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Dietrofront sulle visite fiscali. Madia e Poletti divisi sugli orari: 7 ore di reperibilità per i dipendenti pubblici, 4 per quelli privati

Paolo Baroni. Dietro front sulle visite fiscali. I controlli unificati passati sotto la responsabilità dell’Inps anche per i lavoratori pubblici non porteranno infatti all’unificazione delle fasce orarie di reperibilità dei lavoratori come prevedeva inizialmente la riforma. Ad ufficializzarlo è un decreto firmato dalla ministra Madia concertato col responsabile del Lavoro Poletti e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Le nuove norme, in vigore dal giorno 13 lasciano pertanto invariati i due regimi: 7 ore di reperibilità (9-13 e 15-18) per i dipendenti pubblici e 4 per quelli privati (10-12 e 17-19).

Perché l’armonizzazione delle face orarie, peraltro sollecitata dal Consiglio di Stato, non è andata in porto? Sostanzialmente perché i due ministeri competenti non hanno trovato un’intesa. Le strade percorribili erano infatti due: o allargare le fasce orarie di reperibilità dei privati, come aveva proposto anche il presidente dell’Inps Tito Boeri che pensava di portare tutti a 7 ore, oppure accorciare la reperibilità per gli statali. Ma la prima soluzione non è stata accolta dal ministero del Lavoro, perché nel privato il fenomeno delle assenze non raggiunge i livelli patologici del settore pubblico e l’allargamento delle finestre orarie avrebbe significato solo un inutile aumento dei costi. La seconda ipotesi non ha invece trovato d’accordo la Funzione pubblica perché «avrebbe comportato una minore incisività di controlli». Tant’è che lo stesso Dpcm, tra le novità, prevede «una cadenza sistematica e ripetitiva dei controlli» anche «in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale» allo scopo di stanare gli assenteisti seriali del lunedì, ed introduce un giro di vite sulle esenzioni fissando anche per i dipendenti pubblici una soglia minima del 67% dell’invalidità per poter saltare i controlli.

Molto critico Boeri. A suo parere, infatti, non uniformare gli orari potrebbe «far diminuire le visite fiscali nella Pa, dal momento che la mancata armonizzazione rende più difficile realizzare quelle economie di scala che sono alla base della scelta del polo unico. Se ci sono due dipendenti malati, uno pubblico e uno privato in una piccola località, per ridurre i costi unitari dei controlli si potrà essere costretti a rinunciare a visitare sia l’uno che l’altro» afferma il presidente dell’Inps. Che critica anche la procedura per il cambio dell’indirizzo di reperibilità comunicato all’amministrazione anziché all’Inps. Anche questo «rischia di creare inefficienze perché se la comunicazione non arriva in tempo potrebbe partire una visita inutile».

La Stampa – 3 gennaio 2017

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