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Dopo la crisi qualche segnale di ripresa per l’agricoltura veneta. Prezzi in risalita per la carne suina e bovina e un buon andamento per il latte

Per l’agricoltura veneta l’anno nuovo si apre con segnali di ripresa per quanto riguarda il latte, la carne suina, bovina e cunicola, che sembrano riprendere quota dopo anni di crisi. Una boccata di ossigeno per le aziende venete dopo un’annata difficile, segnata da livelli di produzioni insoddisfacenti di molti prodotti agricoli, alti costi dei mezzi di produzione, calo degli investimenti e problemi di varia natura, a cominciare dall’andamento climatico sfavorevole, che hanno compromesso la redditività delle coltivazioni.

“Il 2017 è stato, dal punto di vista climatico, veramente unico”, sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto. “Le piante hanno sofferto le gelate primaverili prima e la siccità estiva poi, con l’aggiunta del flagello della cimice asiatica, che ha incrementato la propria presenza nelle campagne causando danni ovunque. Per quanto riguarda l’ortofrutta, le mele e le pere hanno prodotto frutti di media pezzatura, con quantità e prezzi non elevati. Male le albicocche, le pesche e le nettarine e anche le ciliegie. Negli avicoli l’influenza aviaria ha causato enormi danni diretti ed indiretti, ma il prezzo delle uova, a causa delle produzione ridotta, è tornato a livelli soddisfacenti. Non bene il settore cerealicolo, con frumento, mais e soia che hanno risentito delle gelate e della siccità e i prezzi al di sotto dei costi di produzione. Un settore che non riesce a uscire dalla crisi in cui è sommerso da anni”.

Meglio le produzioni zootecniche, che si sono risollevate rispetto agli anni precedenti: “Latte e formaggi hanno segnato una ripresa che ha dato un po’ di ossigeno agli allevamenti, con il prezzo del latte risalito a quota 40 centesimi anche grazie al boom delle quotazioni del burro in Europa. Grande ripresa per il settore suino, con l’export in aumento anche grazie alla riapertura del mercato cinese, e bene anche la carne bovina, che pure dovrebbe beneficiare della rimozione del blocco delle importazioni da parte della Cina che durava da 16 anni a causa della Bse (encefalopatia spongiforme bovina)”.

Note positive anche dal settore vitivinicolo. Nonostante le avversità meteo, che hanno causato un calo medio della produzione dal 20 al 30 per cento a seconda delle zone, la qualità delle uve è stata buona e i prezzi sono lievitati.

Ma ecco in dettaglio l’andamento dei settori agricoli:

CARNE SUINA: Il settore suinicolo sta vivendo, finalmente, un buon momento, dopo dieci anni di crisi. In risalita le quotazioni, con i suini in pronta vendita che oggi vengono battuti a 1,69 euro al chilo contro 1,19 del 2016. Le esportazioni sono aumentate 20 per cento e il fatturato del 9 per cento.

CARNE BOVINA: Segnali di ripresa, che fanno ben sperare: i prezzi del Cherolaise e del Limousine, le due razze principali che l’Italia importa dalla Francia, sono saliti rispettivamente a 2,75 euro e 2,86 euro al chilo.

CARNE CUNICOLA: Negli ultimi due mesi e mezzo del 2017 si è registrato un miglioramento di prezzo che ha consentito di recuperare le perdite dell’anno. La carne di coniglio è quotata 1,85 euro al chilogrammo, anche grazie alla scelta degli allevatori di puntare a una minor produzione per ridare un po’ di sprint al settore.

LATTE: Dopo due anni di sofferenza, il 2017 ha visto una risalita dei prezzi del latte spot, oggi arrivati a quota 40 centesimi, grazie alla riapertura del mercato del latte in polvere e trasformato in Cina e al tonfo dell’olio di palma che ha fatto raddoppiare i prezzi del burro e della panna.

AGRITURISMO: Buona annata per gli agriturismi veneti. Le aziende stanno tornando ad essere una meta turistica gettonata anche in bassa stagione e a Natale con presenze in crescita, grazie a progetti che stanno valorizzando sempre di più il territorio e le eccellenze enogastronomiche, come gli itinerari di Agricycle per il cicloturismo e Gusta Veneto per i prodotti agricoli.

ORTOFRUTTA: Calo di produzione nell’ortofrutta a causa delle gelate primaverili prima e della siccità poi, con la mazzata finale inferta dalla cimice asiatica, che non ha risparmiato nessuna coltura del Veneto, dalle ciliegie ai kiwi. Il calo delle rese e della pezzatura ha fatto scendere i prezzi, che sono stati insoddisfacenti. Per le ciliegie quotazioni da 80 centesimi a 2 euro, per le albicocche da 20 a 30 centesimi al chilo. Un po’ meglio le pere, con prezzi da 45 a 50 centesimi al chilo e le mele, quotate sopra i 60 centesimi.

VITIVINICOLO: Nonostante le avversità meteo, che hanno causato una diminuzione media della produzione del 20 per cento, la qualità delle uve è stata buona. Il calo della produzione è stato, però, compensato dall’aumento dei prezzi. Nella Marca tutte in crescita le quotazioni delle uve Glera, dal +16% netto del Cartizze Docg, al +18,3% del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene Docg, per finire al +24,4% del Prosecco Doc. Per la provincia di Padova forti rialzi per Cabernet (+71,4%), Pinot bianco e Chardonnay doc (+52,6%) e bene anche il Colli Euganei Fior d’Arancio docg che ha registrato una crescita del prezzo del 26,1%. Nel Veronese consistente la crescita per i bianchi: Custoza +21,0%, Durello +38,9% e Soave +42,9%. Prezzi in aumento anche per Bardolino (+23,5%) e Valdadige rosso (+11,1%). Nel Vicentino salgono le quotazioni della Garganega (+30%) e lieve aumento per la nuova doc Pinot Grigio delle Venezie.

fonte Confagricoltura Veneto – 3 gennaio 2018

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