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Per il pubblico impiego ancora un anno di contratti bloccati. E niente indennità di vacanza. Minor spesa tra 2,1 e 2,5 mld

blocco contrattiLa legge di Stabilità 2015 confermerà per un altro anno il blocco economico dei contratti pubblici. In attesa del testo definitivo del disegno di legge, accompagnato dai numeri delle relazioni illustrativa e tecnica, vale per il momento una stima di minor spesa per l’anno venturo che oscilla tra i 2,1 e i 2,5 miliardi di euro. La nuova stretta non mancherà di lasciare il segno nel percorso di attuazione della riforma della Pa (il ddl delega è all’esame del Senato) visto che il pubblico impiego arriva a questo nuovo appuntamento riformatore dopo quattro anni di blocco dei contratti che hanno prodotto minor spesa per 11,5 miliardi in termini cumulati cui si aggiungono i sei miliardi di risparmi dovuti al parziale blocco del turn over (che ha ridotto di circa 300mila unità il numero di dipendenti). Il blocco riguarda anche l’indennità di vacanza contrattuale, che non verrà più recuperata, e gli automatismi stipendiali del personale non contrattualizzato.

Mentre per Polizia e Forze armate arriva il promesso sblocco economico degli scatti di carriera a partire dal gennaio prossimo, un’apertura che s’estende anche alle magistrature e l’Avvocatura dello Stato.

Il pacchetto pubblico impiego della Stabilità si completa con norme di revisione degli accordi nazionali quadro sul funzionamento delle forze di Polizia che hanno fatto seguito agli anni di blocco dei contratti. C’è, tra l’altro, il rinvio di un anno delle nuove assunzioni (con un risparmio di 19,7 milioni) e un taglio di 119 milioni sulle spese previste per il riordino delle carriere. E c’è il dimezzamento delle rappresentanze militari (si passa da un rappresentante ogni 250 elettori a uno ogni 500) e il tetto alla spesa per il funzionamento degli organismi di rappresentanza nelle Forze armate e nella Guardia di Finanza, dove i trattamenti economico non potranno essere superiori al 50% di quanto speso nel 2013.

Altre misure di contorno riguardano l’estensione del limite massimo retributivo (240mila euro lordi l’anno) anche ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei ministeri e l’esclusione dal divieto di cumulo di trattamenti accessori del personale del ministero della salute, l’Aifa e l’Istituto superiore di Sanità.

In una nota congiunta i segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, ieri hanno bocciato la manovra del Governo: «La televendita del presidente del Consiglio – sottolineano – è l’ultima prova dell’incapacità di cambiare. Dal più giovane dei governi, la più vecchia delle politiche: chi non sa riorganizzare il welfare taglia i servizi pubblici. Questi ulteriori 15 miliardi di tagli lineari scellerati, di cui aspettiamo quantomeno i dettagli, mettono in ginocchio i servizi pubblici, unico argine a una crisi che sta impoverendo il Paese. E il risultato sarà un’altra ondata di tasse locali». La manifestazione dei lavoratori pubblici in calendario l’8 novembre «sarà il primo passo di una grande mobilitazione per cambiare davvero il sistema di welfare».

Il blocco dei contratti pubblici era già scontata nei tendenziali di spesa contenuti nella Nota di aggiornamento del Def. I redditi da lavoro dipendenti sono cifrati in calo per tutto il periodo di previsione, ovvero fino al 2018, quando si assesteranno al 9,2% del Pil contro il 10% di quest’anno e il 9,9% dell’anno prossimo. In termini monetari questa voce di spesa resterebbe congelata attorno ai 163 miliardi di euro l’anno.

