dal 2017 l’intesa sulla determinazione provvisoria dei costi standard dovrà arrivare entro il 15 febbraio, altrimenti sarà fissata per decreto entro il 15 marzo, garantendo la cassa in anticipo rispetto ai meccanismi attuali. Per il 2016, il decreto autorizza a distribuire le compartecipazioni Iva degli ultimi due anni che non sono soggette a verifica. Sul ripiano della spesa farmaceutica invece il provvedimento prospetta uno sconto per i rimborsi a carico delle aziende farmaceutiche sulla spesa extra-budget del 2013-2015: entro 15 giorni l’Aifa pubblicherà le somme dovute, e nelle due settimane successive le aziende dovranno pagare il 90% della quota a proprio carico sul 2013-14 e l’80% di quella 2015.

Che cosa cambia

Il vincolo, scritto in una Finanziaria di dieci anni fa (comma 557 – lettera a – della legge 296/2006), era stato richiamato in servizio lo scorso anno dalla Corte dei conti con la delibera 27/2015 della sezione Autonomie, creando parecchi problemi agli enti locali. La base di calcolo è fissata al 2011-2013, ma rispetto ad allora la spesa corrente è stata ridotta dagli effetti cumulati delle manovre, rendendo quindi più complicato l’obiettivo di alleggerire ulteriormente la quota dedicata agli stipendi; un parametro di questo genere premia inevitabilmente gli enti in cui il denominatore è più alto, quindi quelli che hanno una spesa corrente maggiore.

Piano straordinario

Il taglio di questa regola non significa ovviamente l’addio agli altri vincoli sul personale, che restano in vigore e quindi dovrebbero garantire comunque una riduzione della spesa in valore assoluto. I limiti di spesa e di organico tornano anche nel piano triennale straordinario di assunzioni degli educatori negli asili nido comunali, introdotto sempre dal decreto enti locali aggiungendo un tassello alla legge sulla «buona scuola».:?la spesa per queste assunzioni entra comunque nei calcoli del pareggio di bilancio, e non può aumentare le uscite per questi servizi rispetto all’anno scolastico 2015/2016.

Fondi per i Comuni in dissesto

Per le aree terremotate, il testo approvato conferma lo slittamento al 31 ottobre della rata in scadenza al 30 giugno per la restituzione dei mutui da parte delle imprese terremotate nel 2012 che li hanno utilizzati per il pagamento di tasse e contributi: la riscrittura del calendario cancella poi la rata di dicembre, e riavvia il pagamento semestrale dal 2017. Una serie di misure ad hoc arriva invece per gli enti in crisi finanziaria, con due fondi gemelli da 150 milioni ciascuno per il pagamento dei debiti:?il primo è per chi ha dichiarato il dissesto fra il 1° settembre 2011 e il 31 maggio 2016, mentre l’altro è per chi lo dichiarerà entro il 2019.

Il Sole 24 Ore – 22 giugno 2016 

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