Sulla Pa una cura da 6,1 miliardi. La spending fa rotta su pubblico impiego, ministeri e acquisti di beni e servizi

Una stretta su pubblico impiego, ministeri e acquisti di beni e servizi della Pa per 6,1 miliardi. Che tiene conto anche dell’adozione di un taglio dei trasferimenti dallo Stato a tutti gli enti e organismi, anche in forma societaria, della Pa dotati di autonomia finanziaria, con l’esclusione di Regioni, enti locali e Asl, in misura del 3% sulla spesa per consumi intermedi sostenuta nel 2010. È questo il cuore della spending review da 15 miliardi per il 2015, comprensivi dei 2,7 miliardi di tagli strutturali già previsti dal decreto Irpef, che costituisce quasi la metà del “serbatoio” della legge di stabilità varata mercoledì dal Governo Renzi. Il pacchetto sul contenimento della spesa prevede una nuova sforbiciata a Consiglio di Stato, Tar, Corte dei conti, Cnel e Csm e mette nel mirino anche la Rai, che potrà cedere immobili e partecipate, i Patronati con un taglio di 150 milioni, il Pra e l’Agenzia nazionale per i giovani (soppressa). Arriva la riforma della giustizia militare con conseguente riduzione degli uffici giudiziari della Difesa. Confermato il taglio di 200 milioni agli sgravi contributivi per la contrattazione di secondo livello.

Viene poi previsto il pagamento di tutte le pensioni il 10 del mese con conseguente risparmio sulle commissioni bancarie. È introdotto un nuovo meccanismo, anche con finalità anti-truffa, per il pagamento “post mortem” dei trattamenti erogati da Inps e Inail. E sugli enti previdenziali scatta anche un nuovo mini-taglio di risorse. Sono annullati gli stanziamenti di 45 milioni nel 2015 del fondo ad hoc gestito dal ministero dello Sviluppo economico per gli incentivi per l’acquisto di auto “verdi”.

A completare la spending da 15 miliardi sono gli interventi per 4 miliardi a carico delle Regioni (con una possibile ricaduta sulla sanità) e per 2,2 miliardi sempre nel 2015 su Comuni e Province. Un intervento consistente quello sugli enti territoriali. Ma non è da meno il giro di vite sui ministeri, con tagli mirati ma significativi a Lavoro, Istruzione, Difesa, Agricoltura, Esteri e Infrastrutture. Così come quello sugli statali, in primis attraverso la proroga del blocco dei contratti per tutto il 2015 (dal quale sono esclusi magistrati, prefetti, militari e forze di polizia) e il rinvio del pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale.

Nella “stabilità” entra anche lo sfoltimento della giungla delle società partecipate da realizzare entro la fine del prossimo anno. Non vengono però quantificati risparmi, anche perché l’operazione potrà decollare solo attraverso un apposito piano che dovrà essere presentato dai Comuni entro il prossimo marzo. Previsto anche un piano di valorizzazione degli immobili pubblici con l’obiettivo di favorire gli investimenti.

Nel pacchetto tagli rientrano di fatto anche le riduzioni ai trasferimenti pubblici alle imprese che è accompagnata, con una ricaduta diretta sul versante delle entrate, dalla potatura di numerosi crediti d’imposta.

Tornando al pubblico impiego, spunta la stretta sui compensi dei Cda degli enti di ricerca e l’estensione del tetto di 311mila euro annui agli stipendi del personale dei gabinetti dei ministri. Si stringe anche la spazio negli uffici a disposizione dei dipendenti pubblici nell’ambito dell’opera di razionalizzazione degli immobili pubblici o a uso della Pa. Saltano poi diverse indennità per il personale della Difesa e scatta la riforma del trattamento economico del personale della Farnesina in servizio all’estero. Sul fronte del ministero dell’Agricoltura arriva la fusione di Inea (Istituto nazionale di economia agraria) e Cra (Centro per la ricerca in agricoltura) nella nuova Agenzia unica per la ricerca in agricoltura. Risparmi anche da Anas e Fs. In quest’ultimo caso le risorse derivanti da cessioni e iniziative legate al riassetto industriale andranno a incrementare «gli investimenti sulla rete ferroviaria nazionale di Rfi».

Il Sole 24 Ore – 17 ottobre 2014 

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